Impressioni di lettura: Amandoti: L’amore in bilico di Flaminia Mancinelli


Leggere e parlare dei libri di Flaminia è per me sempre molto difficile. Anche se non ci siamo mai incontrati, nel tempo si è instaurato tra noi un rapporto di amicizia. Così, dietro ogni frase e ogni parola io vedo lei. Non perché la identifichi nei protagonisti dei suoi romanzi. Qualche pezzettino dell’autore si trova sempre, ma non è tanto questo. Il problema è che Flaminia scrive con tutta la forza del suo cuore, con tutta la debolezza del suo cuore, con tutto il tormento.


Perdonatemi quindi se non scenderò troppo nel dettaglio, mi parrebbe quasi di mostrare l’anima di un’altra persona, che percepisco attraverso quello che scrive.


Anche questa volta è una storia d’amore. Naturalmente non è una storia senza problemi, al contrario, è un problema che costruisce una storia e la cosa è talmente imprevista, talmente sorprendente, da rendere impossibile credere nella possibilità che quella gioia sia duratura. È la paura di essere amati, la paura di perdere quello che non si è mai avuto, di illudersi di averlo avuto.


Sentivo la voce di una bambina mentre leggevo, il ricordo di una voce che alla domanda vuoi questo, ti piace quello, rispondeva immancabilmente: “Posso anche non averlo, posso anche non farlo.” La stessa paura di perdere che si trasformava nella decisione di non mettersi in gioco. Il voler soffrire subito, di una sofferenza pianificata, attesa, inevitabile, piuttosto che rischiare di essere felici e dover poi, forse, soccombere all’enorme disastro di perdere quella gioia, quell’attimo di felicità. Meglio non amare, che aver amato e perso.


Ma questa storia, la storia di un’amante e di un amore, scivola dalla parte giusta della lama, ci lascia sperare per il nostro personaggio e mi lascia sperare per la mia cara amica.


E la mia personale riflessione su questo libro e sull’amore è un augurio a tutti quelli che cercano il vento più impetuoso e non riescono a godere delle dolcezze di un porto. Che l’ozio della terraferma vi sia amico, perché se forse la rinuncia alle tempeste può sembrare a prima vista una gran perdita, va messo sull’altro piatto la possibilità di scalare le montagne, impresa che richiede piedi fermi e corde solide. Vi auguro entrambe e un prezioso compagno di avventura.

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Impressioni di lettura: “I tuoi occhi sono qui” di M.S.


Sono sempre intrisi di dolce e amaro i libri di questo autore, come è la vita d’altronde. Forse è per questo che sono letture che affronto volentieri.

Questa storia si intreccia, o se vogliamo ha radici, in quella che avevo già letto in “Come grilli e stelle“, e non si tratta certo di una coincidenza. Ritrovare un personaggio in un nuovo libro è sempre un piacere, ma in questo caso un piacere un po’ aspro, visto che lo scotto da pagare è la perdita di un altro protagonista. 

Ma il tema di questo romanzo è proprio questo: il ritorno dal dolore, la rinascita, la riappropriazione della capacità di amare ancora, nonostante tutto.
Un tema che tocca direttamente o indirettamente la vita di molti di noi. Un percorso non facile, che spesso ha bisogno di un qualche evento speciale, di un incontro, di una persona capace di rompere il guscio protettivo che chi ha sofferto si è creato intorno. Non sempre si riesce, ma quando accade tutto torna a fiorire e il futuro diventa una nuova vita, una nuova occasione, forse più fulgida che mai.

Una storia d’amore con dentro altre storie d’amore. Un dramma con dentro altri drammi. Un intreccio non troppo complesso da seguire ma che funziona e ci porta a ragionare su questo tema grande che è l’incrocio tra amore e dolore.

L’ho letto con piacere e l’ho apprezzato, non posso che rinnovare la mia stima per un autore che sa dipingere un quadro rosa senza dimenticare che la vita ha anche altri colori.

