Impressioni di lettura: “Io e Kamo” e “L’occhio del lupo” di Daniel Pennac


Quando sento parlare di racconti “per ragazzi” mi viene sempre un prurito al naso. Credo sia una reazione allergica, allergia al luogo comune. Il problema è che questa etichetta, “per ragazzi”, viene interpretata dai più con un fondo di disprezzo. Non è roba buona, è robetta per bimbi, sembrano pensare affibbiando l’etichetta. Come se ciò che viene qualificato come leggibile dai ragazzi, non lo fosse anche dagli adulti.

Va bene, smetto di brontolare e passo ai due libri di oggi. Sono appunto due piccolissimi volumi di Daniel Pennac, entrambi indirizzati al pubblico più giovane, ma vi assicuro godibili anche dai grandi.

In “Io e Kamo” troviamo il rapporto tra i ragazzi e il loro insegnante, burbero e antipatico, capace di costringere i marmocchi a svolgere temi astrusi. Proprio lo svolgimento di uno di questi temi si trasformerà in un’avventura, quasi un incubo, con un finale che farà capire ai nostri eroi quanto sia complicato, a volte, comprendere gli altri, a meno di non mettersi letteralmente nei loro panni.

Racconto scorrevole e divertente, con una morale semplice ed efficace.

Il secondo racconto, “L’occhio del lupo”, ha una struttura narrativa molto particolare, raramente la troverete in altri racconti indirizzati ai ragazzi.
Ritroviamo in fondo alcuni messaggi che avevamo nel primo racconto, la difficoltà di interagire con il diverso, lo sforzo necessario per comprendere il suo punto di vista.

Il lupo e il bambino che si osservano in questo racconto fanno un po’ alla volta il percorso necessario per arrivare alla comprensione dell’altro, e quando questa arriva tutti i pezzi del mosaico, anche i più strani, tornano al loro posto. Ogni comportamento trova una spiegazione.

Pare che Pennac una volta, interrogato su quale fosse il suo racconto che preferiva, abbia indicato proprio “Io e il lupo”. Non so se è davvero il suo racconto più bello, ma certo ha in sé qualcosa di speciale che me lo ha fatto apprezzare in maniera particolare.

Sono due libri che possono essere letti dai genitori ai figli, di cui poi parlare, che probabilmente stimolano domande e interrogativi. Il che, lo dovreste sapere, oltre a essere un bene, è anche la cosa che più apprezzo in un libro.

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Impressioni di lettura: “Anna” di Niccolò Ammaniti


Premessa, a me i libri di Niccolò Ammaniti sono piaciuti tutti, e qui forse potreste anche smettere di leggere. 
Di conseguenza quando ne esce uno nuovo lo leggo sempre volentieri, con la curiosità di vedere cosa ci ha preparato. E ogni volta c’è sempre qualche piccola sorpresa.

Questa volta la principale riguardava l’ambientazione fantascientifica, post apocalittica del romanzo. Quando un autore di narrativa importante produce un’opera di genere, come in questo caso, si nota come gli editori e i critici si guardino bene dall’evidenziare questa appartenenza. Si ha sempre un po’ paura di affibbiare l’etichetta “Fantascienza”, pare che porti sfiga, che faccia un po’ genere di ripiego.
Per quanto mi riguarda come sapete identificare il genere di un romanzo è un esercizio più o meno inutile. Ma visto che amo molto la fantascienza non mi è dispiaciuto che questo racconto abbia invaso quel campo.

Una cosa che ho notato subito, avendolo letto da poco, è la forte somiglianza dell’idea di base (malattia che stermina solo gli adulti in Sicilia) con il romanzo Anno XIII di Uriel Fanelli, dove avviene più o meno lo stesso, ma con un quadro di evoluzione del male e di sviluppo della storia del tutto diversi. Si tratta di una coincidenza, ma è molto divertente per me vedere come partendo da uno spunto simile due autori diversi arrivano a sviluppare risultati quasi opposti. Nel mondo di Uriel il virus ha anche la capacità di accentuare le mutazioni e dal caos emergono un insieme di nuove razze con le quali in qualche modo il resto dell’umanità dovrà fare i conti. In quello di Niccolò non succede niente di tutto ciò.

In “Anna” il virus e i suoi meccanismi sono un artificio utile a creare una situazione dove immergere i personaggi. Per come la vedo io è solo un dettaglio. Quello che conta poi è la storia che Anna e le persone che le ruotano intorno devono affrontare. Ancora una volta leggendo mi sono chiesto: “Come fa?”. Come fai Niccolò a scrivere dei pezzi che riescono a suscitare in me una tenerezza struggente e insieme a colpirmi lo stomaco come un pugno?

Uno di queste parti volevo leggerla a mia moglie mentre andavamo da qualche parte in macchina, era lei ovviamente a guidare. Ma non sono riuscito perché, lo confesso, a metà mi sono commosso e le lacrime mi hanno impedito di andare oltre.

