Impressioni di lettura: Cosa rimane di noi di Manuel Sgarella


Inizio ringraziando Manuel che mi ha consentito di leggere il libro in anteprima, è stato un piacere che spero di poter ripetere in futuro.

Alcuni libri sono meno facili da leggere di altri. Affrontare il dolore non è attività banale né per chi legge, né per chi scrive. Questa è una storia dove molti dolori si intrecciano, eppure non è una storia di disperazione, credo invece sia una storia di speranza.

Per Manuel è anche il primo romanzo thriller, un giallo con qualche sfumatura nera. Un esperimento ben riuscito, che sicuramente merita di non rimanere unico.

Ho amato particolarmente il protagonista, ex poliziotto del tutto smarrito dopo la scomparsa della figlia. Fantastico anche il suo “socio” improbabile, insieme formano una coppia perfetta per il genere.
Ben descritto e molto reale il rapporto con la moglie. Non conosco abbastanza bene Manuel, ma mi viene pensato che una descrizione così perfetta, così naturale, di un processo complesso come la distruzione e ricostruzione di un rapporto d’amore messo alla prova da una perdita pesante come quella di una figlia, la possa fare solo chi qualche perdita l’ha subita di persona, o l’ha vissuta da vicino. Mi auguro che così non sia, ma rimango affascinato dalla realtà che è riuscito a trasmettere.

Anche i sentimenti del poliziotto che indaga sulla pedofilia sono resi perfettamente. Bella insomma sia la trama, sia la resa dei personaggi. Non banale il finale, triste e insieme giusto, che porge omaggio alla speranza e all’amore. Un libro che si legge con piacere, che fa riflettere. Una mia personale considerazione, al di là della storia: certe ferite lasciano il segno, la cicatrice, ma continuare a vivere è la cosa giusta da fare, anche per chi non c’è più, serbandolo nel cuore.

Disponibile sempre a prezzo irrisorio su Amazon, ma oggi 23 aprile, giornata del libro, costa meno di un euro.


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Impressioni di lettura: La grande menzogna di Antonella Sacco


Quando un’amica pubblica un nuovo lavoro è inevitabile leggerlo, e grazie al cielo nella maggior parte dei casi è anche molto piacevole farlo.

Questo è uno di quei casi in cui ho provato davvero gusto nella lettura. Già la copertina ci introduce bene al racconto, un bel nero compatto che fa da sfondo e questa maschera che non si capisce bene chi sia. Colore che si addice alla narrazione. Potrei dire che è un giallo, visto che il morto (o morti) è presente. Sarebbe forse limitativo. Anche il mistero dell’identità della maschera riflette bene il mistero che attraverserà tutta la storia. Mistero che non solo riguarda il caso di cui si tratta, ma più in generale richiama una delle domande essenziali della nostra vita.

Come già mi era capitato con un altro libro di Antonella anche in questo caso si parla di scrittura. Stavolta però non c’è uno scrittore al centro della vicenda, ce ne sono almeno due. O tre. Forse. E c’è una bella rappresentanza del mondo che gira intorno alla scrittura, con tutti i suoi meccanismi perversi che si delineano.

Un racconto particolarmente interessante quindi per chi scrive, ma anche per chi si limita a leggere e godersi le storie che altri hanno voluto mettere nero su bianco.
Devo dire che me lo sono letto con gusto crescente man mano che andavo avanti, preso quasi nello stesso vortice che avvince il lettore raccontato. Buffo davvero descrivere se stessi leggere la storia di uno che legge la storia di uno che scrive la storia di uno che scrive. O qualcosa del genere. No, tranquilli, non c’è confusione, è tutto lineare e perfetto, la storia fila via liscia come l’olio trascinandovi con lei fino al suo epilogo.

Quale sia dovrete naturalmente scoprirlo da soli, il libro come sempre disponibile in e-book ha un costo irrisorio e vale la pena assaporarlo al posto di un caffè, o se siete ricchi, insieme. Ancora a chiedermi il finale? Inevitabile direi, e anche giusto. 

