Un altro viaggio


È sempre così, le cose da fare sono troppe.

Guardo il calendario e mi prende l’affanno. Il tempo stringe, le scadenze incombono, la sensazione di non potercela fare è lì, pronta a prendermi alle spalle.

Ma è tempo di partire, anche se i preparativi rappresentano, in fondo, altre cose da fare.

Tuttavia, il viaggio sospende ogni cosa. Congela l’ansia, rimanda l’impellente quotidiano.


Lo spostamento non è solo nello spazio, in un altro luogo, diverso e ricco di meraviglie, o almeno di promesse. Si sposta anche l’anima, abbandonando le preoccupazioni, le scadenze, i piccoli e grandi impegni. Per qualche giorno entro nel corpo del viaggiatore. Come tale, avrò il diritto e il dovere di andar leggero, non solo fisicamente.

Dunque si parte, una splendida ricreazione dalla routine.
Un pezzo di sogno fatto realtà.
Un altro viaggio.

Impressioni di viaggio: da Granada a Siviglia


Continuo di tanto in tanto a inserire il racconto del mio viaggio in Andalusia di questa primavera. Sul perché questi trovino spazio in un blog sui libri è presto detto. Il viaggio è secondo me un’esperienza indispensabile per chi scrive, ma importante anche per chi legge. La fantasia va nutrita e non c’è niente di meglio della realtà per farlo.

Questa volta vi parlo della giornata di spostamento da Granada a Siviglia. Piuttosto che guidare senza soste per arrivare al più presto nella capitale della regione abbiamo preferito fare una tappa in un luogo molto caratteristico che è valsa la pena visitare. La cittadina di Ronda.

Se avete mai visitato le città rupestri dell’italia centrale, quelle abbarbicate su colline tufacee, modellate dal vento e dalle intemperie, come Pitigliano, Civita, Orvieto e tante altre, avete un’idea minimalista di questa città andalusa. Ronda infatti è per molti versi somigliante a quelle, ma su una scala maggiore, di molto o di poco a seconda dei casi. I panorami nell’avvicinarsi alla città e nel visitarla sono qualcosa di unico. Anche la cittadina in se stessa vale la visita, ma vi avviso che si tratta di un posto molto turistico e quindi estremamente affollata e tipicizzata. Insomma molti ristorantini per turisti, negozi di souvenir e via dicendo.

Basta poco però per perdersi tra i vicoli e godersi qualche spunto. C’è una bella piazza, molte stradine, qualche ristorante non proprio al centro che rimane fruibile e abbastanza vero. C’è una casa salesiana che vale i due euro (mi pare) necessari per la visita, sia per il panorama che per la bellezza del giardino. Per gli amanti del genere c’è anche una plaza de toros, con annesso museo. Noi abbiamo evitato.

Tappa che quindi consiglio a tutti quelli che si trovassero in visita in Andalusia, insieme al consiglio di guidare con calma e godersi i panorami che la regione offre di continuo durante il tragitto.

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Impressioni di viaggio – Expo 2015


Dopo un mese in cui ne ho lette di tutti i colori ecco che finalmente posso parlare di Milano Expo 2015 avendolo visitato di persona. Le valutazioni che seguiranno sono del tutto personali e come tali vi prego di prenderle. Non è affatto detto che la vostra esperienza dell’evento sia la stessa, né che le sensazioni positive o meno che ho provato debbano per forza coincidere con quelle di altri visitatori.

Viva il treno
La prima cosa che voglio dire non riguarda Expo, ma il mezzo con cui ci sono arrivato. Per noi dell’hinterland romano ci sono poche cose più odiate del treno. Dovete capirci, fare i pendolari in questa zona vuol dire avere a disposizione linee mono binario, treni che spesso non sfigurerebbero in un museo e problemi a non finire. No, davvero, un pendolare dei castelli romani non può amare il treno.
Nonostante questo l’esperienza con l’alta velocità è stata molto positiva (Italo in questo caso, ma qualche settimana prima anche quella con Trenitalia era stata simile). Lo confesso, mi è tornata la voglia di viaggiare: Firenze e Bologna sono a un tiro di schioppo e Milano o Torino sono mete tranquillamente raggiungibili. Viva il treno insomma, almeno quando tutto funziona come deve, e a patto di non tentare di usare il wifi.

