Annuncio: disponibile da oggi la raccolta di racconti di fantascienza: “Fughe”


Dopo tanto annunciare e tentennare è arrivato il momento di pubblicare “Fughe”. Il libro è già disponibile in digitale e ordinabile anche in cartaceo con spedizione in pochi giorni. Ricordo che il libro è scaricabile gratuitamente per i clienti Amazon Unlimited.

Ho raccolto in questo volume alcuni dei racconti scritti tra il 2014 e il 2015, in particolare gran parte di quelli che si potevano anche solo vagamente definire appartenenti al genere fantascientifico. Sono certo che molti lettori dissentiranno su questa mia attribuzione, ma non entrerò mai in polemica sulla definizione di genere letterario, mi accontenterò di ignorarla in allegria, c’è gente molto più brava di me per queste cose.

Ognuno di questi racconti, ognuna delle cose che scrivo, nasce sempre dal mio ragionare su un argomento preciso, spesso legato all’attualità. Quello che amo fare è cambiare le carte in tavola, porre domande. Non aspettatevi tuttavia che vi fornisca anche le risposte. In ogni caso spero di aver suscitato un pizzico di dubbio in qualcuno di voi.
Ecco di seguito qualche nota sui singoli racconti inclusi, da leggere se siete curiosi di sapere cosa mi ha spinto a scriverli.

Come ai vecchi tempi nasce dalla mia completa sfiducia nell’idea che Dio, ammesso che esista, abbia un qualsiasi connotato umano: ira, dispetto, compiacimento, riconoscenza. Niente di meglio quindi che fare ironia supponendo invece di avere di fronte un Dio che sia proprio così.
Il racconto è stato pubblicato da Historica Edizioni in un’antologia dedicata a racconti di autori dell’area romana, “Racconti Capitolini”.

Teutovirus prende per il naso l’idea che gli uomini si possano giudicare per categorie razziali, piuttosto che religiose o di altro tipo. Lo fa alla maniera dei matematici, assumendo che la genetica davvero determini senza fallo i comportamenti umani. Ho pubblicato questo racconto nella collana “Short Dogs” del Sad Dog Project.

Dente per dente ha avuto origine dal fastidio che provo ogni volta che, di fronte a certe situazioni, reati, violenze, sento le persone parlare di contrappasso. Qui creo la situazione perfetta per applicare questa legge e dimostro, spero, quanto sia in realtà difficile essere giusti anche avendo a disposizione un’arma così potente. Il racconto si è classificato secondo nell’edizione 35 del Premio Writers Magazine ed è stato pubblicato nel numero 43 di quella rivista.

Cena Vegana è uno dei tanti giochi sul cibo, un tema che mi affascina molto, in special modo nei suoi estremi, sia in eccesso che in difetto. La domanda riguarda più in generale le passioni assopite e il prezzo che si è disposti a pagare per rianimarle. Con un pizzico di follia e ironia, naturalmente.

La soluzione è una mia farneticazione sulla guerra e le sue armi. La tentazione di sfruttare la propria presunta superiorità e l’estremo distacco che la tecnologia ci può garantire mentre si uccidono altri esseri umani sono temi centrali e pongono domande difficili. La tecnologia che descrivo temo potrebbe diventare prima o poi fin troppo realistica.

La valigia color ciclamino e Acqua su Marte rientrano nella mia abitudine di prendere un po’ in giro la supponenza di certi potenti. L’idea molto diffusa in certi popoli di essere al centro di tutto. Scoprire che non lo siamo può essere piuttosto duro.

Macellai ha di nuovo a che fare con il cibo. Rimango basito quando le persone, per difendere una posizione non violenta, dimostrano odio nei confronti di altri esseri umani. C’è una evidente incoerenza che tuttavia costoro non sembrano percepire. Questa storia non fa che esasperare il problema e mostrarne le conseguenze finali. Rappresenta anche, come di certo avrete colto, un omaggio a un cantautore che amo molto.

La preda perfetta racconta la brutta fine di un predatore sessuale che qui rappresenta tutta la classe dei predatori, quelli che usano la forza, qualsiasi forza, come mezzo per ottenere quello che si vuole senza riguardo per gli altri. A loro si ricorda che, per quanto si possa essere forti, esiste sempre un predatore più grosso e cattivo di noi.

Lo stesso tema è ripreso nel racconto Il cacciatore, dove un diverso genere di predatore si trova di fronte qualcuno più feroce e spietato di lui. Anche qui i ruoli vengono scambiati, un po’ per gioco, un po’ per far riflettere sul modo in cui trattiamo questo nostro pianeta e le specie con cui coabitiamo.

