Anteprima romanzo: cercasi blogger


La preparazione del mio romanzo è ormai quasi terminata. Nei prossimi giorni sarà impaginato, qualcuno molto più bravo di me disegnerà la copertina, verranno stampate delle copie per la correzione bozze e le letture in anteprima. Insomma siamo davvero nelle fasi finali.

Ecco intanto quello che potrebbe essere il contenuto della quarta di copertina. Sarebbe per me importante avere il vostro feedback sul testo. Fa venire voglia di leggere il libro? Che tipo di romanzo vi aspettate che sia sulla base di questa presentazione? Suggerimenti?



In un’Italia immaginaria, futuribile e alternativa alla nostra realtà, un gruppo di amici sulla soglia dei settanta, i Baby Boomers, si prepara a eseguire un’azione senza precedenti: sequestrare un gruppo di parlamentari all’interno dello stesso Palazzo del Parlamento, roccaforte considerata inviolabile e simbolo di un potere ormai profondamente corrotto.
A contrastare i Baby Boomers saranno gli uomini dello Stato, e tra loro Giuliano Marchetti, commissario piuttosto indipendente, coinvolto nel caso dal suo amico questore, a capo dell’Unità di Crisi. Nelle ore concitate che succedono al sequestro, Marchetti si troverà a indagare sui membri del gruppo, molto diversi tra loro per estrazione e cultura e senza evidenti collegamenti, cercando di prevenirne le mosse e indovinarne le intenzioni ultime.
Molte sono le domande cui dare risposta: Cosa hanno in comune i terroristi? Perché sono arrivati a tanto? Che cosa sperano di ottenere?

Stesso discorso per il titolo definitivo. Alla fine sono tornato al vecchio amore, ma lo accompagnerò con un sottotitolo più evocativo, ecco dunque la soluzione:

Baby Boomers
Siamo la goccia che diventa mare

Anche qui mi farebbe molto comodo avere le vostre impressioni.

Blogger letterari a me!

In attesa che tutto sia pronto ho pensato di coinvolgere qualche blogger per segnalare il romanzo o per fare una lettura in anteprima con eventuale recensione. L’intento è quello di far uscire segnalazioni e recensioni immediatamente dopo il lancio che è previsto per la prima metà di Giugno.

Se siete intenzionati a darmi una mano vi prego di contattarmi tramite i commenti su questo articolo o su qualsiasi dei social che utilizzo e i cui link potete trovare in alto a destra nella pagina (o in basso a sinistra, a seconda dei casi).

Tutti i blog selezionati riceveranno un archivio contenente i file digitali del libro in versione preview, immagine di copertina definitiva e altro materiale necessario allo scopo.

Tra i coraggiosi volontari per le letture/recensioni ne estrarrò almeno tre, ai quali invierò appena disponibile una copia cartacea del romanzo in versione “anteprima”. In pratica una versione “brutta”, con copertina fake (quella che vedete qui accanto), stampata in formato A5 e tiratura limitata, naturalmente firmata con particolare affetto dall’autore, me medesimo in persona. Un pezzo quasi unico insomma.

Impressioni di lettura: Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo di DIego Tonini


Diego è un amico, e collaboriamo sul progetto comune Sad Dog, quindi posso dire di conoscere almeno un poco il suo modo di scrivere. Eppure, o forse proprio per questo, non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo breve romanzo, in questo caso pubblicato con Nativi Digitali Edizioni.


Quello che viene fuori alla fine della lettura è una storia che miscela un tipico giallo/noir con l’umorismo e il fantastico/fantasy, con uno strano effetto generale che io ho trovato molto gradevole. Lettori che si avvicinino al libro pensano di trovarsi di fronte a un noir o a un classico giallo potrebbero essere presi alla sprovvista, ma in fondo, se tralasciamo la natura di alcuni dei protagonisti, di questo si tratta, almeno per molti aspetti, trama, modalità di sviluppo, struttura del protagonista investigatore.


Ma il tono del racconto è decisamente orientato allo humor. Anche la definizione del personaggio principale, il nostro Vince Carpenter, investigatore sfigato, pieno di guai (e di debiti naturalmente), braccato dagli sgherri dello strozzino, in rapporto di odio/amore con le forze di polizia, con la bella assistente che lo ama (non riamata, ci mancherebbe). Tutto insomma mi sembra avere lo scopo di canzonare un po’ il genere, anche se in un modo che, a mio parere, denota un certo amore dell’autore per i mostri sacri del noir.


