Impressioni di lettura: “Papà Gambalunga” di Jean Webster


Anche in questo caso si tratta di una lettura da me fatta nell’ambito delle attività di facilitatore alla lettura.

In un certo senso queste letture vanno nel mio caso a colmare qualche lacuna giovanile, non tanto perché si tratti di classici necessari, quanto perché sono comunque libri che facevano parte delle letture giovanili della mia generazione (e non solo).

Siamo qui di fronte a un romanzo epistolare. Una storia cioè raccontata tutta attraverso le lettere che una ragazza scrive al proprio benefattore. Già, perché parliamo della più classica delle situazioni strappalacrime. L’orfanella che è cresciuta in istituto, a cui un generoso borghese provvede delle risorse economiche (e non solo) per poter affrontare il percorso di studi universitari.

Vale la pena perdere il tempo di spiegare che il libro viene scritto ai primi del novecento, ed è tenendo conto di questo che dovremo fare la misura a quanto ci viene raccontato. Probabilmente per il tempo in cui venne scritto il libro conteneva parecchie idee se non proprio rivoluzionarie, quanto meno piuttosto liberali. Nonostante questo agli occhi di un lettore moderno certe costrizioni (nonché l’accettazione delle stesse) risultano datate e fuori luogo, specialmente se le si correla all’età dell’orfanella in questione.

Con la capacità di fare questa tara agli avvenimenti il libro rimane godibilissimo. Certo non verremo a lungo ingannati e sarà a tutti i lettori presto chiaro dove andrà a portarci la storia, ciò nonostante la lettura non ci annoierà. 

Un libro che a mio avviso può essere letto in due diverse maniere. La prima, più semplice e diretta, ci permette di godere di una storia leggera ma ben scritta, venata di buoni propositi, rivendicazioni femminili un po’ datate (ma purtroppo non abbastanza) e tinte rosa. La seconda più interessante e profonda, andando a esaminare come doveva essere la vita delle donne di quel tempo, quali i loro sogni, le ambizioni e come queste stessero cambiando.

Un libro che secondo me ha ancora un suo posto nella libreria di una scuola o in una biblioteca, così come in quella di una casa con ragazzi adolescenti. Un facile approccio se si vuole leggere un romanzo epistolare.

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Cosa bolle in pentola (Settembre 2015)


Settembre è spesso il mese in cui ho più tempo sia per scrivere che per leggere. La cosa si percepisce facilmente dal mio report. Il che mi fa pensare a quante cose potrei fare se avessi più tempo libero.
Ma non ci lamentiamo troppo, possiamo compensare tentando di campare il più a lungo possibile.


Siamo la goccia che diventa mare

Ho inviato il manoscritto a un editore in occasione di un concorso annuale. Attenderò quindi l’esito di questo tentativo e se dovesse andare male tornerò alle intenzioni iniziali, che erano quelle di pubblicarlo come indie.
Gira gira, comunque vada, non uscirà ormai prima del 2016. Se penso che avevo pianificato di pubblicarlo nella seconda metà del 2014 mi rendo conto quanto avessi sottovalutato il lavoro che c’era da fare.


Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

La situazione su questo progetto è piuttosto fluida. Come già in agosto finisco ogni tanto per scrivere qualche pezzetto, ma niente di organico. La trama per quanto chiara nella mia testa, serpeggia a modo suo nei rivoli secondari. Volendo andare sul concreto ho raddoppiato il materiale, o almeno così mi dice Scrivener. Siamo quindi intorno alle centomila battute. Niente di che, ma ho l’impressione che andrà avanti così per parecchio tempo.
Volendo darmi un obiettivo realista e al tempo stesso sfidante direi che se fosse pronto da mandare in giro per editori a fine 2016 sarebbe una gran cosa. Sempre che arrivi mai a finirlo.

Racconti Rifiutati (anche no)

Il mese scorso ho detto di aver inviato un racconto per il Premio Writer’s Magazine 36. Devo fare una rettifica, era per l’edizione 37. In settembre ho rivisto un racconto che avevo abbozzato e l’ho inviato a uno dei due concorsi Cultora in scadenza (se scrivete dateci un’occhio, può valere la pena partecipare). Per il secondo sto rivedendo un altro racconto. Riprendere in mano quello che si è scritto parecchio tempo prima è un ottimo esercizio, si comprendono alcuni errori fatti (e che magari si rischia di continuare a fare) e si riesce a valutare meglio se è il caso di accantonare del tutto quella storia o lavorarci ancora sopra. Il micro racconto per 99 parole non ha fatto strada, ci si riprova il prossimo anno.


