Indie Way – Un corso per tutti


Pubblicare un libro in autonomia è ormai operazione alla portata di tutti. Ciò nonostante sono sempre molte le persone che si rivolgono a case editrici a pagamento pur di avere la gioia di stringere tra le mani un bel volume con il loro nome in copertina. Qualche volta la spesa può essere giustificata, ci sono infatti servizi a pagamento trasparenti e di buona qualità, ma molto spesso non lo è, almeno se si considera ciò che si ottiene in cambio. Ecco dunque che esiste tutta una serie di situazioni in cui poter stampare un volume in autonomia può essere una scelta sensata.

Va chiarito comunque che, se la pubblicazione indipendente di un libro non fa di noi degli scrittori, pagare qualcuno che ci prenda in giro dicendo che lo siamo non migliora certo questo dato di fatto.

Questo corso sarà indirizzato a tutti coloro che vogliono trasformare un documento in un libro, senza entrare nel merito del perché lo si faccia. Tutto considerato le ragioni potrebbero essere molteplici e non mi interessa più di tanto elencarle tutte. Anche se l’orientamento generale sarà quello di mantenere il processo quanto più semplice sia possibile, questo non sarà fatto sacrificando la qualità del risultato finale. Di volta in volta, oltre alla metodologia alla portata di ognuno, potranno essere indicate vie alternative, magari più complesse, o magari solo più costose, per ottenere un risultato più vicino a quello che può ottenere una piccola realtà editoriale.

Il corso si svilupperà in una serie di articoli che affronteranno la pubblicazione secondo il mio personale approccio. Non so se si tratta della metodologia migliore, ma è la mia, ha una sua semplicità e funziona molto bene per le mie esigenze. Probabilmente andrà bene per molti di voi, mentre altri potranno fare variazioni in base alle loro specifiche necessità. Ecco di seguito, a grandi linee e con riserva di variare la scaletta, gli argomenti che andrò a toccare. Ogni tema potrà essere sviluppato in uno o più articoli.

  • Strumenti e preparazione
  • Pubblicare un eBook su Amazon KDP
  • Pubblicare un libro su Createspace
  • Stampare un libro con Lampidistampa
  • Pubblicare un eBook su Google Play
  • Pubblicare con Streetlib

Ci sono alcune scelte già fatte in questo mio piano. Decisioni che ho preso e che verificherò mano mano durante la stesura delle rispettive lezioni. Per queste scelte verrà data giustificazione, ma non sono di per sé in discussione, proprio in quanto personali. Come detto sopra, chi non le condividesse può sempre partire da quanto ho spiegato e esplorare le alternative che ho scartato, provandole personalmente. Sono comunque ben accetti suggerimenti, consigli, critiche e richieste.

I post saranno pubblicati sia su questa mia pagina personale, in una sezione dedicata del menu, sia nel mio blog. Vi consiglio di iscrivervi alla newsletter dove verranno annunciate le nuove puntate mano mano che saranno realizzate e messe a disposizione.

Un manifesto per gli autori #Indie


Alcuni giorni fa sono stato coinvolto da un gruppetto di amici autori nel lancio di un manifesto degli autori indie e volentieri mi sono associato a loro poco prima della sua pubblicazione.


Questo articolo racconta le mie riflessioni su questo tema. Lo scrivo consapevole di avere una visione limitata di questo mondo, di essere un amatore della scrittura, non certo un professionista e con la convinzione che alcuni editori, piccoli e meno piccoli, facciano un gran lavoro, con passione e con dispendio di energie e denaro.

Prima di tutto inserisco di seguito il testo del manifesto, libera traduzione da quello di Orna Ross, fondatrice e direttrice dell’ALLI (Alliance of Indipendent authors) e il link alla pubblicazione originale dello stesso sul blog dell’amica Cetta De Luca. Quindi cercherò di spiegare come lo interpreto.