Viva AirBNB
Anche la seconda cosa non riguarda direttamente Expo. Quando ho pianificato questo breve viaggio ho scoperto che il costo maggiore sarebbe stato quello necessario per il pernottamento: gli alberghi di Milano sono cari sempre, ma in questo periodo l’evento ha fatto sì che siano anche piuttosto pieni. Trovare posto a prezzo ragionevole è quindi assai arduo. Abbiamo quindi sfruttato lo stesso servizio usato in Spagna, AirBNB. Anche in questo caso possiamo parlare di prezzi più alti del solito, ma comunque molto più abbordabili. Ci è stato possibile inoltre trovare una casa nei pressi della stazione metro San Leonardo, a dieci minuti da Expo. Quindi viva AirBNB, anche in Italia.

Un bellissimo contenitore
La prima impressione che voglio riportare su questa manifestazione riguarda la struttura organizzativa e logistica. Se non si fosse capito dal titolo l’impressione è estremamente positiva. Ho passato due giorni piacevoli e non ho visto niente che non andasse. Non una delle persone con cui ho avuto a che fare ha dato segno di fastidio o è stata meno che gentile. Pulizia impeccabile, e non deve essere una cosa banale con tutta la gente che gira. Bagni, fontane e altri servizi in numero sufficiente sia il venerdì che il sabato (con affluenza forse doppia del giorno precedente). Nel giorno feriale era anche facile trovare un posto seduti e le file, quando presenti, sopportabili e veloci. La location è ideale, raggiungibile sia con il treno che con la metro. I padiglioni, tutti diversi e spesso basati sul legno, belli da vedere e da visitare. Insomma il giocattolo Expo funziona bene e mi sono trovato a pensare: vedi anche noi italiani riusciamo a organizzare qualcosa come si deve.
Allo stesso modo mi sono trovato a riflettere su tutta la merda che è stata gettata su questo evento prima dell’apertura, e che viene tutt’ora sparsa. Un esercizio di masochismo che non comprendo. Di tutte le cose lette prima della visita posso dire che nessuna è vera. Non è vero che l’acqua sia un problema, ci sono fontane in quantità. Non è vero che i padiglioni non sono finiti, ce ne sono anche troppi, in due giorni non sono riuscito a visitarli tutti. Non è vero che non sia possibile mangiare con pochi soldi. Ovviamente se si vuole se ne possono spendere molti, ma questa cari miei è una scelta.
Due cose potevano essere fatte per migliorare l’esperienza per i visitatori: un deposito bagagli e dare la possibilità di uscire e rientrare dal sito con lo stesso biglietto nell’arco della giornata.

Con contenuti limitati
Parlando invece dei contenuti la musica cambia. Nella natura di queste manifestazioni risiede anche la loro debolezza. Ogni padiglione è infatti totalmente gestito dal Paese che rappresenta (e ci mancherebbe altro). Questo da una parte è una cosa bella, perché la varietà delle esperienze è estrema. Dall’altra porta a visitare anche padiglioni piuttosto scarni, senza molto da raccontare. Si va dai piccoli paesi dei cluster che magari hanno solo una specie di negozietto con qualche infografica appesa, fino ai grandi paesi con padiglioni che da soli meriterebbero una visita, magari a biglietto ridotto serale.
Nella maggior parte dei casi il tema dell’Expo è interpretato male: ci si limita a raccontare cosa produce il paese, come lo cucina e via dicendo. In altri casi si arriva a parlare poco e male del cibo. In altri il tema è più centrato. Qualche padiglione ospita piccoli spettacoli a tempi prefissati. Noi abbiamo gradito molto quello del Vietnam, della Thainlandia, quello della Romania. Altri padiglioni vi tratterranno all’interno lungamente, seguendo uno schema prefissato e non aggirabile, come il Giappone.
In generale io mi sono divertito, ho imparato qualche cosa e sono felice di essere andato.
Di certo però i contenuti non sono fortemente orientati al tema della manifestazione.