Nel frattempo mi sono venute un paio di idee per tentare una partecipazione al concorso Robot, non sono ancora sicuro che siano degne, per ora sto scrivendo, deciderò alla fine, anche se tendo come al solito a partecipare anche solo per tradizione e amore per il concorso e la rivista.


Ed ora parliamo di gatti. Come vi avevo detto la volta scorsa da una traccia era partita la scrittura di un racconto un po’ particolare, probabilmente un fantasy o qualcosa del genere, che ha come protagonista una gatta. Non è però un libro per ragazzi. O almeno non sono queste le mie intenzioni. Ho scritto ancora un po’, la struttura prevede una serie di episodi e ne ho già delineati un paio. Come quantità siamo già sulle quarantamila battute, quindi direi che il target finale non dovrebbe essere un racconto lungo ma piuttosto un romanzo breve.


Oltre a questo ho avviato anche un progetto dove (a grande richiesta) torna all’opera la piccola e graziosa Evelin di “Madre Terra”. Stavolta sarà alle prese con un giallo “leggero”, e nello stesso tempo dovrà decidere come risolvere un problema che gira intorno all’idea di handicap e di superamento dello stesso. L’ambientazione è sempre quella del mondo delle Porte e la collocazione temporale è qualche tempo dopo l’episodio di “Madre Terra”. Molti mi avevano fatto domande riguardo la mia intenzione di tornare su questo personaggio e ora mi è infine partita la penna. Sono già seduto su settantamila battute e c’è ancora da scrivere parecchio, quindi anche qui potremmo pensare a un racconto lungo o a un romanzo breve.


Rimane l’idea di pubblicare una raccolta e sono tentato di aggregare tutto intorno al concetto di “Racconti Rifiutati (ma anche no)”. Vedremo, magari tra qualche mese.

Letture

Ecco le letture di Settembre:


Cronache di Mondo9 – Dario Tonani – (Impressioni di lettura)
Tutti i mondi di Mondo9 – AAVV
Cacciatori di Ombre – Julia Sienna – (Impressioni di lettura)
Magia d’amore – Marinella Zetti – (Impressioni di lettura)
L’amore in sospeso – Flaminia Mancinelli – (Impressioni di lettura)
Bambino n.30529 – Felix Weinberg – (Impressioni di lettura)
Eroe in prova – Valeria Barbera – (Impressioni di lettura)

Sarebbe un bel mucchietto di carta, se si fosse trattato di carta. Come sempre spazio un po’ in tutti i generi. Abbiamo la fantascienza di Mondo9 (voglio chiamarla così), il fantasy classico di Julia Sienna, un rosa o quasi, un libro potente come “L’amore in sospeso”, un urban fantasy (o quello che è) e infine il libro di Weinberg sulla sua esperienza nei campi di concentramento.


Che dire, sono contento e spero di riuscire a scrivere e leggere così anche in ottobre.

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Cosa bolle in pentola (Agosto 2015)


Agosto, troppo caldo per fare qualsiasi cosa, e in più la mansarda è inagibile (causa temperature equatoriali). Quindi si scrive poco e si legge di più. Un andazzo che avevo già anticipato lo scorso mese. Il resto va bene e una nuova vacanza si avvicina. Tea time insomma 😉


Siamo la goccia che diventa mare

Attendo. Per ora non fa male.


Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Nonostante il caldo e la poca voglia di scrivere, quasi senza volerlo, tra schede personaggi, impostazione della trama e scene sparse, ho accumulato qualcosa come cinquantamila battute di robaccia varia. Non significa che ho iniziato a scrivere davvero, ma si comincia a maneggiare la materia che poi, spero, produrrà il romanzo. Intanto i personaggi cominciano a fare a modo loro e a me tocca adattarmi alla loro volontà. Buon segno, quando fanno così ci siamo quasi.

Racconti Rifiutati (anche no)

Inviato il racconto per il Premio Writer’s Magazine 36. Non ne voglio parlare, ma come al solito mi piace rovesciare un po’ di carte sul tavolo e vedere che cosa arriva al lettore.
Mandato anche un racconto di 99 parole al concorso dallo stesso nome.
Ora sono tentato di dedicare un po’ del mio tempo in maniera specifica alla prossima edizione del concorso Robot. Mi piacerebbe tanto arrivare su quella rivista. Lasciatemi qualche sogno.
L’idea di pubblicare una raccolta continua a tentarmi, ma il materiale che ho prodotto finora è molto disomogeneo. Forse anche per questo ho iniziato quasi senza rendermene conto a scrivere un racconto su un altro filone. Mi ero messo a buttare lì una traccia su un’idea che mi frullava in testa, due righe giusto per non dimenticarmene, e mi sono trovato a scrivere tutto l’incipt, niente di che, diecimila battute, ma son venute fuori con tale naturalezza che ho deciso di farne uno dei prossimi progetti. Ne riparleremo, sappiate intanto che il protagonista è… un gatto.

