Quattro chiacchiere su Sad Dog Project


Grazie a Leonardo Vannucci che ci ha voluto con sé, ecco un lungo ma spero interessante video dove io e tre amici autori parliamo del nostro progetto editoriale Sad Dog Project.

Purtroppo, o per fortuna, il mio chrome ha un’antipatia per youtube e così il mio video quasi mai viene attivato durante la diretta, potrete però godere della mia vocina.


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Un manifesto per gli autori #Indie


Alcuni giorni fa sono stato coinvolto da un gruppetto di amici autori nel lancio di un manifesto degli autori indie e volentieri mi sono associato a loro poco prima della sua pubblicazione.


Questo articolo racconta le mie riflessioni su questo tema. Lo scrivo consapevole di avere una visione limitata di questo mondo, di essere un amatore della scrittura, non certo un professionista e con la convinzione che alcuni editori, piccoli e meno piccoli, facciano un gran lavoro, con passione e con dispendio di energie e denaro.

Prima di tutto inserisco di seguito il testo del manifesto, libera traduzione da quello di Orna Ross, fondatrice e direttrice dell’ALLI (Alliance of Indipendent authors) e il link alla pubblicazione originale dello stesso sul blog dell’amica Cetta De Luca. Quindi cercherò di spiegare come lo interpreto.

Io sottoscritto dichiaro:

Che mai rinuncerò alle migliori opportunità di pubblicazione per gli autori e non permetterò all’industria editoriale di rinnegare le proprie responsabilità verso scrittori e lettori.

Pubblico i migliori libri di cui sono capace. Prima di farlo, ho imparato a soddisfare gli standard della pubblicazione industriale nella progettazione, formattazione, produzione, marketing e promozione del mio libro, e in seguito ho pensato a come spingermi in modo creativo oltre questi limiti. Nel fare del mio meglio, mi do anche il permesso di commettere errori, fallire, riprovare e fallire meglio.

Pubblico in tutti i formati e scelgo le piattaforme in modo da poter diffondere il mio lavoro nel modo più ampio possibile.

Decido autonomamente la pubblicazione delle mie opere avvalendomi degli strumenti tecnologici necessari per realizzare i libri in formato digitale. Quando lo ritengo opportuno decido anche di pubblicare la mia opera in cartaceo, sempre con l’obiettivo di renderla fruibili al maggior numero di persone.

Riconosco di essere più flessibile e più vicino al lettore di ogni altro operatore del settore. Proprio per questo invito quelli che si sentono minacciati dal self-publishing a ripensarci e a rivedere il loro pensiero nei confronti degli autori indie.

Non chiedo a nessuno il permesso di pubblicare, né una pacca sulla spalla, né un contratto che offende le mie competenze e il pubblico dei lettori. Invece, pongo domande sul modo in cui i servizi editoriali a pagamento e gli editori commerciali potrebbero meglio sostenere gli autori e servire i lettori.

Sono consapevole della mia posizione privilegiata in quanto sono autore ed editore di me stesso e proprio per questo posso permettermi, di pensare e ripensare il “libro” fino a che non sarò soddisfatto del mio lavoro. Una consapevolezza che mi accompagna in tutti i miei rapporti con gli altri professionisti dell’editoria e che si traduce in un vantaggio per me, per gli altri autori e per i lettori.

Sono orgoglioso del mio status di autore auto-pubblicato.


La prima cosa da dire su questo manifesto è che si tratta di una dichiarazione di forte impegno, da parte di chi lo sottoscrive, a lavorare in modo corretto allo scopo di produrre il migliore risultato possibile. Un impegno che l’autore indie si prende in prima persona, senza la possibilità di delegarlo ad altri. Questo però non significa che un autore indie si precluda la possibilità di pubblicare con editori in cui ha fiducia. Molti di noi lo hanno fatto e lo faranno, quando questo consenta di diffondere al meglio il nostro lavoro.


La seconda cosa che voglio evidenziare è come questa dichiarazione, anche se seguita alla lettera, non garantisce che il prodotto di tanti sforzi piaccia al lettore. Che sia buono da un punto di vista artistico. Sul piano formale e tecnico ci prendiamo un impegno a fornire un prodotto confezionato in maniera professionale, che sia da questo punto di vista paragonabile a quello fornito dalle migliori case editrici. Sul contenuto invece promettiamo di fare il nostro meglio, di lavorare in maniera corretta, di comportarci insomma come dei piccoli editori di noi stessi. Ma non possiamo promettere che i nostri libri piaceranno al lettore. Credo che nessuno possa fare tale promessa in buona fede, neanche i più grandi editori e gli autori più rinomati. 

Anche così, non tutti gli autori potranno sinceramente sottoscrivere questo manifesto. Persino qualche editore potrebbe trovarsi in difficoltà, almeno a giudicare dalla qualità formale di certe cose che vengono pubblicate. Se devo essere sincero nel leggerlo mi è venuto qualche dubbio, mi sono dovuto fare qualche domanda, un esame di coscienza, per così dire. E il risultato non è stato del tutto soddisfacente. Sono di certo e da tempo su quella strada, ma non posso dire di essere arrivato alla fine di questo percorso. Tuttavia mi sento di poter prendere un impegno in tal senso.


