Attendendo il Salone 2016


Sembra proprio che quest’anno riesca per la prima volta a fare una visita al Salone del Libro di Torino. Non ho aspettative particolari, immagino però che, rispetto alle altre fiere, ci sia un panorama più ampio.

Ho fatto una lista degli stand che vorrei visitare, magari velocemente, ci rivedremo dopo per vedere quali sono riuscito a toccare e cosa ne è venuto fuori.

Naturalmente non posso mancare allo stand della Gainsworth Publishing. Prima di tutto perché, anche se solo con un racconto, sono pur sempre un autore di questa CE. In secondo luogo perché saranno presentati due libri importanti, per me: “La principessa sbagliata” di Ester Trasforini e “Di metallo e stelle – L’apprendista di Leonardo” di Luca Tarenzi. Di entrambi avrò modo di parlarvi diffusamente dopo averli toccati con mano.

Una capatina è d’obbligo anche presso quelle CE che per qualche motivo ho conosciuto o che mi sono particolarmente gradite (e loro magari neanche lo sanno), in ordine sparso:

AGENZIA LETTERARIA FRANCESCA COSTANTINO
GORILLA SAPIENS EDIZIONI
HISTORICA – GIUBILEI REGNANI
LA PONGA EDIZIONI
NERO PRESS EDIZIONI
PLESIO EDITORE

Ancora qualche giro per salutare scrittori che ho il piacere di conoscere solo online, magari è l’occasione che ci si incontra:

SCRITTORI EMERGENTI UNITI SEU (vari)
PASSIONE LETTURA (Luca Rossi)
NEWTON COMPTON EDITORI (semmai vi si aggirasse Daniela Volonté)

E infine quelle che per qualche motivo mi interessano come lettore o scrittore o che potrebbero interessarmi nel futuro non troppo prossimo:

NOTTETEMPO
GOLEM EDIZIONI
EDIZIONI E/O
EDIZIONI CORSARE
CASA EDITRICE CORBACCIO
EDIZIONI CENTO AUTORI
ATMOSPHERE LIBRI
AMAZON PUBLISHING
CASA EDITRICE NORD
ROBIN EDIZIONI – BIBLIOTECA DEL VASCELLO
UBIK IL FRANCHISING DELLE LIBRERIE
VERBAVOLANT EDIZIONI
MAGAZZINI SALANI
FANUCCI EDITORE
EDIZIONI EL – EINAUDI RAGAZZI – EMME EDIZIONI
DEL VECCHIO EDITORE
ALTER EGO EDIZIONI
NERI POZZA EDITORE
LIBRERIE COOP
ITALY FOR KIDS
UAAR
Un sacco di giri insomma, almeno in teoria. Ci si sente nei prossimi giorni.

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Impressioni di lettura: Amandoti: L’amore in bilico di Flaminia Mancinelli


Leggere e parlare dei libri di Flaminia è per me sempre molto difficile. Anche se non ci siamo mai incontrati, nel tempo si è instaurato tra noi un rapporto di amicizia. Così, dietro ogni frase e ogni parola io vedo lei. Non perché la identifichi nei protagonisti dei suoi romanzi. Qualche pezzettino dell’autore si trova sempre, ma non è tanto questo. Il problema è che Flaminia scrive con tutta la forza del suo cuore, con tutta la debolezza del suo cuore, con tutto il tormento.


Perdonatemi quindi se non scenderò troppo nel dettaglio, mi parrebbe quasi di mostrare l’anima di un’altra persona, che percepisco attraverso quello che scrive.


Anche questa volta è una storia d’amore. Naturalmente non è una storia senza problemi, al contrario, è un problema che costruisce una storia e la cosa è talmente imprevista, talmente sorprendente, da rendere impossibile credere nella possibilità che quella gioia sia duratura. È la paura di essere amati, la paura di perdere quello che non si è mai avuto, di illudersi di averlo avuto.


