Indie Way – Un corso per tutti


Pubblicare un libro in autonomia è ormai operazione alla portata di tutti. Ciò nonostante sono sempre molte le persone che si rivolgono a case editrici a pagamento pur di avere la gioia di stringere tra le mani un bel volume con il loro nome in copertina. Qualche volta la spesa può essere giustificata, ci sono infatti servizi a pagamento trasparenti e di buona qualità, ma molto spesso non lo è, almeno se si considera ciò che si ottiene in cambio. Ecco dunque che esiste tutta una serie di situazioni in cui poter stampare un volume in autonomia può essere una scelta sensata.

Va chiarito comunque che, se la pubblicazione indipendente di un libro non fa di noi degli scrittori, pagare qualcuno che ci prenda in giro dicendo che lo siamo non migliora certo questo dato di fatto.

Questo corso sarà indirizzato a tutti coloro che vogliono trasformare un documento in un libro, senza entrare nel merito del perché lo si faccia. Tutto considerato le ragioni potrebbero essere molteplici e non mi interessa più di tanto elencarle tutte. Anche se l’orientamento generale sarà quello di mantenere il processo quanto più semplice sia possibile, questo non sarà fatto sacrificando la qualità del risultato finale. Di volta in volta, oltre alla metodologia alla portata di ognuno, potranno essere indicate vie alternative, magari più complesse, o magari solo più costose, per ottenere un risultato più vicino a quello che può ottenere una piccola realtà editoriale.

Il corso si svilupperà in una serie di articoli che affronteranno la pubblicazione secondo il mio personale approccio. Non so se si tratta della metodologia migliore, ma è la mia, ha una sua semplicità e funziona molto bene per le mie esigenze. Probabilmente andrà bene per molti di voi, mentre altri potranno fare variazioni in base alle loro specifiche necessità. Ecco di seguito, a grandi linee e con riserva di variare la scaletta, gli argomenti che andrò a toccare. Ogni tema potrà essere sviluppato in uno o più articoli.

  • Strumenti e preparazione
  • Pubblicare un eBook su Amazon KDP
  • Pubblicare un libro su Createspace
  • Stampare un libro con Lampidistampa
  • Pubblicare un eBook su Google Play
  • Pubblicare con Streetlib

Ci sono alcune scelte già fatte in questo mio piano. Decisioni che ho preso e che verificherò mano mano durante la stesura delle rispettive lezioni. Per queste scelte verrà data giustificazione, ma non sono di per sé in discussione, proprio in quanto personali. Come detto sopra, chi non le condividesse può sempre partire da quanto ho spiegato e esplorare le alternative che ho scartato, provandole personalmente. Sono comunque ben accetti suggerimenti, consigli, critiche e richieste.

I post saranno pubblicati sia su questa mia pagina personale, in una sezione dedicata del menu, sia nel mio blog. Vi consiglio di iscrivervi alla newsletter dove verranno annunciate le nuove puntate mano mano che saranno realizzate e messe a disposizione.
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Impressioni di lettura: Il quaderno di Didine, di Dominique Valton


Alcuni libri divertono, altri ci fanno pensare, poi ci sono quei pochi che lasciano un segno. Non ricordo chi lo disse e neanche se la citazione sia proprio questa, ma condivido la sostanza di questo pensiero: lo scrittore spesso non racconta la sua storia ma porta alla superficie la storia di chi legge. Per capire cosa intendo e soprattutto per scoprire davvero cosa questo racconto ha evocato in me, dovrete seguirmi per qualche riga.

La prima volta che ho messo piede in un orfanotrofio, e lo chiamo così perché così lo si chiamava all’epoca, è stato quando ero ancora un adolescente. Frequentavo la parrocchia e il gruppo di ragazzi cui appartenevo era guidato da un prete; Don Giovanni si chiamava. Di lui potrei parlare a lungo, dirò solo che in un modo o nell’altro ha inciso molto in quello che crescendo sono diventato.

Questo prete, comunque, ci spingeva, o forse dovrei dire ci trascinava, in situazioni e relazioni di cui ragazzi della nostra età difficilmente avrebbero avuto esperienza. La visita a quell’orfanotrofio fu una delle tante cose “strane” che ci trovammo a fare in quegli anni.

La ricordo molto bene. Al contrario di mille altre cose che ho dimenticato, di quella giornata ricordo ogni minuscola cosa. Soprattutto ricordo i sentimenti. I nostri e quelli dei bambini e dei ragazzi che trovammo in quella struttura. Emozioni intense, tutte quante, quelle gioiose durante il gioco con i bambini e quelle ancora più forti di tristezza quando arrivò il momento di andare via. Di rabbia anche, da parte dei ragazzi che avevano ormai la nostra età ed erano ancora costretti lì.

Volevamo tornarci il prima possibile ma quell’anziano prete ci diede una lezione sulla responsabilità. Se pensate di tornare, ci disse, dovete essere consapevoli che già dalla seconda volta vi prendete un impegno. Se siete certi di poterlo mantenere nel tempo tornate pure, altrimenti non illudete questi bambini con una speranza vana. Sarebbe come abbandonarli un’altra volta.