Non è un impegno solo verso chi ci legge, ma anche nei confronti degli altri autori indie. Perché ogni volta che un lettore apre un nostro lavoro e dopo poche pagine gli viene voglia di buttarlo, e magari lo fa, tutti noi che crediamo in questo modo di pubblicare ne riceviamo un danno. Se un nostro libro non piace a tutti non è un problema, ma se nelle prime pagine ci sono errori grossolani, che non meritano la definizione di refuso, se la copertina trasmette la netta impressione di non essere professionale, se la storia non ha né capo né coda, allora dovremmo ammettere di non aver rispettato questo patto.


Nel tempo il problema di essere identificati come autori di qualità nonostante la nostra scelta di essere indie è stato sempre molto sentito. Si è tentato in vari modi di affrontare il problema, associandoci insieme in modo da garantire una sorta di filtro di qualità, raccogliendo consensi individualmente e in tanti altri modi ancora. Questo manifesto è un segnale di questo tipo, non risolve nulla di per sé, ma spinge noi stessi a impegnarci in maniera consapevole, perché alla fine quello che conta è lavorare bene e produrre un risultato che possa trovare il favore di chi ci legge. E questo si ottiene solo lavorando in maniera professionale, non improvvisata, determinata e costante, senza tuttavia pensare di essere migliori di altri, degli editori in particolare, solo per il fatto di essere indie.


La discussione è aperta, tutte le idee sono benvenute.







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BUK Modena 2015


Sabato 21 febbraio e domenica 22 si svolge a Modena il BUK – Festival della piccola e media editoria.

Tra le tante presentazioni di nuovi libri che si svolgeranno durante la manifestazione vi sarà anche quella dell’antologia “Occhi di Drago” contenente otto racconti di autori vari, uno dei quali scritto da me. Sarò presente il sabato pomeriggio e la domenica mattina, o nei pressi dello stand della Gainsworth Publishing (stand 13 sala 1) o in giro a curiosare per la fiera. Di sicuro sarò alla presentazione dell’e-book, il sabato alle 18.30 (Sala Tignous). Sarà possibile comprare l’e-book dell’antologia allo stand, grazie alla potenza delle nuove tecnologie (ma non so bene come lo hanno implementato e sono curioso di vedere).

Se siete di Modena o nella zona o vi capita di passare veniteci a trovare, sarà un piacere.

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Pagine Sporche: Impressioni di lettura: “Il prossimo best seller, quasi un giallo” di Antonella Sacco


Come forse avete notato ho deciso di cambiare il titolo di questi articoli sostituendo il termine recensione con quello di “Impressioni di lettura”. 


Questo perché ritengo esprima con maggiore chiarezza quello che sono questi miei brevi articoli che riguardano i libri che man mano mi capita di leggere. Io non sono un critico letterario, non sono neanche un letterato, e neppure uno scrittore, sono piuttosto una persona che ama i libri, leggerli e si diverte a scrivere qualcosa di tanto in tanto. 


Non ho velleità di critico e mi limito a raccontarvi che cosa mi passa per la testa dopo che ho letto un libro, da semplice essere umano.

“Il prossimo best seller, quasi un giallo” è un racconto molto lungo, o un romanzo breve, insomma, sono una sessantina di pagine da leggere, e questo lo dico solo per far capire che è qualcosa che si legge velocemente. Non dirò molto della storia, perché non voglio rovinare a nessuno il gusto di scoprire dove vada a parare; leggetevi la sinossi e avrete un’idea dello spunto da cui parte l’autrice.

Dirò invece che è una lettura divertente, in particolare per chi, come me, abbia mai scritto qualcosa, o conosca anche di striscio il mondo dell’editoria, mondo che Antonella prende (non troppo) velatamente per i fondelli, insieme a una certa tipologia di autori. Se fosse un brano musicare questo racconto sarebbe il K522 di Mozart. Non manca comunque una vena di giallo e di satira politica.

Riassumendo, lettura veloce e divertente, con un pizzico di giallo, un po’ di satira e un finale che è la tipica ciliegina sulla torta.

Pagine Sporche: Come ti aggiusto il file


Il nostro bel romanzo è pronto per la pubblicazione. Lo guardiamo per l’ultima volta, è preciso, editato e corretto. Presto lo vedremo brillare là, sugli scaffali virtuali della libreria online.

Nel mentre ci deliziamo, immaginando il libretto confezionato, ci rendiamo conto che manca un passaggio fondamentale. Aiuto!

Per poter pubblicare il testo è necessario formattarlo e convertirlo nel formato richiesto dalla piattaforma scelta per la pubblicazione.

Antonella SaccoRoberto BonfantiMario Pacchiarotti e Concetta D’Orazio illustrano il procedimento di formattazione e conversione del file.