Letture

Ecco le letture di Agosto:
Paradisi Perduti – Ursula K Le Guin (Impressioni di lettura)
Cedimento strutturale – Alain Voudì

La setta – Alain Voudì
Cari mostri – Stefano Benni (Impressioni di lettura)
Idi di Agosto – Marzia Musneci (Impressioni di lettura)
Idi di Febbraio – Marzia Musneci (Impressioni di lettura)
I predatori oscuri – Julia Sienna (Impressioni di lettura)

Questo mese sono riuscito a leggermi un bel libro di Ursula Le Guin che avevo puntato da tempo. Poi un paio di capitoli della serie Trainville (come non andare avanti?), un libro di Benni ricevuto in regalo (sì, se non sapete cosa regalarmi un libro è sempre una buona scelta). Due racconti della mia amica Marzia Musneci e il primo capitolo della saga di Julia Sienna (il secondo l’ho letto a settembre e quindi lo elencherò nella prossima puntata del mio diario). Un bel po’ di roba, di generi diversi, ma sempre divertente. Se amate fantascienza e fantasy vi consiglio caldamente il primo e l’ultimo dell’elenco.

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Cosa bolle in pentola (Luglio 2015)


Un mese di Luglio significativo, se non altro perché chiude un ciclo e ne apre un altro. Sono tornato a leggere un po’ di più e credo che questa estate sarà una piccola pausa (o quasi) nel percorso di scrittura. Sempre che non consideriate leggere una parte di questo, come faccio io. La vita privata va bene, scorre abbastanza serena nonostante gli affanni quotidiani (e le preoccupazioni per l’oltre). Insomma, tutto va bene, il sole splende forte e l’anima ride.


Siamo la goccia che diventa mare

Finito. Una parola che è più una decisione che un fatto. Potrei ancora lavorarci per una vita. Potrei anche riprenderlo in mano e cambiare ancora qualcosa. Potrei riscrivere il finale (ancora) o tornare a quello precedente. Potrei ma non voglio. Ora aspetto gli ultimi feedback degli amici e quello importante dell’editore. Poi vedremo, sempre mente aperta e cuore coraggioso.

Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Ci sono dentro. Ogni giorno di più. Non ho iniziato ancora a scrivere, ma è sempre così, prima sogno, poi scrivo. I personaggi intanto si consolidano e cominciano a farsi sentire. La storia comincia a mettere rami. Ci vorrà tempo, lo so, ma ora sono più preparato. E poi, questa è fantascienza (credo) ed è un amore che ritorna.

Racconti Rifiutati (anche no)

Sto scrivendo un racconto per il Premio Writer’s Magazine 36 (una buona abitudine), un’idea che mi piace ma che devo elaborare bene. Forse parteciperò a uno strano concorso che limita lo sforzo a sole 99 parole. Mi pare una bella sfida, simpatica e stimolante, ci proverò. Poi ci sarebbe il Premio Robot, che ormai non è così lontano. Ma qui servirà qualcosa che mi convinca, qualcosa che mi piaccia. Non sarà banale, vedremo se avrò qualcosa da mandare.

Letture

Ecco le letture di Luglio:
Tess dei d’Ubervilles – Thomas Hardy (Impressioni di lettura)
Scrivere narrativa 3 – I dialoghi – Marco P. Massai

Scrivere narrativa 4 – I personaggi – Marco P. Massai
Come grilli e stelle – Manuel Sgarella (impressioni di lettura)
La società degli spiriti – Federica Soprani e Vittoria Corella (impressioni di lettura)
Corella: L’ombra dei Borgia – Federica Soprani (impressioni di lettura)
Il magico potere del riordino – Marie Kondo (impressioni di lettura)

Continuo la lettura della serie Scrivere Narrativa, per quanto non siano manuali magici che ti rendono scrittore d’incanto, sono letture molto interessanti che fanno riflettere sul proprio modo di scrivere. Poi un classico, un rosa di Manuel Sgarella e due bei libri di cui vi ho già parlato. Infine la piccola delusione giapponese. Ho ripreso a macinare benino, ma durante l’estate dovrò dedicarmi anche a un’altra attività, sempre legata alla lettura. Ve ne parlerò quando avrò conferma sulla sua fattibilità.

