Impressioni di lettura: Nella Botte Piccola ci sta il Vino Cattivo di DIego Tonini


Diego è un amico, e collaboriamo sul progetto comune Sad Dog, quindi posso dire di conoscere almeno un poco il suo modo di scrivere. Eppure, o forse proprio per questo, non sapevo bene cosa aspettarmi quando ho iniziato a leggere questo breve romanzo, in questo caso pubblicato con Nativi Digitali Edizioni.


Quello che viene fuori alla fine della lettura è una storia che miscela un tipico giallo/noir con l’umorismo e il fantastico/fantasy, con uno strano effetto generale che io ho trovato molto gradevole. Lettori che si avvicinino al libro pensano di trovarsi di fronte a un noir o a un classico giallo potrebbero essere presi alla sprovvista, ma in fondo, se tralasciamo la natura di alcuni dei protagonisti, di questo si tratta, almeno per molti aspetti, trama, modalità di sviluppo, struttura del protagonista investigatore.


Ma il tono del racconto è decisamente orientato allo humor. Anche la definizione del personaggio principale, il nostro Vince Carpenter, investigatore sfigato, pieno di guai (e di debiti naturalmente), braccato dagli sgherri dello strozzino, in rapporto di odio/amore con le forze di polizia, con la bella assistente che lo ama (non riamata, ci mancherebbe). Tutto insomma mi sembra avere lo scopo di canzonare un po’ il genere, anche se in un modo che, a mio parere, denota un certo amore dell’autore per i mostri sacri del noir.


Una prova divertente, un libro che si legge di getto, con gusto, e mi ha tenuto costantemente un mezzo sorriso sul viso. Mi viene da pensare che potrebbe essere solo il primo di una vera e propria serie, anche se mi chiedo dove andrà a parare il bravo Diego nel caso dovesse scrivere nuove avventure per il nostro Vince. Prenderà una piega più seria rientrando nei ranghi o manterrà il tono scanzonato, la commistione tra fantastico e noir? Sospetto che quest’ultima sarà la strada e rimango in finestra curioso di vedere se ho ragione o meno.


Nel frattempo vi consiglio di leggere questo racconto, se non disdegnate la miscela di generi e non vi scandalizzate per le invenzioni un po’ ardite. E ora scusate, devo andare fuori a vedere, mi è sembrato che qualcosa si muovesse in giardino e, sapete com’è, meglio controllare, prima che la situazioni precipiti.

Impressioni di lettura: Dagger 2 – Fratelli di sangue di Walt Popester


Avevo letto la prima parte di questa saga molto tempo addietro, credo che all’epoca non fosse neppure disponibile questa seconda, e mi era molto piaciuta. Nonostante avessi comprato il suo seguito non appena pubblicato, il momento di leggerlo è arrivato decisamente in ritardo. La cosa mi ha creato qualche difficoltà, durante la parte iniziale, per riagganciarmi alla storia precedente, non più troppo fresca nella mia memoria.

Disagio superato dopo qualche decina di pagine, mano mano che il romanzo prendeva sempre più forza. Consiglio intermedio: leggeteli di fila, se potete, la godibilità aumenta. Credo sia un fattore da considerare sempre quando si affronta una saga qualsiasi, non solo questa. Ora ho comprato il terzo e mi riprometto di non lasciar passare troppo tempo prima di affrontarlo.

Per quanto mi riguarda, nonostante alcuni degli altri personaggi siano piuttosto accattivanti, il maggiore motivo di godimento nel libro rimane proprio la figura di Dagger. La storia e l’ambientazione si complicano, rispetto alla prima puntata della serie, ma, come ho già detto, non ci vuole troppo per entrare appieno nel meccanismo narrativo e farsi trascinare nella lettura. Andando avanti, infatti, mi è diventato più difficile staccarmi dalle pagine così come più rapida è divenuta la lettura. Anche in questo caso, come per il precedente, il libro si conclude lasciandoci in sospeso. Questa è una saga in cui i vari libri, per quanto più o meno auto conclusivi, rimangono con forse troppi conti da saldare e molta carne già sul fuoco. Non amo particolarmente questo approccio, perché chiusa l’ultima pagina ho voglia di correre subito a iniziare il successivo capitolo, e questo a volte può essere frustrante (per esempio quando il libro seguente non è ancora stato pubblicato).

Capisco però quanto questo meccanismo sia prezioso sul fronte marketing, che un autore indie come Popester non può certo trascurare.

Confermo la mia valutazione rispetto al primo romanzo. Fantasy molto diverso dalla massa dei classici, originale e divertente. Sicuramente da considerare se siete amanti del genere e magari non disprezzate un po’ di senso dell’humor.

Impressioni di lettura: Nessun dove di Neil Gaiman


Ancora un libro di Gaiman, ma sapete già perché in questo periodo ho saccheggiato la produzione di questo autore. 
Mi piace notare come il titolo di questo testo dimostri quanto sia difficile fare il traduttore quando si ha a che fare con autori ricchi di fantasia come Gaiman e Pratchett. Il titolo originale infatti era  Neverwhere, non proprio la stessa cosa eh?

Neverwhere nasce come serie televisiva, Gaiman ne fa poi un romanzo, che rivede e corregge un paio di volte, se non sbaglio. Quella che ho letto dovrebbe essere l’ultima revisione, la più completa. Almeno per ora.

La trama ci porta in un mondo che vive sotto la Londra contemporanea, dove possiamo trovare creature molto particolari, dotate di poteri straordinari. Il protagonista  è un ragazzo del mondo “normale” che si trova per caso ad aiutare una fuggitiva del mondo di sotto e a causa di questo gesto rimane intrappolato nello stesso.