Una prova divertente, un libro che si legge di getto, con gusto, e mi ha tenuto costantemente un mezzo sorriso sul viso. Mi viene da pensare che potrebbe essere solo il primo di una vera e propria serie, anche se mi chiedo dove andrà a parare il bravo Diego nel caso dovesse scrivere nuove avventure per il nostro Vince. Prenderà una piega più seria rientrando nei ranghi o manterrà il tono scanzonato, la commistione tra fantastico e noir? Sospetto che quest’ultima sarà la strada e rimango in finestra curioso di vedere se ho ragione o meno.


Nel frattempo vi consiglio di leggere questo racconto, se non disdegnate la miscela di generi e non vi scandalizzate per le invenzioni un po’ ardite. E ora scusate, devo andare fuori a vedere, mi è sembrato che qualcosa si muovesse in giardino e, sapete com’è, meglio controllare, prima che la situazioni precipiti.

Impressioni di lettura: “L’antro del drago” e “Murder, She Baked” di Diego Tonini


Diego Tonini è uno degli autori insieme ai quali sto portando avanti l’esperienza del “Sad Dog Project“, un amico insomma. Mi sono chiesto per un milionesimo di secondo se fosse il caso di non pubblicare articoli quando leggo qualcosa scritto da persone che conosco, ma ho archiviato il caso senza troppi mal di pancia. Mantengo la regola, di quello che leggo vi parlo, fine.

Questo racconto, edito dalla Gainsworth Publishing, lo si trova solo in digitale, quindi a un costo contenuto. Si tratta peraltro del seguito di un precedente lavoro, “L’ultimo Eroe“, sempre pubblicato con la stessa casa editrice e sempre disponibile solo in versione e-book.

Se dovessi sintetizzare potrei dire che sono “fantasy classico ironico”. Il nostro eroe è un nano cornuto (non nel senso che la moglie intreccia i suoi peli con quelli di altri maschi ingrifati, ma nel senso che tiene proprio fisicamente le corna, anzi IL corno, visto che uno se l’è perso da qualche parte). Un nano che non ricalca molto bene lo schema dell’eroe classico senza macchia e senza paura. Di difetti il nostro ne ha parecchi e il mondo dove vive non è certo rose e fiori.

In questa seconda puntato dovrà affrontare un drago. E anche qui…
Ma non voglio svelare troppo, tanto avete capito che siamo fuori dagli schemi ordinari.
Un racconto che io ho trovato divertente, piacevole, intelligente. So che una terza puntata è già in arrivo e spero che magari quando ci sarà anche quella si possa pensare a una versione in carta, che fa sempre un certo effetto 🙂

Visto che sono qui vi citerò un altro racconto che ho letto di recente, sempre di Diego, e che abbiamo pubblicato nella collana Sad Dog. Si tratta di “Murder, she baked“, una storia di genere completamente diverso… o forse no. Be’ è ambientato nella nostra epoca e potrei definirlo un piccolo thriller a sfondo horror, ma l’ironia è la stessa. Vi raccomando anche questo, lo potete trovare su Amazon sia in e-book che cartaceo, o anche nella raccolta “Frozen Dogs“, ma in quest’ultima solo per questo periodo festivo, quindi approfittatene, ci sono anche racconti miei e degli altri autori Sad Dog.

Per quanto riguarda le mie ultime letture di racconti scritti da Diego per ora ho finito, ma capiteranno ancora, visto che Sad Dog non ha certo completato il suo corso.


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Sad Dog Project: perché editori e autori indie non sono nemici



Da parte di alcuni editori si nota una certa avversione verso gli autori indie, in particolare vengono espresse forti critiche sulla qualità del prodotto. Se da una parte questa può sembrare una reazione normale verso un fenomeno che almeno in linea teorica può rappresentare una minaccia per il loro conto economico, dall’altra ho sempre pensato che si tratti di una posizione che deriva anche da una visione limitata e priva di spunti innovativi di una certa parte del mondo editoriale.


Prendendo atto con onestà che tra le moltissime pubblicazioni indipendenti si trova una certa abbondanza di materiale scadente, non dimentichiamo che lo stesso si potrebbe dire per una fetta non irrisoria di opere pubblicate da case editrici tradizionali. La verità è che per entrambi i mondi bisogna essere capaci di distinguere. Solo in apparenza questo è più facile per gli editori, dove la qualità parrebbe legata all’editore stesso con una certa omogeneità dei prodotti proposti. La realtà però si discosta spesso da questa assunzione, specialmente per alcuni tra gli editori mainstream che di questi tempi sembrano meno interessati che nel passato a curare l’aspetto qualitativo. 