Molti anni dopo sono rientrato in un istituto insieme a mia moglie e mi sono scontrato di nuovo con i bambini. “Siete sposati?”, “Avete casa grande?”, “Avete figli?”, domande non certo casuali che attendevano risposta. Un paio di anni dopo ne siamo usciti con quella che è diventata nostra figlia. Nel mezzo tante storie che potrei raccontare, tanti bambini e ragazzi che avevano bisogno di sentirsi importanti per qualcuno.

Spero di non avervi annoiati raccontandovi un pezzo di me, ma era necessario per capire che questa favola, il quaderno di questa bambina, seppure racconti in punta di fioretto, con una delicatezza squisita, i problemi, i sentimenti, le paure e le aspettative di queste piccole persone, mi ha toccato nel profondo.

Quando ho iniziato a leggere mi aspettavo una favola, così dice il sotto titolo, poche righe dopo avevo capito dove mi avrebbe portato l’autrice ed ho avuto un attimo di panico, perché non c’è cosa più odiosa che sentirsi raccontare certi dolori e certe tribolazioni in maniera falsa, edulcorata, melensa. Ma così non è stato. Seppure la narrazione proceda su un registro dolcissimo, nonostante l’estrema attenzione a mantenere il tono soave, tutta la verità, tutta la complessità che possiamo trovare in questi bambini, è lì, sottile ma presente, sfumata e lieve, ma sincera.

Io davvero non so quali siano le esperienze di Dominique in questo campo, sta di fatto che ha saputo cogliere alla perfezione i drammi e le sofferenze di bambini soli, il loro desiderio di attenzione e calore umano, la loro brama di essere amati senza corrispettivo, gratuitamente, per quello che sono. Lo ha fatto con la mano leggera di un artista che stende i colori di un acquerello, impalpabili eppure vividi, delicati eppure potenti.

Non posso che ringraziarla, per il racconto che ha scritto, per l’amore che ci ha messo, per aver trasformato una delle cose più terribili del mondo in una fiaba. Sopra ogni altra cosa per avermi fatto ritrovare tramite le sue parole un piccolo pezzo di me. Grazie.

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Cosa bolle in pentola (Febbraio 2015)


Febbraio è stato un mese interessante, per molti aspetti, alcuni legati alla salute (che per ora mi assiste), altri allo scrivere. È un po’ strano dirlo, ma ho combinato poco e al tempo stesso sono soddisfatto. Ma come al solito, seguiamo la consueta scaletta.

Baby Boomers (titolo da rivedere)

Come vi avevo annunciato ho lasciato da parte questo titolo ancora tutto il mese di Febbraio. La buona notizia è che, qualche sera fa, ho sentito uno scampanellio nella testa e in men che non si dica mi sono ritrovato a lavorarci sopra. Quello che potete vedere a sinistra è lo screen del romanzo in lavorazione. Potrete anche ammirare il mio nuovo giocattolo, Scrivener, un programma fatto “apposta” per chi scrive. Ho colto l’occasione per metterlo in campo, partendo proprio dal romanzo. L’impatto iniziale è buono, ma vi farò avere informazioni più dettagliate tra qualche settimana.

Abel Legacy (titolo molto provvisorio)

Ho cominciato a scrivere il plot e qualche scena, tanto per entrare nell’ambientazione. Anche in questo caso procedo al trasferimento di quanto già fatto (poco) sulla piattaforma Scrivener.

Racconti Rifiutati (anche no)

In questi ultimi mesi ho provato a partecipare a qualche concorso Delos. Se non la conoscete si tratta di una casa editrice di lunga tradizione a cui sono affettivamente legato (Robot e altre pubblicazioni della casa sono sempre state tra le mie letture). Purtroppo per ora non ci sono successi da quella parte, probabilmente il mio livello non è ancora adeguato per impressionare i selezionatori, ma non rinuncerò a provarci e i loro concorsi e selezioni saranno tra i miei obiettivi fissi. Male che vada si fa palestra.

Come raccontato già in altri articoli ho partecipato al BUK di Modena dove ho conosciuto le persone che stanno dietro al nome Gainsworth Publishing. Un incontro molto piacevole che ha aumentato la mia soddisfazione per essere entrato nella loro selezione di Occhi di Drago.

Per ora non molto altro da dire, ho lavoricchiato a qualche racconto ma senza finalizzarne alcuno. Credo che dovrò “forzarmi” a lavorare andando a partecipare all’ennesimo piccolo concorso. Vedremo.

Letture

Veniamo alle letture di Febbraio:

Kitchen – Banana Yoshimoto (impressioni di lettura)
La grande menzogna – Antonella Sacco (impressioni di lettura)
Occhi di Drago – AA.VV. (solo uno dei racconti è mio, gli altri sono belli eheh)
L’Aleph – Jorge Luis Borges (impressioni di lettura)

Questo mese ben due classici, Borges e la Yoshimoto, entrambi valevano la pena. A questi aggiungo il libro di Antonella, davvero un bel lavoro che consiglio caldamente e infine l’antologia dove è contenuto il mio racconto e che davvero non potevo fare a meno di leggere. Per questo mese è tutto, a marzo credo che le letture saranno numericamente più limitate perché ho affrontato un mattoncino niente male, interessante ma lungo. Ma questo ve lo racconterò più avanti.