Mangiare, mangiare, mangiare
Andate ad Expo per mangiare? Ci riuscirete, ma preparatevi a spendere. Come ho detto prima è possibile nutrirsi all’interno della manifestazione senza spendere molto (per esempio il supermercato del futuro di Coop è del tutto funzionante e potete farci spesa). Ma se volete assaggiare cibi da tutto il mondo dovrete mettere mano al portafoglio. Ogni padiglione ha associato un ristorante o pub o piccolo bar. In ognuno potete assaggiare, pagando, qualcosa di tipico di quel paese. I prezzi variano moltissimo, si può spendere un euro (dolcetto Lituano) oppure sette (fish and chips) ma anche molto di più. Io mi sono divertito ad assaggiare qui e là e penso che valga la pena, se le finanze ve lo consentono.
Bene o male è un’occasione unica di sbocconcellare la cucina del mondo senza muoversi dall’Italia. Se invece non avete le risorse per indulgere in questi peccati di gola ricordate che è possibile portare all’interno panini o altro cibo, bere alle fontanelle e comprare cibo al supermercato Coop. Alcuni padiglioni inoltre hanno prezzi abbordabili, se non proprio economici.

Alla Vita
All’interno della struttura Expo c’è la possibilità di assistere, pagando, a uno spettacolo del Cirque du Soleil, “Alla vita”. Da tempo desideravo andare a vedere uno spettacolo di questi artisti e ho colto l’occasione per farlo. Il tutto si svolge in un teatro all’aria aperta e forse questo è l’unico difetto organizzativo che posso rilevare in tutta la mia esperienza. Per fortuna la pioggia ci ha risparmiato fino quasi alla fine dello spettacolo, ma so di persone che hanno dovuto rinunciare a causa delle avverse condizioni meteo.
Lo spettacolo in sé è breve ma bello e rispecchia appieno lo stile del Cirque de Soleil. Se siete di Milano o hinterland e pensate valga la pena andarlo a vedere, ricordate che è possibile acquistare il biglietto Expo serale a soli cinque euro, che vi consente di entrare alle 19, in tempo per una visita veloce, qualche assaggio, per poi dedicarvi allo spettacolo (da pagare a parte).

Ma quanto mi costi
Si è tanto parlato del costo di questa manifestazione e del mancato rientro economico. Sento conti fatti calcolando brutalmente il ritorno della vendita dei biglietti. Più ci penso e più questo discorso mi sembra ingiustificato. Facciamo finta che sia un completo fallimento, diciamo che da oggi in avanti non si venderà più un biglietto. Diciamo che verranno solo dieci milioni di visitatori invece di venti o quasi che si stimano. Non voglio fare conti, solo un gioco. Sono stato a Milano tre notti, ho visitato Expo per due giornate. Solo di biglietti della metro abbiamo speso quindici euro a persona, diciamo che un visitatore medio ne spenda solo sei, sono sessanta milioni solo di biglietti. Nell’ipotesi più ottimistica sono 120 milioni. Solo di biglietti metro. Basteranno per coprire gli straordinari del personale? Mi sa di sì eh… Fate mente locale e ragionate su che genere di ritorni porta sul territorio milanese (e italiano) questa cosa.
Sono attesi uno o due milioni di cinesi, biglietti già venduti. Pensate che verranno per vedere Expo e poi ripartiranno? O magari approfitteranno per visitare qualche altro luogo turistico italiano ed europeo? 

Concludendo
Tirando le somme sono molto contento di aver fatto questa visita. Mi sono divertito, ho assaggiato qualche cibo che non conoscevo, appreso qualche informazione su nazioni di cui non mi ero mai interessato, assistito a qualche spettacolino e goduto della splendida organizzazione e della fantastica cornice dell’Expo. In particolare il venerdì la visita è stata godibile e consiglio a chi volesse fare l’esperienza di evitare i giorni festivi e il week-end. Aggiungo per concludere solo una cosa. Mi ha fatto davvero piacere vedere tante persone di nazionalità diversa sotto lo stesso “cielo”. Passeranno sei mesi mischiandosi e parlando. L’ho visto accadere. Per come la penso io già questo basterebbe per giustificare Expo, Olimpiadi, Mondiali e qualsiasi altra manifestazione che costringa genti diverse a vivere per un po’ di tempo insieme.