Se vogliamo proprio andare a fare distinzioni, è possibile dire che sul mercato oggi la qualità media più alta la garantiscano alcuni editori indipendenti, che ne fanno la chiave della loro strategia di business.

Anche la distinzione tra autore pubblicato (da un editore) e autore indie tende a sfumare ogni giorno di più. Non sempre i contratti hanno clausole di esclusiva e questo permette una certa libertà di movimento agli autori, anche attraverso la pubblicazione indipendente.

Le due forme di pubblicazione, con editore e indipendente, possono dunque coesistere, ed è questo il caso dei quattro autori che si sono associati sotto il marchio editoriale “Sad Dog Project”, gruppo al quale appartengo anche io.

Questo progetto ci consente di pubblicare in maniera indipendente quei racconti di genere che sono difficilmente “piazzabili” presso editori tradizionali. La flessibilità che abbiamo è tale da rendere possibili approcci originali. Il problema che abbiamo d’altra parte è lo stesso che ha un qualsiasi piccolo editore indipendente, la distribuzione e il marketing del nostro prodotto. Nella peggiore delle ipotesi la nostra rimane un’esperienza utile, nella migliore può darci della visibilità. Non credo di essere troppo ottimista se dico che con il tempo questa linea ci darà qualche soddisfazione.


Uno degli scopi che ci siamo prefissi è proprio quello di costruire un marchio che in qualche modo venga riconosciuto dal lettore, all’interno del quale radunare le nostre opere e quelle di autori che vogliano partecipare con serietà, come ospiti della collana, accettando che il loro lavoro venga passato al vaglio di una selezione e di una critica costruttiva, come dovrebbe accadere e accade nelle migliori case editrici.


Se faremo bene questo lavoro i lettori di certo cominceranno ad apprezzare quello che produciamo, e impareranno a riconoscere al progetto quella dote di omogeneizzazione e garanzia della qualità. Un libro, un racconto, può piacere o meno, ma deve essere riconosciuto come prodotto reale, confezionato con professionalità. Non è un articolo su un blog o un social, dove il linguaggio colloquiale e l’estemporaneità dell’atto di scrivere può far considerare accettabile una forma non impeccabile. Nei libri si deve garantire un livello minimo di stile, leggibilità, forma e una sostanza che magari sia discutibile in base ai gusti ma sia comunque presente, sia appunto sostanza.

Per ora vi dico solo, teneteci d’occhio, abbiamo parecchie idee e non abbiamo paura di usarle. Come i racconti disponibili anche in mini-libri cartacei o la nostra raccolta temporanea, disponibile solo per il periodo festivo, da collezionare, conveniente e ricca.



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Impressioni di lettura: “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella


A volte è difficile spiegare perché qualcosa ci piace in maniera speciale. Nella lettura in modo particolare. Capita spesso di suggerire un libro ad altri, un testo che si ama in maniera smodata, per poi scoprire che nessuna delle emozioni e dei pensieri che questo ha suscitato in noi si sono ripetute nell’altra persona.

Tendo quindi ad essere molto prudente nel valutare entusiasticamente un libro. Cerco di misurare le parole per non suscitare aspettative esagerate, che magari potrebbero poi risultare deluse.

Ma cazzo questo racconto è fottutamente figo!

Mi piace tutto, la storia, lo stile con cui è raccontata, i personaggi, le ambientazioni. Lo confesso, sono anche un filino invidioso, vorrei tanto averlo scritto io. Ecco. L’ho detto e pensate quello che vi pare.

Di Federica avevo già letto un racconto, pubblicato insieme al mio nella raccolta Occhi di drago, e già in quello avevo scoperto uno stile che mi aveva conquistato. In questo trovo tutto quello che mi affascina. Sento certo la forte influenza della letteratura Doyleana, ma è un’influenza che ha prodotto frutti deliziosi e che non impedisce al racconto di essere totalmente originale. I personaggi in particolare mi hanno conquistato, ma anche l’ambientazione e l’idea, la trama e le sottigliezze che si possono trovare nella lettura.

Inutile fare altre chiacchiere, fatta salva l’avvertenza che ciò che appassiona me potrebbe non avere lo stesso effetto su di voi, questa serie di racconti di Federica Soprani e Vittoria Corella sono per me delle piccole gioie. Annoveratemi pure ufficialmente tra i fan!

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