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Impressioni di lettura: La grande menzogna di Antonella Sacco


Quando un’amica pubblica un nuovo lavoro è inevitabile leggerlo, e grazie al cielo nella maggior parte dei casi è anche molto piacevole farlo.

Questo è uno di quei casi in cui ho provato davvero gusto nella lettura. Già la copertina ci introduce bene al racconto, un bel nero compatto che fa da sfondo e questa maschera che non si capisce bene chi sia. Colore che si addice alla narrazione. Potrei dire che è un giallo, visto che il morto (o morti) è presente. Sarebbe forse limitativo. Anche il mistero dell’identità della maschera riflette bene il mistero che attraverserà tutta la storia. Mistero che non solo riguarda il caso di cui si tratta, ma più in generale richiama una delle domande essenziali della nostra vita.

Come già mi era capitato con un altro libro di Antonella anche in questo caso si parla di scrittura. Stavolta però non c’è uno scrittore al centro della vicenda, ce ne sono almeno due. O tre. Forse. E c’è una bella rappresentanza del mondo che gira intorno alla scrittura, con tutti i suoi meccanismi perversi che si delineano.

Un racconto particolarmente interessante quindi per chi scrive, ma anche per chi si limita a leggere e godersi le storie che altri hanno voluto mettere nero su bianco.
Devo dire che me lo sono letto con gusto crescente man mano che andavo avanti, preso quasi nello stesso vortice che avvince il lettore raccontato. Buffo davvero descrivere se stessi leggere la storia di uno che legge la storia di uno che scrive la storia di uno che scrive. O qualcosa del genere. No, tranquilli, non c’è confusione, è tutto lineare e perfetto, la storia fila via liscia come l’olio trascinandovi con lei fino al suo epilogo.

Quale sia dovrete naturalmente scoprirlo da soli, il libro come sempre disponibile in e-book ha un costo irrisorio e vale la pena assaporarlo al posto di un caffè, o se siete ricchi, insieme. Ancora a chiedermi il finale? Inevitabile direi, e anche giusto. 

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Cosa bolle in pentola (Gennaio 2015)


Inizio ringraziando la mia amica Elisa, raffigurata qui accanto in una bella foto. Non appena l’ho vista ho pensato che una ragazza che legge un libro è davvero bella da vedere, e ancora di più da frequentare. C’è qualcosa di intimo e familiare nella lettura, ma c’è anche passione e questa foto rende bene l’idea. Grazie Elisa per avermi consentito di utilizzare la tua immagine qui, un bacio e un abbraccio.

Procediamo quindi con il solito elenco delle attività dell’ultimo mese. Avrete notato che ho deciso di cambiare la nomenclatura, da adesso in poi il mese citato nel titolo sarà quello appena trascorso. In questo caso quindi, Gennaio.

Baby Boomers (titolo da rivedere)

Se ne sta lì buono buono ad aspettare che io riprenda a lavorarci. Forse Febbraio sarà il mese giusto per rimetterci mano.

Abel Legacy (titolo molto provvisorio)

Procede la preparazione del plot, lentamente.

Racconti Rifiutati (anche no)

Come temevo i racconti che ho prodotto nell’ultimo anno non hanno caratteristiche comuni e quindi è impossibile caratterizzare la raccolta con un genere o un tema. Devo ancora decidere se me ne frego e pubblico lo stesso, oppure se scegliere un tema o un genere che già accomuna almeno qualcuno dei racconti e aggiungere altro materiale da scrivere nei prossimi mesi.

In pratica un mese estremamente pigro con davvero poco lavoro fatto nel campo della scrittura. Siamo al blocco? Non direi, in realtà continuo a macinare mezze storie, idee, paragrafi e capitoli sulle cose già iniziate. Mi manca un po’ la voglia di finalizzare qualcosa. Forse è semplicemente il bisogno di finire Baby Boomers (o come deciderò di chiamarlo) prima di affrontare davvero un’altra storia. Vedremo nelle prossime settimane e mesi cosa succederà.

Intanto c’è da dire che al BUK di Modena sarà presente la Gainsworth Publishing che il 21 febbraio presenterà tra le altre cose anche l’antologia “Occhi di drago” nella quale sarà presente un mio racconto dallo stesso titolo.

Letture

Veniamo alle letture di Gennaio:

La fragranza dell’assenza – Concetta D’Orazio (impressioni di lettura)
Anno XIII – Uriel Fanelli (impressioni di lettura)
SteamLily – Michael Tangherlini (impressioni di lettura)
Le apparenze manipolate – Dominique Valton (impressioni di lettura)

Un po’ sotto la media per raggiungere il mio target di letture annue, ma c’è da considerare che posso recuperare terreno durante le ferie 🙂

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