Si vis pacem, para pastam!



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Impressioni di viaggio – Spagna 2015 – Alicante


Come ho già spiegato nel post precedente la prima tappa del viaggio ci ha portato a dormire una notte nella città di Alicante. In questo caso possiamo raccontare davvero poco, perché siamo arrivati nel pomeriggio e ripartiti la mattina dopo sul presto.
Nonostante questo posso dire che si tratta di una cittadina di mare molto viva, turistica, allegra (anche troppo se vi piace dormire la notte eheheh).

Abbiamo potuto solo fare un giro per la parte della città più centrale e vicina al mare, visitato il castello (vale la pena anche solo per il panorama), girato per i mercati che intasano intere zone. Il nostro primo impatto con la Spagna in questo viaggio è stato quindi allegro, casinaro e felice.

Al mattino divertente vedere come tutto il casino e lo sporco della notte venga spazzato via a suon di idranti. Sta di fatto che ci si ritrova di nuovo in una città pulita e ordinata. Mi hanno colpito molto alcuni palazzi, il lungomare, la zona più antica dove ci sono i mercatini, le chiese, la commistione tra antico e moderno (vedi il grattacielo).

Facile parcheggiare se si accetta di pagare il prezzo dei parcheggi sotterranei, cosa che consiglio di fare specialmente se si è di passaggio. Sono troppo comodi e si guadagna molto tempo altrimenti da dedicare alla ricerca del parcheggio e allo spostamento. Come ci succederà anche più avanti durante il viaggio, abbiamo invece trovato abbastanza brutte alcune parti dove forse l’edilizia poteva essere più intelligente, salvaguardando meglio la costa e il paesaggio. Dalle foto panoramiche potete farvi un’idea e vedere se la pensate come noi.

Abbiamo passato la notte al Mendez Nunez, l’unica notte in albergo di tutto il viaggio. Non posso dire male di questo albergo, di buono ha il prezzo abbordabile e l’ottima posizione, ma non è un posto dove mi fermerei molte notti. Giudizio insomma positivo, ma senza troppa convinzione.

Volendo riassumere la mia impressione di Alicante in poche parole: allegria, festa, mare.

PS (cliccando la foto dovreste arrivare all’album su Facebook, che dovrebbe essere pubblico)

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Impressioni di viaggio – Spagna 2015 – Pianificazione


Non so che tipo di viaggiatori siete voi, io sono del tipo che pianifica, ma non troppo.
Mi piace decidere a tavolino dove voglio andare, quali sono le attrazioni principali che mi interessa visitare, anche per evitare di non riuscire a farlo, ma odio i piani troppo dettagliati. Per capirci, se nel piano ci sono troppi orari, non è roba che fa per me.

Detto questo, un viaggio di due settimane richiede comunque una certa preparazione. La prima cosa necessaria è decidere dove si vuole andare. Le possibilità erano varie e alcune cose sono risultate subito chiare. Volevamo vedere l’Andalusia e alcune città in particolare; volevamo dare un’occhiata al mare e possibilmente visitare anche Valencia.

Da quanto detto sopra potrete forse intuire che non amiamo le visite troppo veloci. Magari è possibile in un giorno visitare Cordoba e in due Granada, ma non siamo i tipi giusti per un approccio di questo tipo. Ci piace avere tempo. Ci piace fermarci tra la gente, fare la spesa, avere tempo libero e decidere sul momento cosa vedere al di là dei punti fissati e stabiliti in anticipo, irrinunciabili, come per capirci l’Alhambra.

Insomma, per farla breve, prova e riprova a pianificare, ho finito per escludere Malaga, Marbella e Cadice che inizialmente avrei voluto vedere. Con il senno di poi, dovendo ricominciare tutto da capo, rinuncerei a Valencia e mi limiterei a un bel giro nella sola Andalusia, dedicando un giorno in più a Cordoba e visitando anche Malaga, come minimo.