Io sottoscritto dichiaro:

Che mai rinuncerò alle migliori opportunità di pubblicazione per gli autori e non permetterò all’industria editoriale di rinnegare le proprie responsabilità verso scrittori e lettori.

Pubblico i migliori libri di cui sono capace. Prima di farlo, ho imparato a soddisfare gli standard della pubblicazione industriale nella progettazione, formattazione, produzione, marketing e promozione del mio libro, e in seguito ho pensato a come spingermi in modo creativo oltre questi limiti. Nel fare del mio meglio, mi do anche il permesso di commettere errori, fallire, riprovare e fallire meglio.

Pubblico in tutti i formati e scelgo le piattaforme in modo da poter diffondere il mio lavoro nel modo più ampio possibile.

Decido autonomamente la pubblicazione delle mie opere avvalendomi degli strumenti tecnologici necessari per realizzare i libri in formato digitale. Quando lo ritengo opportuno decido anche di pubblicare la mia opera in cartaceo, sempre con l’obiettivo di renderla fruibili al maggior numero di persone.

Riconosco di essere più flessibile e più vicino al lettore di ogni altro operatore del settore. Proprio per questo invito quelli che si sentono minacciati dal self-publishing a ripensarci e a rivedere il loro pensiero nei confronti degli autori indie.

Non chiedo a nessuno il permesso di pubblicare, né una pacca sulla spalla, né un contratto che offende le mie competenze e il pubblico dei lettori. Invece, pongo domande sul modo in cui i servizi editoriali a pagamento e gli editori commerciali potrebbero meglio sostenere gli autori e servire i lettori.

Sono consapevole della mia posizione privilegiata in quanto sono autore ed editore di me stesso e proprio per questo posso permettermi, di pensare e ripensare il “libro” fino a che non sarò soddisfatto del mio lavoro. Una consapevolezza che mi accompagna in tutti i miei rapporti con gli altri professionisti dell’editoria e che si traduce in un vantaggio per me, per gli altri autori e per i lettori.

Sono orgoglioso del mio status di autore auto-pubblicato.


La prima cosa da dire su questo manifesto è che si tratta di una dichiarazione di forte impegno, da parte di chi lo sottoscrive, a lavorare in modo corretto allo scopo di produrre il migliore risultato possibile. Un impegno che l’autore indie si prende in prima persona, senza la possibilità di delegarlo ad altri. Questo però non significa che un autore indie si precluda la possibilità di pubblicare con editori in cui ha fiducia. Molti di noi lo hanno fatto e lo faranno, quando questo consenta di diffondere al meglio il nostro lavoro.


La seconda cosa che voglio evidenziare è come questa dichiarazione, anche se seguita alla lettera, non garantisce che il prodotto di tanti sforzi piaccia al lettore. Che sia buono da un punto di vista artistico. Sul piano formale e tecnico ci prendiamo un impegno a fornire un prodotto confezionato in maniera professionale, che sia da questo punto di vista paragonabile a quello fornito dalle migliori case editrici. Sul contenuto invece promettiamo di fare il nostro meglio, di lavorare in maniera corretta, di comportarci insomma come dei piccoli editori di noi stessi. Ma non possiamo promettere che i nostri libri piaceranno al lettore. Credo che nessuno possa fare tale promessa in buona fede, neanche i più grandi editori e gli autori più rinomati. 

Anche così, non tutti gli autori potranno sinceramente sottoscrivere questo manifesto. Persino qualche editore potrebbe trovarsi in difficoltà, almeno a giudicare dalla qualità formale di certe cose che vengono pubblicate. Se devo essere sincero nel leggerlo mi è venuto qualche dubbio, mi sono dovuto fare qualche domanda, un esame di coscienza, per così dire. E il risultato non è stato del tutto soddisfacente. Sono di certo e da tempo su quella strada, ma non posso dire di essere arrivato alla fine di questo percorso. Tuttavia mi sento di poter prendere un impegno in tal senso.