Inshallah affronta un tema molto attuale, quello del grande esodo di profughi che investe l’Europa, ma lo fa ancora una volta ribaltando il tavolo. Una glaciazione abbraccia la Terra e stavolta sono gli europei, un tempo più ricchi e fortunati, a dover fuggire per salvare la propria vita. E su tutto spira forte il tema del karma.

Paleocoder è una storia dove, con toni spero divertenti, descrivo un possibile futuro remoto attraverso il quale raccontare un nostro probabile futuro prossimo. Qui il gioco assume un suo ruolo importante ma molti elementi che hanno una valenza comica rappresentano anche spunti di riflessione sul nostro mondo e le sue follie. È il più recente dei miei racconti e si coglie qualche sprazzo di quello che potrebbe arrivare in seguito.

Infine ho inserito nella raccolta Madre Terra e La Strada, due vecchi racconti già presenti nella mia prima pubblicazione indie. Mostrano il mio stile di scrittura degli anni novanta dello scorso secolo. Considerateli come un bonus aggiuntivo.

Che dire ancora? Correte a comprare il libro su Amazon e non dimenticate di farmi sapere le vostre impressioni.

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Impressioni di lettura: “Livido” di Francesco Verso


Ma come, un altro libro di Francesco Verso? Be’, vi avevo detto che mi era tornata la voglia di fantascienza, quindi mi sembra doveroso affrontare gli autori italiani e Francesco è sicuramente uno di quelli da considerare. Un libro non è abbastanza per farsi un’idea e forse neanche due, quindi era inevitabile che dopo e-Doll volessi leggere altro. 

Aggiungo che sono ben contento di aver letto Livido, perché per il mio gusto questo romanzo è un gradino sopra a e-Doll. Non riesco a trovare difetti, mi è piaciuto tutto, la storia, l’ambientazione, i mille particolari, ma soprattutto tocca le mie corde la problematica dei nexumani.

La possibilità di scaricare la propria memoria e ricaricarla in una versione artificiale di noi è il trucco che Francesco si inventa per metterci di fronte a parecchi interrogativi. Domande che io mi sono posto tante volte, da appassionato di fantascienza e da (aspirante) scrittore. Un dedalo che mi attrae in maniera irresistibile. Un uomo artificiale che nasce con tutti i miei ricordi e ha le mie capacità mentali è davvero diverso da me? Si tratta della stessa persona o di una individualità diversa? Posso considerarlo umano? Sarà capace di provare sentimenti? Può morire? Che significato ha la morte per lui? E via con altre domande di questo tipo, a decine, a centinaia.

Non sapete quante mezze storie a riguardo mi ronzano da sempre nella testa. Il mio modo di affrontare questo tema al momento è differente da quella di Livido. La storia che sto scrivendo ha dentro la problematica nexumana, in un certo senso, ma di un tipo del tutto diverso. E non è la sola cosa che ho in cantiere dove si tocca l’argomento. Questo solo per dirvi quanto mi affascini il tema. 

Un tema che in Livido funziona alla grande. Viene posto in maniera meno diretta che in tanti altri romanzi che affrontano il nexumano, perché il protagonista che seguiamo passo passo è un umano e solo indirettamente lo è anche la sua amata artificiale. Eppure alla fine nella nostra testa ronzano tutte quelle domande. O almeno, spero per voi che ronzino nella vostra come hanno fatto nella mia.

Insomma, un gran bel libro davvero. Non posso volere di più, fantascienza italiana, bella e interessante, scritta come si deve e potente nelle domande che pone.
E qui chiudo, che vado a vedere se c’è altro di suo da comprare.


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Impressioni di lettura: “La grande storia del tempo” di Stephen Hawkings


Questo è un libro divulgativo. Ha l’intento cioè di diffondere al maggior numero di persone possibile alcune competenze di base, informazioni minime, che facciano comprendere almeno in forma generale le leggi essenziali della fisica, della cosmologia, la natura delle cose.

Io non ho mai completato gli studi universitari di Matematica e quindi, pur avendo delle basi consistenti su questi temi, sono rimasto un po’ indietro con gli sviluppi avvenuti in questi decenni, e anche regredito come strumenti a disposizione per comprenderli fino in fondo.