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Top Ten Amazon – ebook


#2: Avrò cura di te

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#4: Il baco da seta: Le indagini di Cormoran Strike (Salani Romanzi)

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#5: Io sono Malala (Garzanti Saggi)

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#6: Dora Bruder (Edizione Italiana) (Guanda Narrativa)

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#7: Uno splendido sbaglio (Garzanti Narratori)

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#8: Di impossibile non c’è niente

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#9: Io amo: Piccola filosofia dell’amore (Garzanti Saggi)

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#10: L’amante di Calcutta (Le tavole d’oro)

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Pagine Sporche: Impressioni di lettura: “Il prossimo best seller, quasi un giallo” di Antonella Sacco


Come forse avete notato ho deciso di cambiare il titolo di questi articoli sostituendo il termine recensione con quello di “Impressioni di lettura”. 


Questo perché ritengo esprima con maggiore chiarezza quello che sono questi miei brevi articoli che riguardano i libri che man mano mi capita di leggere. Io non sono un critico letterario, non sono neanche un letterato, e neppure uno scrittore, sono piuttosto una persona che ama i libri, leggerli e si diverte a scrivere qualcosa di tanto in tanto. 


Non ho velleità di critico e mi limito a raccontarvi che cosa mi passa per la testa dopo che ho letto un libro, da semplice essere umano.

“Il prossimo best seller, quasi un giallo” è un racconto molto lungo, o un romanzo breve, insomma, sono una sessantina di pagine da leggere, e questo lo dico solo per far capire che è qualcosa che si legge velocemente. Non dirò molto della storia, perché non voglio rovinare a nessuno il gusto di scoprire dove vada a parare; leggetevi la sinossi e avrete un’idea dello spunto da cui parte l’autrice.

Dirò invece che è una lettura divertente, in particolare per chi, come me, abbia mai scritto qualcosa, o conosca anche di striscio il mondo dell’editoria, mondo che Antonella prende (non troppo) velatamente per i fondelli, insieme a una certa tipologia di autori. Se fosse un brano musicare questo racconto sarebbe il K522 di Mozart. Non manca comunque una vena di giallo e di satira politica.

Riassumendo, lettura veloce e divertente, con un pizzico di giallo, un po’ di satira e un finale che è la tipica ciliegina sulla torta.

Pagine Sporche: Recensione: “L’enigma delle anime perdute” di Manuela Paric’


Ecco un altro libro che tenevo in evidenza da leggere da un bel po’ di tempo. 

Spalmato sul mio lettino a bordo piscina ho trovato la pace e il tempo per godermelo.

Il primo pensiero leggendolo? Che libro strano. 

C’è un modo di raccontare che non riesco a definire, mi viene da dire “obliquo”, come se tutto fosse visto da un punto di vista leggermente fuori campo, ma mi rendo conto di non riuscire a descrivere la mia impressione. Sta di fatto che questo modo di narrare, insieme secco ed essenziale, ma anche continuamente intriso dei sentimenti del narrato, si avvicina molto al mio sentire.

Ecco, forse mi piace proprio perché sembra quasi che il narratore invece di essere una voce asettica e lontana, sia invece un’estensione dei sentimenti dei personaggi narrati.

E sono proprio i personaggi ad essere la parte migliore. A partire da Mocha, un uomo che non posso non amare e che, non sono certo del motivo, nonostante lo stile di scrittura sia molto diverso, mi ha subito fatto venire in mente Maigret di Simenon. Forse perché entrambi sono, in maniera diversa ma simile, uomini di forti passioni, fisici, spinti dalla necessità interiore, caparbi nel loro intento. C’è un momento in particolare quando Mocha cammina sotto la pioggia che mi ha ricordato un’analogo momento in cui Maigret affronta la pioggia con simile indifferenza proprio nel primo libro della serie.

Pensando ai personaggi del libro me li sono immaginati dipinti con tratti forti a china e colori cupi in pennellate nervose. È il mio modo di inquadrare i libri, mi immagino la “mia” copertina.

Un finale che fa un po’ male, a noi così come a Mocha, e che ci lascia con la consapevolezza che il mostro molto spesso è nascosto tra noi e, a volte, dentro di noi.

Un piccolo messaggio per Manuela: scrivi ancora, a qualcuno i tuoi racconti piaceranno, ad altri no, ma credo proprio che valga la pena continuare.

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