Non è un impegno solo verso chi ci legge, ma anche nei confronti degli altri autori indie. Perché ogni volta che un lettore apre un nostro lavoro e dopo poche pagine gli viene voglia di buttarlo, e magari lo fa, tutti noi che crediamo in questo modo di pubblicare ne riceviamo un danno. Se un nostro libro non piace a tutti non è un problema, ma se nelle prime pagine ci sono errori grossolani, che non meritano la definizione di refuso, se la copertina trasmette la netta impressione di non essere professionale, se la storia non ha né capo né coda, allora dovremmo ammettere di non aver rispettato questo patto.


Nel tempo il problema di essere identificati come autori di qualità nonostante la nostra scelta di essere indie è stato sempre molto sentito. Si è tentato in vari modi di affrontare il problema, associandoci insieme in modo da garantire una sorta di filtro di qualità, raccogliendo consensi individualmente e in tanti altri modi ancora. Questo manifesto è un segnale di questo tipo, non risolve nulla di per sé, ma spinge noi stessi a impegnarci in maniera consapevole, perché alla fine quello che conta è lavorare bene e produrre un risultato che possa trovare il favore di chi ci legge. E questo si ottiene solo lavorando in maniera professionale, non improvvisata, determinata e costante, senza tuttavia pensare di essere migliori di altri, degli editori in particolare, solo per il fatto di essere indie.


La discussione è aperta, tutte le idee sono benvenute.







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Pagine Sporche: Come ti aggiusto il file


Il nostro bel romanzo è pronto per la pubblicazione. Lo guardiamo per l’ultima volta, è preciso, editato e corretto. Presto lo vedremo brillare là, sugli scaffali virtuali della libreria online.

Nel mentre ci deliziamo, immaginando il libretto confezionato, ci rendiamo conto che manca un passaggio fondamentale. Aiuto!

Per poter pubblicare il testo è necessario formattarlo e convertirlo nel formato richiesto dalla piattaforma scelta per la pubblicazione.

Antonella SaccoRoberto BonfantiMario Pacchiarotti e Concetta D’Orazio illustrano il procedimento di formattazione e conversione del file.

 

Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti

Concetta D’Orazio

 

Per quanto lunga e minuziosa possa essere l’opera di revisione di un libro, prima o poi l’autore dovrà trovare il coraggio di considerare concluso il lavoro e passare alla pubblicazione.

Già, pubblicare, in fondo è questo il vero nodo che rende un autore indie diverso da chi passa per le case editrici. Che lo si faccia per scelta o per necessità (e di questo ho già parlato), l’autore indipendente si qualifica così proprio perché pubblica autonomamente.

Anche se pubblicare oggi è molto più facile di alcuni anni or sono, rimane sempre un’attività che richiede qualche competenza in più di quelle necessarie a scrivere. In questo caso parliamo di e-book, quindi l’operazione è resa più semplice rispetto al libro stampato, dove la formattazione del testo e la sua impaginazione diventano di estrema importanza per il risultato finale.

Nell’e-book invece, salvo qualche caso particolare, l’impaginazione e la formattazione sono problemi di importanza marginale. Nei lettori di e-book infatti il testo viene quasi sempre presentato in maniera flessibile: si deve adattare alle dimensioni dello strumento di lettura, che può andare dal piccolo cellulare al tablet, fino al computer. Per questo motivo la formattazione dovrà essere minimale, giusto la separazione in capitoli, i salti pagina in alcuni casi, ma solo dove sia davvero necessario. Tentativi di disegnare il testo in modo vincolante portano solitamente a peggioramenti nel risultato finale che si trova di fronte il lettore.

Così un e-book andrà pensato con la sua copertina, la pagina del copyright, forse una prefazione, e infine i capitoli, separati da semplici salti pagina e con le sole formattazioni necessarie: dimensioni del font per i titoli, grassetto, corsivo e poco altro per il testo.