Può darsi che quel brano, “Cose da fare quando mamma muore”, sia per me particolare, perché il problema del “dopo di noi” per me è importante e presente ogni momento della mia vita. Ma in ogni caso è di queste cose che è pieno il libro. Tenerezza e drammi sconvolgenti. E sullo sfondo, ma non troppo, un messaggio per chi guarda alla morte con troppa attenzione e si dimentica di vivere la vita.

Quindi, tirando le somme, non mi importa se è fantascienza apocalittica o meno, non mi interessa se l’idea dei bambini che si governano nasce forse dal “Signore delle mosche” e me ne frego anche del fatto che di libri su virus che sterminano una parte o tutta l’umanità se ne sono scritti tanti. “Anna” mi ha commosso, fino a farmi piangere, mi ha fatto pensare al senso della morte, all’importanza di vivere una vita piena. Credo che la frase più importante del libro sia l’ultima. No, anzi, non lo credo, ne sono sicuro.



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Impressioni di lettura: “Magia d’amore: amori in transito al Pink Bazaar” di Marinella Zetti


Ogni volta che mi accingo alla lettura di un libro di genere rosa sono costretto a pormi la solita domanda: perché è così raro che un testo di questo tipo mi piaccia? Alla fine mi sono dato una risposta: il genere non ha niente a che fare con la mia resistenza a leggere storie romantiche, il vero problema è una pura questione di stile.

Tutto quanto si potrebbe sintetizzare in una forte allergia alle frasi iperboliche, agli eccessi, alle continue ripetizioni di concetti banali, al miele che cola, alla pornografia camuffata. E purtroppo dovrete riconoscerlo con me, di questa roba sono pieni interi volumi, magari anche di successo.

Parliamoci chiaro, non tutto è così. Ci sono di certo tanti autori che si allontanano da questi stereotipi. Tra quelli che ho già letto posso citare Manuel Sgarella e Cristina Bergomi, solo per dire i due che mi vengono in mente al volo mentre scrivo queste poche righe, ma ce ne saranno di sicuro tanti altri che ancora non ho avuto il piacere di approcciare fino a questo momento.

Provo quindi un piacere particolare nel raccontarvi la mia esperienza nel leggere questo libro. Non è solo perché considero Marinella un’amica, ma soprattutto perché questo romanzo, pur potendosi definire a pieno titolo un vero e proprio rosa, una storia romantica che tratta dell’amore e dei suoi problemi, lo fa con grazia e con uno stile pulito. Non c’è niente di quello che odio in questo libro, e c’è invece tanto di quello che amo. Qui si dimostra che si può raccontare una storia sull’amore senza rinunciare a rimanere ancorati alla realtà, affrontando anche, in maniera delicata e quasi casuale, temi piuttosto delicati che spesso sono abusati perché di moda e quasi mai gestiti per quello che sono, come correttamente avviene invece in questo caso.

Anche il finale mi piace, perché non offre la solita chiusura perfetta, ma pur trattandosi certo di un lieto fine, lascia aperta la strada alla realtà della vita, che perfetta purtroppo non lo è quasi mai, e mai, proprio mai, ci offre certezze. 
Eppure si vive, eppure ci piace e ci fa gioire.

Un libro quindi quasi perfetto (ci sono un paio di refusi nelle prime pagine e non mi sarebbe dispiaciuta un’ambientazione italiana), per la storia, per lo stile, per i temi e per l’umanità dei personaggi. Una storia d’amore che potrebbe essere tranquillamente quella di uno di noi, realistica e vibrante. Qualche messaggio importante.

Lo raccomando di cuore a chi ama il genere e anche a chi come me non lo ama particolarmente, potrebbe essere per voi una gradevole sorpresa, e cosa sarebbe la vita senza un po’ di stupore?


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Impressioni di lettura: “The Dark Hunt I e II” di Julia Sienna


Questa volta inizio a raccontare la mia lettura partendo dalla forma fisica dei libri. Come sapete io privilegio l’e-book rispetto alla versione cartacea per tutta una serie di motivi che non sto qui a elencare. In qualche caso però finisco per comprare lo stesso alcuni libri in versione fisica. Qualche altra volta invece mi capita di avere entrambe le versioni, soprattutto quando il libro è interessante anche per mia figlia. Così lo leggiamo, io in digitale, lei in carta.

Bene, questa introduzione per sottolineare che in questo caso oltre al solito e-book possiedo anche il libro di carta e quindi voglio cogliere l’occasione per sottolineare come non tutti i libri siano realizzati con la cura e i materiali con cui è stato fatto questo volume. Dalla copertina rigida con sovracopertina, al formato, alla qualità della carta e della stampa, tutto concorre a farvi venire voglia di possedere un volume di questo genere. Ecco, se si vuole affermare la superiorità del libro fisico rispetto a quello elettronico, bisogna realizzare i libri con questa cura e questi materiali, altrimenti resta poco per attirare davvero le persone.