Questo è però un libro indirizzato teoricamente all’uomo della strada quindi ho pensato che potesse fare al caso mio. Devo ammettere che in alcuni passaggi, in particolare nei capitoli finali, ho fatto un po’ di fatica a seguire tutto, ma tirando le somme posso dire che si tratta di un bel libro, che offre la possibilità di rinfrescare qualche conoscenza giovanile, per chi le aveva, o di esplorare in una forma il più semplificata possibile i misteri del cosmo e della materia/energia.


Non mi sento di dire che è un libro per tutti, nonostante si percepisca lo sforzo fatto dall’autore affinché sia per molti. Ci riesce per gran parte del tempo, ma penso che andando avanti diventi man mano più difficile seguire davvero bene i discorsi fatti per chi non ha almeno una base minima. Rimane comunque leggibile, magari facendo qualche atto di fede (ma forse non è quello che vuole fare chi affronta un libro di scienza).


Mi sento di consigliarlo a chi ha almeno qualche nozione di fisica e cosmologia e vuole aggiornare e ampliare la conoscenza del tema.

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Cosa bolle in pentola (Settembre 2015)


Settembre è spesso il mese in cui ho più tempo sia per scrivere che per leggere. La cosa si percepisce facilmente dal mio report. Il che mi fa pensare a quante cose potrei fare se avessi più tempo libero.
Ma non ci lamentiamo troppo, possiamo compensare tentando di campare il più a lungo possibile.


Siamo la goccia che diventa mare

Ho inviato il manoscritto a un editore in occasione di un concorso annuale. Attenderò quindi l’esito di questo tentativo e se dovesse andare male tornerò alle intenzioni iniziali, che erano quelle di pubblicarlo come indie.
Gira gira, comunque vada, non uscirà ormai prima del 2016. Se penso che avevo pianificato di pubblicarlo nella seconda metà del 2014 mi rendo conto quanto avessi sottovalutato il lavoro che c’era da fare.


Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

La situazione su questo progetto è piuttosto fluida. Come già in agosto finisco ogni tanto per scrivere qualche pezzetto, ma niente di organico. La trama per quanto chiara nella mia testa, serpeggia a modo suo nei rivoli secondari. Volendo andare sul concreto ho raddoppiato il materiale, o almeno così mi dice Scrivener. Siamo quindi intorno alle centomila battute. Niente di che, ma ho l’impressione che andrà avanti così per parecchio tempo.
Volendo darmi un obiettivo realista e al tempo stesso sfidante direi che se fosse pronto da mandare in giro per editori a fine 2016 sarebbe una gran cosa. Sempre che arrivi mai a finirlo.

Racconti Rifiutati (anche no)

Il mese scorso ho detto di aver inviato un racconto per il Premio Writer’s Magazine 36. Devo fare una rettifica, era per l’edizione 37. In settembre ho rivisto un racconto che avevo abbozzato e l’ho inviato a uno dei due concorsi Cultora in scadenza (se scrivete dateci un’occhio, può valere la pena partecipare). Per il secondo sto rivedendo un altro racconto. Riprendere in mano quello che si è scritto parecchio tempo prima è un ottimo esercizio, si comprendono alcuni errori fatti (e che magari si rischia di continuare a fare) e si riesce a valutare meglio se è il caso di accantonare del tutto quella storia o lavorarci ancora sopra. Il micro racconto per 99 parole non ha fatto strada, ci si riprova il prossimo anno.


Nel frattempo mi sono venute un paio di idee per tentare una partecipazione al concorso Robot, non sono ancora sicuro che siano degne, per ora sto scrivendo, deciderò alla fine, anche se tendo come al solito a partecipare anche solo per tradizione e amore per il concorso e la rivista.


Ed ora parliamo di gatti. Come vi avevo detto la volta scorsa da una traccia era partita la scrittura di un racconto un po’ particolare, probabilmente un fantasy o qualcosa del genere, che ha come protagonista una gatta. Non è però un libro per ragazzi. O almeno non sono queste le mie intenzioni. Ho scritto ancora un po’, la struttura prevede una serie di episodi e ne ho già delineati un paio. Come quantità siamo già sulle quarantamila battute, quindi direi che il target finale non dovrebbe essere un racconto lungo ma piuttosto un romanzo breve.