Sentivo la voce di una bambina mentre leggevo, il ricordo di una voce che alla domanda vuoi questo, ti piace quello, rispondeva immancabilmente: “Posso anche non averlo, posso anche non farlo.” La stessa paura di perdere che si trasformava nella decisione di non mettersi in gioco. Il voler soffrire subito, di una sofferenza pianificata, attesa, inevitabile, piuttosto che rischiare di essere felici e dover poi, forse, soccombere all’enorme disastro di perdere quella gioia, quell’attimo di felicità. Meglio non amare, che aver amato e perso.


Ma questa storia, la storia di un’amante e di un amore, scivola dalla parte giusta della lama, ci lascia sperare per il nostro personaggio e mi lascia sperare per la mia cara amica.


E la mia personale riflessione su questo libro e sull’amore è un augurio a tutti quelli che cercano il vento più impetuoso e non riescono a godere delle dolcezze di un porto. Che l’ozio della terraferma vi sia amico, perché se forse la rinuncia alle tempeste può sembrare a prima vista una gran perdita, va messo sull’altro piatto la possibilità di scalare le montagne, impresa che richiede piedi fermi e corde solide. Vi auguro entrambe e un prezioso compagno di avventura.

Impressioni di lettura: Moby Dick di Herman Melville


Nelle mie intenzioni questa doveva essere una rilettura. Ho scoperto presto, invece, che a tutti gli effetti si trattava di una prima lettura. Questo perché da ragazzo ho sì letto questo libro, ma in una qualche versione ridotta per ragazzi, senza rendermene affatto conto.


È stata una lettura molto lunga e laboriosa. Diciamo la verità, l’eccitazione che ricordavo nel leggere Moby Dick non si è riproposta quando davvero l’ho letto. Possiamo parlare male delle riduzioni, ma questa a suo tempo ha avuto il pregio di farmi apprezzare la parte avventurosa della storia, rendendola più dinamica e passionale.


In questa seconda-prima lettura invece ho apprezzato altri aspetti. Qualcuno ha descritto questo libro, forse con intento dispregiativo, come una sorta di enciclopedia, di compendio sui cetacei. In effetti lo è, ci sono infiniti capitoli dedicati alla descrizione di questi animali, come erano conosciuti allora, così come lunghe dissertazioni e descrizioni sull’arte di cacciarla. Non mancano inoltre pagine dedicate alla spiritualità, al modo di vedere il mondo dei cacciatori e forse dello stesso autore. Questi contenuti possono alla lunga annoiare, e di certo impediscono al libro di avere un ritmo adeguato alla moda attuale. Tuttavia mi rendo conto che sono necessari per entrare in quel mondo e capirne il linguaggio.


La storia di Achab e della sua balena bianca incombe sempre, eppure bisogna aspettare di arrivare quasi in fondo per vederla finalmente precipitare, divenire azione, sangue e morte.
La storia che ho letto da ragazzo è ben diversa da quella che oggi ho scoperto. Era paragonabile in ritmo e passione a un Salgari o un Verne. Ma quella che oggi ho ritrovato parla di altro, in fondo. E le disgrazie folli di Achab sono solo un modo di creare la tensione necessaria a dare una spina dorsale al desiderio dell’autore di raccontare la vita dei balenieri, la bellezza delle balene, la solitudine e la grandezza del mare.


Se dovessi dare una valutazione con il metro di oggi, sarebbe poco lusinghiera. Pochi penso i ragazzi che affronterebbero questa lunga lettura senza arrendersi lungo la strada. Per me è stata una sorpresa e l’ho riletto con piacere, ma con una certa fatica. Mi piacerebbe capire se l’esperienza di lettura di altri è stata simile, se le lunghe dissertazioni hanno annoiato o conquistato, se la passione di Achab è riuscita a catalizzare la lettura o se si è un po’ persa nel mare di parole in cui è stata immersa. Perché mi rimane in fondo l’impressione di non essere stato in grado di comprendere fino in fondo tutte le sfumature, il contesto, il mondo in cui questo libro è stato generato.

Impressioni di lettura: Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo di DIego Tonini


Diego è un amico, e collaboriamo sul progetto comune Sad Dog, quindi posso dire di conoscere almeno un poco il suo modo di scrivere. Eppure, o forse proprio per questo, non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo breve romanzo, in questo caso pubblicato con Nativi Digitali Edizioni.