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Impressioni di lettura: “L’ultimo elfo” di Silvana De Mari


È difficile spiegare quanto mi sia piaciuto questo libro, ma ci proverò, farò del mio meglio perché quello che ho dentro venga fuori.

Si può dire che questo sia un libro di genere fantasy, perché ci sono gli elfi e i draghi, anzi per essere precisi, UN elfo e UN drago, gli ultimi delle loro rispettive specie, e in qualche misura c’è qualcosa che assomiglia alla magia. Ma il velo di genere è talmente sottile che quasi non ci si rende conto della sua presenza. 

Quello che conta invece sono i personaggi, Yorsh per primo (anzi Yorshkrunsquarkljolnerstrink, sempre per essere proprio precisi), Monser e Sajra suoi salvatori, il drago, la piccola meravigliosa Robi.

Quello che conta è l’equilibrio squisito tra drammaticità, dolcezza e ironia che riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, in ansia per le vicissitudini dei suoi amati personaggi e allo stesso tempo gli strappa spesso risate e sorrisi. Contano i messaggi che permeano il libro, semplici e complessi insieme. No, non è solo un romanzo fantasy, credo sarebbe più giusto chiamarlo romanzo di formazione, la storia di Yorsh è quella del passaggio dal mondo dei “nati da poco”, pieno di terrore e gioia, così ricco di ingenuità e stupore, denso di emozioni, a quello degli adulti, difficile, complicato, fonte di grattacapi e che richiede decisioni, scelte, travagli interiori e fisici.

E il miracolo è che tutto questo viene reso dall’autrice in una maniera tale da essere alla portata di qualsiasi lettore, anche dei più giovani. Le situazioni più melanconiche e tristi, drammatiche perfino, vengono diluite dalla dolcezza di Yorsh, stemperate dal suo involontario umorismo. Anche i pericoli diventano divertenti e svaniscono quando l’amore e la gioia di Yorsh da dentro vanno fuori, e poi di nuovo, entrano dentro gli altri.

Se volete addormentarvi con il sorriso sulle labbra, questo è il libro da portare a letto, andatelo a cercare, lo trovate ancora sia nuovo che usato, persino nelle biblioteche, trovatelo e portatevelo a casa, o magari scaricate l’e-book, però sappiatelo, vi innamorerete di Yorsh, di Robi, di Silvana, e non potrete fare a meno di averne una copia da tenere in mano. Io l’ho letto e poi regalato, per questo mi è toccato ricomprarlo. Se avete dei figli leggetelo ad alta voce, con loro, fatelo e mi ringrazierete.

Infine, chiudo questo breve articolo con un atto doveroso, qualcosa che tenta di uscire da dentro e andare fuori. Grazie Silvana, grazie con tutto il mio cuore.

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Impressioni di lettura: “L’antro del drago” e “Murder, She Baked” di Diego Tonini


Diego Tonini è uno degli autori insieme ai quali sto portando avanti l’esperienza del “Sad Dog Project“, un amico insomma. Mi sono chiesto per un milionesimo di secondo se fosse il caso di non pubblicare articoli quando leggo qualcosa scritto da persone che conosco, ma ho archiviato il caso senza troppi mal di pancia. Mantengo la regola, di quello che leggo vi parlo, fine.

Questo racconto, edito dalla Gainsworth Publishing, lo si trova solo in digitale, quindi a un costo contenuto. Si tratta peraltro del seguito di un precedente lavoro, “L’ultimo Eroe“, sempre pubblicato con la stessa casa editrice e sempre disponibile solo in versione e-book.

Se dovessi sintetizzare potrei dire che sono “fantasy classico ironico”. Il nostro eroe è un nano cornuto (non nel senso che la moglie intreccia i suoi peli con quelli di altri maschi ingrifati, ma nel senso che tiene proprio fisicamente le corna, anzi IL corno, visto che uno se l’è perso da qualche parte). Un nano che non ricalca molto bene lo schema dell’eroe classico senza macchia e senza paura. Di difetti il nostro ne ha parecchi e il mondo dove vive non è certo rose e fiori.