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Impressioni di lettura: Il quaderno di Didine, di Dominique Valton


Alcuni libri divertono, altri ci fanno pensare, poi ci sono quei pochi che lasciano un segno. Non ricordo chi lo disse e neanche se la citazione sia proprio questa, ma condivido la sostanza di questo pensiero: lo scrittore spesso non racconta la sua storia ma porta alla superficie la storia di chi legge. Per capire cosa intendo e soprattutto per scoprire davvero cosa questo racconto ha evocato in me, dovrete seguirmi per qualche riga.

La prima volta che ho messo piede in un orfanotrofio, e lo chiamo così perché così lo si chiamava all’epoca, è stato quando ero ancora un adolescente. Frequentavo la parrocchia e il gruppo di ragazzi cui appartenevo era guidato da un prete; Don Giovanni si chiamava. Di lui potrei parlare a lungo, dirò solo che in un modo o nell’altro ha inciso molto in quello che crescendo sono diventato.

Questo prete, comunque, ci spingeva, o forse dovrei dire ci trascinava, in situazioni e relazioni di cui ragazzi della nostra età difficilmente avrebbero avuto esperienza. La visita a quell’orfanotrofio fu una delle tante cose “strane” che ci trovammo a fare in quegli anni.

La ricordo molto bene. Al contrario di mille altre cose che ho dimenticato, di quella giornata ricordo ogni minuscola cosa. Soprattutto ricordo i sentimenti. I nostri e quelli dei bambini e dei ragazzi che trovammo in quella struttura. Emozioni intense, tutte quante, quelle gioiose durante il gioco con i bambini e quelle ancora più forti di tristezza quando arrivò il momento di andare via. Di rabbia anche, da parte dei ragazzi che avevano ormai la nostra età ed erano ancora costretti lì.

Volevamo tornarci il prima possibile ma quell’anziano prete ci diede una lezione sulla responsabilità. Se pensate di tornare, ci disse, dovete essere consapevoli che già dalla seconda volta vi prendete un impegno. Se siete certi di poterlo mantenere nel tempo tornate pure, altrimenti non illudete questi bambini con una speranza vana. Sarebbe come abbandonarli un’altra volta.

Molti anni dopo sono rientrato in un istituto insieme a mia moglie e mi sono scontrato di nuovo con i bambini. “Siete sposati?”, “Avete casa grande?”, “Avete figli?”, domande non certo casuali che attendevano risposta. Un paio di anni dopo ne siamo usciti con quella che è diventata nostra figlia. Nel mezzo tante storie che potrei raccontare, tanti bambini e ragazzi che avevano bisogno di sentirsi importanti per qualcuno.

Spero di non avervi annoiati raccontandovi un pezzo di me, ma era necessario per capire che questa favola, il quaderno di questa bambina, seppure racconti in punta di fioretto, con una delicatezza squisita, i problemi, i sentimenti, le paure e le aspettative di queste piccole persone, mi ha toccato nel profondo.

Quando ho iniziato a leggere mi aspettavo una favola, così dice il sotto titolo, poche righe dopo avevo capito dove mi avrebbe portato l’autrice ed ho avuto un attimo di panico, perché non c’è cosa più odiosa che sentirsi raccontare certi dolori e certe tribolazioni in maniera falsa, edulcorata, melensa. Ma così non è stato. Seppure la narrazione proceda su un registro dolcissimo, nonostante l’estrema attenzione a mantenere il tono soave, tutta la verità, tutta la complessità che possiamo trovare in questi bambini, è lì, sottile ma presente, sfumata e lieve, ma sincera.

Io davvero non so quali siano le esperienze di Dominique in questo campo, sta di fatto che ha saputo cogliere alla perfezione i drammi e le sofferenze di bambini soli, il loro desiderio di attenzione e calore umano, la loro brama di essere amati senza corrispettivo, gratuitamente, per quello che sono. Lo ha fatto con la mano leggera di un artista che stende i colori di un acquerello, impalpabili eppure vividi, delicati eppure potenti.

Non posso che ringraziarla, per il racconto che ha scritto, per l’amore che ci ha messo, per aver trasformato una delle cose più terribili del mondo in una fiaba. Sopra ogni altra cosa per avermi fatto ritrovare tramite le sue parole un piccolo pezzo di me. Grazie.

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