Anche questa volta vedremo i nostri personaggi principali evolvere, crescere, maturare e cambiare. Non mancano le sorprese, proprio nel comportamento di alcuni personaggi chiave. Inquietante quanto basta, spiazzante nella parte iniziale (questa signorina Porta è un’ingrata), originale come sempre. Gaiman ci mette a confronto con alcune delle nostre antiche paure, ma nonostante questo credo di poter dire che si tratta di una lettura adatta a tutte le età. Consigliato, come tutto quello che ho letto di questo autore.

Impressioni di lettura: La guerra della discarica di Luca Tarenzi


Voi non lo sapete, non tutti almeno, ma io vivo a circa tre chilometri da una discarica. Per mia fortuna i venti dominanti in questa zona fanno sì che questa si trovi sottovento rispetto a casa mia, ma quei rari giorni in cui tirano in senso contrario i miasmi mi ricordano la sua presenza a così breve distanza.

Più di una volta ho immaginato, nelle mie follie pre-sonno, mostri che si sviluppavano sotto la coltre di liquami e immondizia. Storie il cui epilogo era sempre simile e per niente felice per l’umanità. Che volete, la nostra la vedo come una grave colpa e il mio modo di immaginare una punizione è alquanto pittoresco. Purtroppo la natura in qualche modo ci somministra comunque un duro prezzo da pagare, ma lavora in modo meno eclatante.

Questo per farvi capire quanto mi possa aver colpito l’ambientazione di questo romanzo, una bella discarica di quelle puzzolenti e poco curate. Non ci sono i mostri che animavano le mie pensate notturne, ma c’è di meglio, un’intero mondo di tribù, folletti, forse normali animali trasformati dai veleni, forse antiche razze nascoste che hanno dovuto adattarsi a vivere delle nostre immondizie. Sono piccoli, sono (forse) magici, o forse hanno semplicemente poteri psichici, hanno un rapporto speciale con il veleno e, come tutti gli esseri viventi, lottano per sopravvivere.

Ecco, basterebbe questa ambientazione così originale per giustificarne la lettura.
Ma l’ambientazione, che è la prima cosa che mi ha colpito, ed è fantastica, non è la parte migliore. Non lo è neanche la trama, che pure mi ha tenuto incollato al libro e me lo ha fatto divorare (e mi ha fatto comprare la puntata successiva non appena finita l’ultima pagina).
No, la parte migliore di questo romanzo sono i personaggi. Non parlo solo di Cruna, troppo facile innamorarsi della ribelle, coraggiosa, incosciente, generosa (e andate avanti con gli aggettivi tipici dell’eroina). Ci sono Disgelo, Verderame, Livido, Albedo, Argiope, Bicorne…
Ognuno creato per offrirvi una bella caratterizzazione dell’umana natura. Abbiamo tutto, così non è difficile immedesimarsi nell’uno o nell’altro a seconda della propria inclinazione.
Personaggi con pregi e difetti, idee e dubbi, non perfetti, non banali. 

Dunque, riepilogando, abbiamo un’ambientazione originale e in qualche modo legata alla realtà, con richiami non banali a problematiche attuali. Abbiamo una storia avventurosa ed intrigante, che nel primo romanzo della serie lascia intuire sviluppi e sorprese in quelli successivi. Abbiamo personaggi vividi, ben strutturati, di cui è facile innamorarsi (oppure odiarli). Gli ingredienti ci sono tutti e l’insieme è davvero gradevole. Se proprio devo cercare qualcosa che non va, posso citare il Glamour. Ma si vede che chiamarlo fascino non rendeva bene. Va be’, perdono Luca in anticipo, ancora prima che ci spieghi perché l’ha voluto chiamare così.

Recensione sintetica: compratelo e leggetevelo. 
Raccomandazione per l’autore: fuori il terzo che intanto mi leggo il secondo.

Impressioni di lettura: Il figlio del cimitero di Neil Gaiman


Un altro romanzo di Gaiman, non vi dovete stupire, forse ricorderete che seguo un gruppo di lettura e una classe delle medie inferiori, e uno degli autori di cui abbiamo parlato è proprio il nostro Neil.

Come avete letto nella precedente recensione andando avanti con le letture questo autore continua a crescere nelle mie preferenze. Questo romanzo non fa eccezione, anzi consolida l’impressione positiva già costruita con le letture precedenti.

Si ripetono alcune delle caratteristiche di Gaiman: anche in questa storia il protagonista viene seguito nella sua evoluzione come persona, fino alla maturità. Molto originale come al solito la trama, bellissimi e divertenti i personaggi, interessanti gli spunti di riflessione.

Di questo libro ho anche una versione illustrata, molto bella, edita in Italia da Edizioni NPE, una piccola casa editrice specializzata in questo tipo di pubblicazioni. L’ho comprato online e ricevuto direttamente a casa, una cosa molto bella da toccare con mano per gli amanti del libro fisico, profumato e in particolare per chi adora le illustrazioni. La sceneggiatura di questa versione è leggermente diversa da quella del libro, e anche questo è un particolare intrigante.

Per incuriosirvi posso dirvi lo spunto iniziale della storia: un killer professionista stermina una famiglia, ma il più piccolo dei figli sfugge casualmente allo sterminio, perché si sveglia e trovata la porta aperta se ne va a spasso per la città finendo in un vecchio cimitero ora adibito a parco cittadino.
Gli eterei abitanti del cimitero adotteranno il bimbo e lo cresceranno con amore, proteggendolo da chi gli sta dando la caccia. E poi… e poi dovrete leggervelo 🙂

Anche in questo caso libro assolutamente consigliato, sia per ragazzi che per adulti.



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