Si può certamente fare altro, ma per un romanzo è raro ci sia bisogno di altri accorgimenti. Se si vogliono aggiungere illustrazioni al libro è importante ricordare che queste devono essere dinamicamente ridimensionabili e che molti lettori le convertiranno in scale di grigi.

Il passaggio dal testo semplice, magari contenuto in un documento elettronico word open office, al formato e-book, avviene di solito utilizzando un tool specifico che effettua la conversione in maniera automatica, o quasi. Un’altra possibilità è quella di utilizzare un vero e proprio editor di e-book, come Calibre, per meglio padroneggiarne la composizione.

Molto dipende dal nostro target. Oggi sono due i formati principali di e-book sul mercato, uno distribuito da Amazon, il MOBI, e l’altro diffuso con più generalità presso un insieme eterogeneo di piattaforme, il formato EPUB. Il processo di trasformazione di un testo in formato word in MOBI è garantito dai tool Amazon e avviene in maniera trasparente per l’autore, salvo poi impazzire se qualcosa non viene gestita nella maniera che si vuole, andando a modificare il testo di partenza per renderlo digeribile al tool di conversione. La mia esperienza è che più si mantiene semplice la struttura e la formattazione del documento di partenza, più probabile sarà la corretta trasformazione in e-book da parte dei tool automatizzati.

Per l’EPUB invece molto dipende dalla piattaforma di distribuzione che si utilizza. In qualche caso infatti viene messo a disposizione qualcosa di equivalente ai tool Amazon, mentre altre volte ci sono disponibili servizi a pagamento che effettuano per voi la creazione dell’e-book.

Rimane sempre l’opzione di creare in casa il file EPUB e poi fornirlo direttamente alle piattaforme di distribuzione, o anche distribuirlo in proprio.

Strumenti come Calibre hanno reso questa operazione alla portata di tutti. I più tecnici potranno realizzare il proprio e-book senza problemi, mentre i meno avvezzi agli smanettamenti dovranno imparare ad utilizzare questo programma, o altri di questo genere. La presenza di numerose guide online, che spesso descrivono passo passo le operazioni necessarie, rendono meno oneroso questo percorso di apprendimento. Per i più pigri esiste anche l’opzione di creare per primo il formato MOBI, sfruttando le funzioni messe a disposizione da Amazon, per poi convertirlo tramite Calibre in formato EPUB, operazione che richiede davvero minimi interventi, ed ha buoni risultati per libri di tipo semplice, come romanzi, saggi e manuali senza illustrazioni.

Ho scritto due diversi articoli sul tema, uno che descrive la pubblicazione sulla piattaforma Amazon, in formato MOBI, l’altro invece copre l’utilizzo di una seconda piattaforma di pubblicazione, italiana, che fa riferimento a Narcissus.

Potrete trovare qualche particolare in più sugli aspetti tecnici della cosa.

In conclusione, oggi pubblicare un libro è un’operazione alla portata di tutti, sia dal punto di vista tecnico che economico, con molte opzioni a disposizione degli autori.

Ricordiamoci però che prima di farlo bisogna aver scritto qualcosa, ma questa è un’altra storia.

 

Pagine Sporche: Cosa bolle in pentola? (Giugno 2014)


Eccomi anche questo mese a commentare la mia attività  “letteraria“.

Non ci sono grandi novità, il lavoro e la vita familiare hanno sempre la precedenza sulla scrittura, con qualche piccolo miglioramento nel tempo dedicato a quest’ultima rispetto al mese precedente.

Ma eccovi il solito elenco di attività.

 

Baby Boomers

Meglio poco che niente, si dice, e in fondo credo proprio sia una saggia verità.