Quello che viene fuori alla fine della lettura è una storia che miscela un tipico giallo/noir con l’umorismo e il fantastico/fantasy, con uno strano effetto generale che io ho trovato molto gradevole. Lettori che si avvicinino al libro pensano di trovarsi di fronte a un noir o a un classico giallo potrebbero essere presi alla sprovvista, ma in fondo, se tralasciamo la natura di alcuni dei protagonisti, di questo si tratta, almeno per molti aspetti, trama, modalità di sviluppo, struttura del protagonista investigatore.


Ma il tono del racconto è decisamente orientato allo humor. Anche la definizione del personaggio principale, il nostro Vince Carpenter, investigatore sfigato, pieno di guai (e di debiti naturalmente), braccato dagli sgherri dello strozzino, in rapporto di odio/amore con le forze di polizia, con la bella assistente che lo ama (non riamata, ci mancherebbe). Tutto insomma mi sembra avere lo scopo di canzonare un po’ il genere, anche se in un modo che, a mio parere, denota un certo amore dell’autore per i mostri sacri del noir.


Una prova divertente, un libro che si legge di getto, con gusto, e mi ha tenuto costantemente un mezzo sorriso sul viso. Mi viene da pensare che potrebbe essere solo il primo di una vera e propria serie, anche se mi chiedo dove andrà a parare il bravo Diego nel caso dovesse scrivere nuove avventure per il nostro Vince. Prenderà una piega più seria rientrando nei ranghi o manterrà il tono scanzonato, la commistione tra fantastico e noir? Sospetto che quest’ultima sarà la strada e rimango in finestra curioso di vedere se ho ragione o meno.


Nel frattempo vi consiglio di leggere questo racconto, se non disdegnate la miscela di generi e non vi scandalizzate per le invenzioni un po’ ardite. E ora scusate, devo andare fuori a vedere, mi è sembrato che qualcosa si muovesse in giardino e, sapete com’è, meglio controllare, prima che la situazioni precipiti.

Impressioni di lettura: Uova Fatali – Cuore di cane di Mikhail Bulgakov


Rileggere, un’attività che mi sta dando più soddisfazione di quanto ritenessi possibile. Prima di tutto perché le mie letture giovanili non erano niente male e affrontarle di nuovo non poteva che essere divertente. In secondo luogo perché riprendere in mano un libro che si è letto così tanto tempo prima ci offre spesso la sorpresa di scoprire, o riscoprire, autori e testi. Infine, perché la persona che sono oggi è diversa da quella che ero ieri, se non altro per il bagaglio di esperienza che mi porto sulle spalle. Ecco dunque che di riletture ne vedrete parecchie quest’anno.


Questi due racconti di Bulgakov continuano a piacermi. Ognuno di noi penso sia influenzato da qualche cosa che abbiamo fatto, dalle letture, dalle esperienze. Fromm per esempio ha influenzato sicuramente alcuni aspetti del mio modo di vedere l’amore e la vita. Bulgakov credo che abbia una qualche influenza sul mio senso dello humor.

Non mi stupisco quindi di trovare sempre divertenti Uova fatali e Cuore di cane. Ci sono i componenti che adoro. La presa per i fondelli del mondo reale, della politica, di quei personaggi che prosperano in certi ambienti. L’ironizzare dei tic, dei difetti e persino dei pregi dei suoi contemporanei – e forse anche dei suoi. Il paradosso, l’invenzione fantastica (forse fantascientifica per almeno il secondo racconto), che serve solo per creare un’ambientazione divertente e al tempo stesso adatta agli scopi dello scrittore.


Certo ci sono cose da capire. Bisogna grattare un po’, anche se in fondo la lettura sarebbe divertente anche rimanendo superficiali e poco curiosi. Ma il massimo si ottiene andando a fare qualche ricerca. Scoprire come funzionava la società in cui i racconti sono ambientati è certo un fattore che migliora la godibilità del testo. Si può capire allora quanto graffiante sia questo scherzo. Quanto poco gradito potesse essere a chi veniva preso di mira.


Letture veloci, se volete, oppure più lente, curiosando dove si deve, quando si sente il bisogno. In ogni caso grandi letture di piccoli testi. E quando accade l’autore è più grande ancora.

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