Invece il percorso che abbiamo stabilito è stato questo:

  • Primo giorno: arrivo in volo a Valencia, ritiro della macchina e trasferimento ad Alicante.
  • Secondo giorno: partenza da Alicante per la vicina Elx, per una visita al suo famoso palmeto (patrimonio dell’umanità). Proseguimento fino a La Manga per “ammirare” un buon esempio di come non si dovrebbe costruire sul mare, pranzo in loco, ripartenza verso Granada.
  • Terzo e quarto giorno: Granada, visita all’Alhambra compresa.
  • Quinto giorno: partenza da Granada, tappa a Ronda (ne è valsa la pena) e pranzo in loco, proseguimento per Sevilla.
  • Sesto, settimo e ottavo giorno: Sevilla. Per i nostri ritmi tre giorni non sono stati troppi ed è la città che abbiamo amato forse di più in tutto il viaggio;
  • Nono giorno: trasferimento mattutino veloce verso Cordoba, pomeriggio e serata per la visita.
  • Decimo giorno: dedicato al festival dei patios e alla visita del resto della città. Probabilmente avrebbe avuto senso rimanere un giorno in più. Cordoba è deliziosa.
  • Undicesimo giorno: giornata dedicata al lungo trasferimento verso Valencia. Viaggio interessante nella Mancia con tappa a San Clemente per il pranzo. Consegna della macchina in aeroporto e trasferimento in città.
  • Dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo giorno: Valencia in lungo e in largo. Le cose da vedere sono tante e tre giorni sono giusti se non si vuole correre troppo.
  • Quindicesimo giorno: rientro a casa in aereo.

Una volta fissato l’itinerario c’era la necessità di:
  • Comprare il volo aereo;
  • Prenotare la macchina a nolo;
  • Prenotare gli alloggi in ognuna delle tappe;
  • Prenotare alcune attrazioni, come l’Alhambra, per le quali è consigliabile anticipare il più possibile l’acquisto del biglietto;
Come potete immaginare il volo è stata la cosa meno complicata. Era disponibile una buona offerta Alitalia e allo stesso prezzo di una low cost sono partito con la compagnia che ha ereditato il nome della vecchia e amata compagnia di bandiera.

La macchina è stata una scelta più laboriosa. Ci sono molte possibilità, compresa quella di utilizzare un broker per abbattere i costi. Dopo aver lungamente pensato e valutato ho deciso di prenotare con Centauro, una compagnia di nolo spagnola con ottimi feedback cliente e prezzi competitivi. Ho rinunciato al broker preferendo la prenotazione diretta e ho scelto l’assicurazione completa. Per undici giorni di nolo, assicurazione smart compresa e guidatore aggiuntivo coperto, prendendo una Citroen C4 Picasso ho speso intorno ai 450 euro. Nessuna sorpresa alla riconsegna. Direi che posso considerarmi soddisfatto.

Per l’alloggio avevamo problemi particolari, Loredana ha delle forti intolleranze ai componenti chimici (coloranti, aromi) e questo ci rende complicato mangiare fuori. Così abbiamo deciso di sperimentare una modalità diversa dall’albergo, affittando delle case da privati tramite AirBNB. Questo circuito ci ha permesso di selezionare in ogni città una casa privata tutta per noi (con l’esclusione di Alicante dove per una sola notte abbiamo deciso di soggiornare in albergo). Entrerò poi nei dettagli quando racconterò le singole tappe, ma vi anticipo che l’esperienza è stata molto positiva sia dal punto di vista economico che della qualità e la ripeteremo di certo anche in futuro.

Per il resto si è trattato di analizzare tappa per tappa quali fossero le attrazioni da visitare e decidere se valesse la pena prenotare anticipatamente. Vedrete poi che in molti casi lo abbiamo fatto, quasi sempre con soddisfazione.

Direi che questo chiude il capitolo “Pianificazione”. 
Se avete domande sarò felice di rispondere.

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