Parliamo ora del contenuto di questi bei libri. Ho letto sia il primo che il secondo volume della serie “Dark Hunt”, purtroppo per il terzo mi toccherà aspettare un po’ di tempo visto che ancora non è disponibile. Li ho letti di seguito in pochi giorni, il secondo in particolare l’ho spazzolato in due giornate. Si tratta di una classica saga fantasy dove si ritrovano tutti gli elementi che hanno creato il genere. Faccio un inciso, con la frase precedente intendo proprio dire che in qualche modo, comunque originale e appassionante, nella saga sono inseriti personaggi ed episodi che a mio avviso richiamano direttamente o indirettamente analoghi personaggi ed episodi del fantasy tolkieniano e di genere, con qualche puntatina ancora più indietro nella letteratura. Non è una cosa marchiana, le attinenze sono più sottili anche se per me ben presenti e costanti. Nel leggere mi ha dato quasi la sensazione che si tratti di una specie di omaggio, e scambiando qualche chiacchiera con Julia Sienna su questo ne ho avuto conferma.

La saga comunque ha una struttura e una trama del tutto originali. I personaggi sono caratterizzati con abilità, lo stile narrativo è piacevole e trascinante. C’è tutto quello che ci vuole per un fantasy epico come si deve.

Man mano che la storia si dipana diventa sempre più difficile staccarsene. Come vi dicevo la seconda parte mi ha portato via solo due giorni di lettura, nonostante le dimensioni non proprio minuscole del volume. Chi ama questo genere di fantasy non potrà che apprezzare la saga. Dei due volumi il secondo è per me di certo il migliore, segno forse di una certa crescita dell’autrice nel corso della scrittura, o magari effetto della trama che si fa sempre più avvincente. Attendo ora l’uscita del terzo (e forse ultimo?) volume, sperando che non sia troppo lontana nel tempo.

In definitiva un buon fantasy, intarsiato di richiami alla letteratura di genere e non, una trama e un mondo originali, personaggi ben delineati e caratterizzati. Un fantasy classico/epico con tinte dark consigliato per gli appassionati.

Per l’acquisto le copertine vi portano su Amazon, ma forse potreste risparmiare qualcosa sul cartaceo comprando direttamente sul sito dell’editore Gainsworth Publishing.

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Cosa bolle in pentola (Luglio 2015)


Un mese di Luglio significativo, se non altro perché chiude un ciclo e ne apre un altro. Sono tornato a leggere un po’ di più e credo che questa estate sarà una piccola pausa (o quasi) nel percorso di scrittura. Sempre che non consideriate leggere una parte di questo, come faccio io. La vita privata va bene, scorre abbastanza serena nonostante gli affanni quotidiani (e le preoccupazioni per l’oltre). Insomma, tutto va bene, il sole splende forte e l’anima ride.


Siamo la goccia che diventa mare

Finito. Una parola che è più una decisione che un fatto. Potrei ancora lavorarci per una vita. Potrei anche riprenderlo in mano e cambiare ancora qualcosa. Potrei riscrivere il finale (ancora) o tornare a quello precedente. Potrei ma non voglio. Ora aspetto gli ultimi feedback degli amici e quello importante dell’editore. Poi vedremo, sempre mente aperta e cuore coraggioso.

Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Ci sono dentro. Ogni giorno di più. Non ho iniziato ancora a scrivere, ma è sempre così, prima sogno, poi scrivo. I personaggi intanto si consolidano e cominciano a farsi sentire. La storia comincia a mettere rami. Ci vorrà tempo, lo so, ma ora sono più preparato. E poi, questa è fantascienza (credo) ed è un amore che ritorna.

Racconti Rifiutati (anche no)

Sto scrivendo un racconto per il Premio Writer’s Magazine 36 (una buona abitudine), un’idea che mi piace ma che devo elaborare bene. Forse parteciperò a uno strano concorso che limita lo sforzo a sole 99 parole. Mi pare una bella sfida, simpatica e stimolante, ci proverò. Poi ci sarebbe il Premio Robot, che ormai non è così lontano. Ma qui servirà qualcosa che mi convinca, qualcosa che mi piaccia. Non sarà banale, vedremo se avrò qualcosa da mandare.

Letture

Ecco le letture di Luglio:
Tess dei d’Ubervilles – Thomas Hardy (Impressioni di lettura)
Scrivere narrativa 3 – I dialoghi – Marco P. Massai

Scrivere narrativa 4 – I personaggi – Marco P. Massai
Come grilli e stelle – Manuel Sgarella (impressioni di lettura)
La società degli spiriti – Federica Soprani e Vittoria Corella (impressioni di lettura)
Corella: L’ombra dei Borgia – Federica Soprani (impressioni di lettura)
Il magico potere del riordino – Marie Kondo (impressioni di lettura)

Continuo la lettura della serie Scrivere Narrativa, per quanto non siano manuali magici che ti rendono scrittore d’incanto, sono letture molto interessanti che fanno riflettere sul proprio modo di scrivere. Poi un classico, un rosa di Manuel Sgarella e due bei libri di cui vi ho già parlato. Infine la piccola delusione giapponese. Ho ripreso a macinare benino, ma durante l’estate dovrò dedicarmi anche a un’altra attività, sempre legata alla lettura. Ve ne parlerò quando avrò conferma sulla sua fattibilità.

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