In questa seconda puntato dovrà affrontare un drago. E anche qui…
Ma non voglio svelare troppo, tanto avete capito che siamo fuori dagli schemi ordinari.
Un racconto che io ho trovato divertente, piacevole, intelligente. So che una terza puntata è già in arrivo e spero che magari quando ci sarà anche quella si possa pensare a una versione in carta, che fa sempre un certo effetto 🙂

Visto che sono qui vi citerò un altro racconto che ho letto di recente, sempre di Diego, e che abbiamo pubblicato nella collana Sad Dog. Si tratta di “Murder, she baked“, una storia di genere completamente diverso… o forse no. Be’ è ambientato nella nostra epoca e potrei definirlo un piccolo thriller a sfondo horror, ma l’ironia è la stessa. Vi raccomando anche questo, lo potete trovare su Amazon sia in e-book che cartaceo, o anche nella raccolta “Frozen Dogs“, ma in quest’ultima solo per questo periodo festivo, quindi approfittatene, ci sono anche racconti miei e degli altri autori Sad Dog.

Per quanto riguarda le mie ultime letture di racconti scritti da Diego per ora ho finito, ma capiteranno ancora, visto che Sad Dog non ha certo completato il suo corso.


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Impressioni di lettura: “Io e Kamo” e “L’occhio del lupo” di Daniel Pennac


Quando sento parlare di racconti “per ragazzi” mi viene sempre un prurito al naso. Credo sia una reazione allergica, allergia al luogo comune. Il problema è che questa etichetta, “per ragazzi”, viene interpretata dai più con un fondo di disprezzo. Non è roba buona, è robetta per bimbi, sembrano pensare affibbiando l’etichetta. Come se ciò che viene qualificato come leggibile dai ragazzi, non lo fosse anche dagli adulti.

Va bene, smetto di brontolare e passo ai due libri di oggi. Sono appunto due piccolissimi volumi di Daniel Pennac, entrambi indirizzati al pubblico più giovane, ma vi assicuro godibili anche dai grandi.

In “Io e Kamo” troviamo il rapporto tra i ragazzi e il loro insegnante, burbero e antipatico, capace di costringere i marmocchi a svolgere temi astrusi. Proprio lo svolgimento di uno di questi temi si trasformerà in un’avventura, quasi un incubo, con un finale che farà capire ai nostri eroi quanto sia complicato, a volte, comprendere gli altri, a meno di non mettersi letteralmente nei loro panni.

Racconto scorrevole e divertente, con una morale semplice ed efficace.

Il secondo racconto, “L’occhio del lupo”, ha una struttura narrativa molto particolare, raramente la troverete in altri racconti indirizzati ai ragazzi.
Ritroviamo in fondo alcuni messaggi che avevamo nel primo racconto, la difficoltà di interagire con il diverso, lo sforzo necessario per comprendere il suo punto di vista.

Il lupo e il bambino che si osservano in questo racconto fanno un po’ alla volta il percorso necessario per arrivare alla comprensione dell’altro, e quando questa arriva tutti i pezzi del mosaico, anche i più strani, tornano al loro posto. Ogni comportamento trova una spiegazione.

Pare che Pennac una volta, interrogato su quale fosse il suo racconto che preferiva, abbia indicato proprio “Io e il lupo”. Non so se è davvero il suo racconto più bello, ma certo ha in sé qualcosa di speciale che me lo ha fatto apprezzare in maniera particolare.

Sono due libri che possono essere letti dai genitori ai figli, di cui poi parlare, che probabilmente stimolano domande e interrogativi. Il che, lo dovreste sapere, oltre a essere un bene, è anche la cosa che più apprezzo in un libro.

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