Piano piano ho ripreso a lavorare su questo titolo, non molto per essere sinceri, ma era importante riprendere. Tirando le somme questo mese ho aggiunto al mucchio un’altra ventina di cartelle, per un totale che super di poco le 130. Si comincia a vedere la luce alla fine del tunnel, anche se devo sviluppare ancora alcune parti e c’è sempre da definire nei particolari il finale, che è delineato come struttura, ma può ancora evolvere negli aspetti secondari.

Non sono sicuro di concludere la prima stesura per la fine di Giugno, come mi ero ripromesso nella pianificazione di massima che avevo in mente, ma questo per me non è un problema. Non dovrebbe essere necessario ancora molto lavoro, quindi entro la fine dell’estate dovrei riuscire a scrivere la parola fine e cominciare a pensare alla revisione e alle altre attività. Ho già una mezza idea per la copertina, devo solo trovare qualcuno che la disegni, oppure scegliere un disegno già fatto che si adatti alla mia idea. La copertina è sempre un elemento critico, ma su questo si potrebbe scrivere un intero articolo, o anche un libro, volendo.

 

Abel Legacy (titolo molto provvisorio)

Questo racconto è del tutto fermo, ma proprio in questi giorni mi stavo chiedendo se lavorarci un po’ dopo aver concluso la prima stesura di Baby Boomers non potesse essere una buona idea. Un modo per staccare e lasciare che quello che ho scritto si allontani dalla mia mente, così da poter essere più incisivo nella successiva revisione.

E poi, ve lo dico così, sento che questa storia comincia a chiamare, e quando le storie vogliono uscire fuori non bisogna farle aspettare troppo.

 

Amore differito (titolo molto provvisorio e improbabile)

Attività sospesa fino a nuovo ordine, e non ve lo dirò più finché non la tocco di nuovo.

 

Racconti Rifiutati (anche no)

Proprio ieri sono inciampato in un concorso che non conoscevo, alla prima edizione. Chiedono un racconto che ruoti intorno al tema del viaggio e, guarda caso, c’è un’idea che mi frulla in testa da un po’ che penso sarebbe perfetta. La scadenza è Luglio, ci sarebbe anche il tempo, vediamo se la cosa viene fuori o meno.

Sugli altri fronti non ci sono novità, sono sempre in attesa di vedere l’esito per due racconti che sono in corsa per altrettanti concorsi. Che tornino vincitori o meno non importa, sono due figli di cui comunque andrò fiero. Considerando lo scarso successo di Madre Terra (chi lo legge lo apprezza ma non viene molto comprato e quindi letto), ho deciso che non pubblicherò mai più volumi di piccole dimensioni: non attirano il lettore. Quindi per la prossima raccolta di racconti ci vorrà un po’, voglio arrivare oltre le duecento pagine totali, come minimo.

 

Letture

Magari non interessa niente a nessuno, comunque questi sono i libri che sono riuscito a leggere nel mese di maggio:
Insegnami a vivere – Daniela Volonté (di lei sentirete parlare prima o poi)

Il cardellino – Donna Tartt (che mi ha impegnato l’intero mese, recensione presto)

Vivere o morire: Betelgeuse o Alfa Orionis – Gianluca Ranieri Bandini (fantascienza old style)

Solo questi purtroppo, “Il cardellino” con le sue ottocento pagine ha limitato le altre letture, ma mi rifarò durante l’estate, ho parecchi libri già comprati che voglio leggere.

A presto…

Pagine Sporche: Gratis è bello? Il costo degli e-book e la loro qualità


Da lettore ho sempre pensato che i libri costassero troppo. Questo principalmente perché il volume di libri che consumo, pur non enorme, è sempre stato tale da rendere piuttosto costosa questa mia passione.

Poi sono arrivati i negozi online, di cui sono stato naturalmente uno dei primi clienti. Tra offerte, sconti e campagne, il costo medio dei libri da me acquistati è drasticamente sceso.  E quando dico sceso intendo più che dimezzato. L’ultimo anno in cui ho comprato libri di carta con una certa persistenza è stato probabilmente il 2011. Se ci penso mi sembra un secolo fa, eppure sono passati solo tre anni.