Oltre a questo ho avviato anche un progetto dove (a grande richiesta) torna all’opera la piccola e graziosa Evelin di “Madre Terra”. Stavolta sarà alle prese con un giallo “leggero”, e nello stesso tempo dovrà decidere come risolvere un problema che gira intorno all’idea di handicap e di superamento dello stesso. L’ambientazione è sempre quella del mondo delle Porte e la collocazione temporale è qualche tempo dopo l’episodio di “Madre Terra”. Molti mi avevano fatto domande riguardo la mia intenzione di tornare su questo personaggio e ora mi è infine partita la penna. Sono già seduto su settantamila battute e c’è ancora da scrivere parecchio, quindi anche qui potremmo pensare a un racconto lungo o a un romanzo breve.


Rimane l’idea di pubblicare una raccolta e sono tentato di aggregare tutto intorno al concetto di “Racconti Rifiutati (ma anche no)”. Vedremo, magari tra qualche mese.

Letture

Ecco le letture di Settembre:


Cronache di Mondo9 – Dario Tonani – (Impressioni di lettura)
Tutti i mondi di Mondo9 – AAVV
Cacciatori di Ombre – Julia Sienna – (Impressioni di lettura)
Magia d’amore – Marinella Zetti – (Impressioni di lettura)
L’amore in sospeso – Flaminia Mancinelli – (Impressioni di lettura)
Bambino n.30529 – Felix Weinberg – (Impressioni di lettura)
Eroe in prova – Valeria Barbera – (Impressioni di lettura)

Sarebbe un bel mucchietto di carta, se si fosse trattato di carta. Come sempre spazio un po’ in tutti i generi. Abbiamo la fantascienza di Mondo9 (voglio chiamarla così), il fantasy classico di Julia Sienna, un rosa o quasi, un libro potente come “L’amore in sospeso”, un urban fantasy (o quello che è) e infine il libro di Weinberg sulla sua esperienza nei campi di concentramento.


Che dire, sono contento e spero di riuscire a scrivere e leggere così anche in ottobre.

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Impressioni di lettura: “Magia d’amore: amori in transito al Pink Bazaar” di Marinella Zetti


Ogni volta che mi accingo alla lettura di un libro di genere rosa sono costretto a pormi la solita domanda: perché è così raro che un testo di questo tipo mi piaccia? Alla fine mi sono dato una risposta: il genere non ha niente a che fare con la mia resistenza a leggere storie romantiche, il vero problema è una pura questione di stile.

Tutto quanto si potrebbe sintetizzare in una forte allergia alle frasi iperboliche, agli eccessi, alle continue ripetizioni di concetti banali, al miele che cola, alla pornografia camuffata. E purtroppo dovrete riconoscerlo con me, di questa roba sono pieni interi volumi, magari anche di successo.

Parliamoci chiaro, non tutto è così. Ci sono di certo tanti autori che si allontanano da questi stereotipi. Tra quelli che ho già letto posso citare Manuel Sgarella e Cristina Bergomi, solo per dire i due che mi vengono in mente al volo mentre scrivo queste poche righe, ma ce ne saranno di sicuro tanti altri che ancora non ho avuto il piacere di approcciare fino a questo momento.

Provo quindi un piacere particolare nel raccontarvi la mia esperienza nel leggere questo libro. Non è solo perché considero Marinella un’amica, ma soprattutto perché questo romanzo, pur potendosi definire a pieno titolo un vero e proprio rosa, una storia romantica che tratta dell’amore e dei suoi problemi, lo fa con grazia e con uno stile pulito. Non c’è niente di quello che odio in questo libro, e c’è invece tanto di quello che amo. Qui si dimostra che si può raccontare una storia sull’amore senza rinunciare a rimanere ancorati alla realtà, affrontando anche, in maniera delicata e quasi casuale, temi piuttosto delicati che spesso sono abusati perché di moda e quasi mai gestiti per quello che sono, come correttamente avviene invece in questo caso.

Anche il finale mi piace, perché non offre la solita chiusura perfetta, ma pur trattandosi certo di un lieto fine, lascia aperta la strada alla realtà della vita, che perfetta purtroppo non lo è quasi mai, e mai, proprio mai, ci offre certezze. 
Eppure si vive, eppure ci piace e ci fa gioire.

Un libro quindi quasi perfetto (ci sono un paio di refusi nelle prime pagine e non mi sarebbe dispiaciuta un’ambientazione italiana), per la storia, per lo stile, per i temi e per l’umanità dei personaggi. Una storia d’amore che potrebbe essere tranquillamente quella di uno di noi, realistica e vibrante. Qualche messaggio importante.

Lo raccomando di cuore a chi ama il genere e anche a chi come me non lo ama particolarmente, potrebbe essere per voi una gradevole sorpresa, e cosa sarebbe la vita senza un po’ di stupore?


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