 

Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti

Concetta D’Orazio

 

Per quanto lunga e minuziosa possa essere l’opera di revisione di un libro, prima o poi l’autore dovrà trovare il coraggio di considerare concluso il lavoro e passare alla pubblicazione.

Già, pubblicare, in fondo è questo il vero nodo che rende un autore indie diverso da chi passa per le case editrici. Che lo si faccia per scelta o per necessità (e di questo ho già parlato), l’autore indipendente si qualifica così proprio perché pubblica autonomamente.

Anche se pubblicare oggi è molto più facile di alcuni anni or sono, rimane sempre un’attività che richiede qualche competenza in più di quelle necessarie a scrivere. In questo caso parliamo di e-book, quindi l’operazione è resa più semplice rispetto al libro stampato, dove la formattazione del testo e la sua impaginazione diventano di estrema importanza per il risultato finale.

Nell’e-book invece, salvo qualche caso particolare, l’impaginazione e la formattazione sono problemi di importanza marginale. Nei lettori di e-book infatti il testo viene quasi sempre presentato in maniera flessibile: si deve adattare alle dimensioni dello strumento di lettura, che può andare dal piccolo cellulare al tablet, fino al computer. Per questo motivo la formattazione dovrà essere minimale, giusto la separazione in capitoli, i salti pagina in alcuni casi, ma solo dove sia davvero necessario. Tentativi di disegnare il testo in modo vincolante portano solitamente a peggioramenti nel risultato finale che si trova di fronte il lettore.

Così un e-book andrà pensato con la sua copertina, la pagina del copyright, forse una prefazione, e infine i capitoli, separati da semplici salti pagina e con le sole formattazioni necessarie: dimensioni del font per i titoli, grassetto, corsivo e poco altro per il testo.

Si può certamente fare altro, ma per un romanzo è raro ci sia bisogno di altri accorgimenti. Se si vogliono aggiungere illustrazioni al libro è importante ricordare che queste devono essere dinamicamente ridimensionabili e che molti lettori le convertiranno in scale di grigi.

Il passaggio dal testo semplice, magari contenuto in un documento elettronico word open office, al formato e-book, avviene di solito utilizzando un tool specifico che effettua la conversione in maniera automatica, o quasi. Un’altra possibilità è quella di utilizzare un vero e proprio editor di e-book, come Calibre, per meglio padroneggiarne la composizione.

Molto dipende dal nostro target. Oggi sono due i formati principali di e-book sul mercato, uno distribuito da Amazon, il MOBI, e l’altro diffuso con più generalità presso un insieme eterogeneo di piattaforme, il formato EPUB. Il processo di trasformazione di un testo in formato word in MOBI è garantito dai tool Amazon e avviene in maniera trasparente per l’autore, salvo poi impazzire se qualcosa non viene gestita nella maniera che si vuole, andando a modificare il testo di partenza per renderlo digeribile al tool di conversione. La mia esperienza è che più si mantiene semplice la struttura e la formattazione del documento di partenza, più probabile sarà la corretta trasformazione in e-book da parte dei tool automatizzati.

Per l’EPUB invece molto dipende dalla piattaforma di distribuzione che si utilizza. In qualche caso infatti viene messo a disposizione qualcosa di equivalente ai tool Amazon, mentre altre volte ci sono disponibili servizi a pagamento che effettuano per voi la creazione dell’e-book.

Rimane sempre l’opzione di creare in casa il file EPUB e poi fornirlo direttamente alle piattaforme di distribuzione, o anche distribuirlo in proprio.

Strumenti come Calibre hanno reso questa operazione alla portata di tutti. I più tecnici potranno realizzare il proprio e-book senza problemi, mentre i meno avvezzi agli smanettamenti dovranno imparare ad utilizzare questo programma, o altri di questo genere. La presenza di numerose guide online, che spesso descrivono passo passo le operazioni necessarie, rendono meno oneroso questo percorso di apprendimento. Per i più pigri esiste anche l’opzione di creare per primo il formato MOBI, sfruttando le funzioni messe a disposizione da Amazon, per poi convertirlo tramite Calibre in formato EPUB, operazione che richiede davvero minimi interventi, ed ha buoni risultati per libri di tipo semplice, come romanzi, saggi e manuali senza illustrazioni.

Ho scritto due diversi articoli sul tema, uno che descrive la pubblicazione sulla piattaforma Amazon, in formato MOBI, l’altro invece copre l’utilizzo di una seconda piattaforma di pubblicazione, italiana, che fa riferimento a Narcissus.

Potrete trovare qualche particolare in più sugli aspetti tecnici della cosa.

In conclusione, oggi pubblicare un libro è un’operazione alla portata di tutti, sia dal punto di vista tecnico che economico, con molte opzioni a disposizione degli autori.

Ricordiamoci però che prima di farlo bisogna aver scritto qualcosa, ma questa è un’altra storia.

 

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