Nel 2011 il mio negozio preferito per acquistare libri, rigorosamente di carta, era IBS. Spulciando la posta ho trovato una specie di riepilogo di spesa dell’epoca. Vi è scritto come dal primo di gennaio al 19 settembre di quell’anno il totale dei miei acquisti sul sito IBS assommasse a circa 126 euro. Considerando il prezzo medio dei libri che compravo, intorno a 5-6 euro, posso ipotizzare che si trattasse di qualcosa intorno a 20 libri. Che non era neanche male come spesa media. Naturalmente non erano gli unici libri che compravo, molti altri arrivavano in regalo o li prendevo dalle librerie “fisiche“, anche se raramente, per il prezzo non concorrenziale.

Quindi, a settembre 2011, sono entrato nel mondo degli e-book. Non è difficile indovinare che la cosa ha coinciso con l’acquisto del mio Kindle, che ancora uso con soddisfazione. L’impatto sul volume e sul costo dei miei acquisti è stato drammatico. Nel 2012 i miei acquisti su IBS hanno sommato zero. Al contrario quelli su Amazon sono decollati. Già solo nei tre mesi del 2011 in cui ho utilizzato il Kindle i libri comprati sono stati 11 e quelli scaricati gratuitamente tramite le offerte Amazon sono stati 21. La cifra spesa per gli 11 libri che ho pagato ha sommato 22.97 euro, per una media di circa 2.08 euro per ogni libro. Molti dei libri gratuiti erano classici, ma alcuni erano volumi che avrei comunque comprato pagandoli, quindi il prezzo medio reale da calcolare dovrebbe anche essere minore. A questo calo notevole della spesa media per libro non ha fatto però riscontro un calo altrettanto drastico della spesa totale per anno. In pratica ho semplicemente comprato (e letto) molti più libri, spendendo alla fine solo qualcosa in meno di quanto avevo speso negli anni precedenti.

Già in questi primi quattro mesi del 2014 ho acquistato quarantaquattro e-book, con un prezzo medio inferiore ai due euro. Più del doppio di quanti sia stato in grado di leggerne nel frattempo: una ventina. Va però considerato che i prezzi dei libri che compro sono più bassi di quelli che di solito svettano in testa alle classifiche, a causa della mia predilezione per gli autori indie. Non vi dico neanche quanti libri gratuiti ho scaricato: il meccanismo pensato da Amazon per gli autori fa in modo che la gran parte degli autori indipendenti prima o poi rendano disponibili i propri titoli gratuitamente, e se si presta attenzione nell’arco di un anno si possono accumulare centinaia di titoli.

E qui viene spontanea la domanda: non è che siamo arrivati a un punto in cui i libri costano troppo poco?

Per rispondere dobbiamo prima capire che nel mercato degli e-book al momento ci sono almeno tre diverse tipologie di prodotto:

  • libri venduti da case editrici con target di prezzo alto (superiore ai sei euro)
  • libri venduti da case editrici con target di prezzo medio (inferiore ai sei euro)
  • libri di autori indipendenti (prezzi molto variabili ma per lo più inferiori a tre euro, e promozioni gratuite periodiche)

Non voglio andare troppo a fondo sul discorso della qualità, ma mi limito a dire che nella tipologia di prodotto indie c’è sicuramente una grande variabilità nella qualità dei libri che vi sono inclusi. Troviamo cose inguardabili, ma anche sorprese positive. 

Abbiamo dunque un’offerta continua di libri gratis o quasi da parte degli autori indipendenti, di qualità poco prevedibile e un’offerta di qualità più omogenea, con fasce di prezzo più elevate, da parte degli editori più o meno tradizionali. Il mercato è più complesso e variegato, ma datemi licenza di limitarmi a questa suddivisione molto approssimativa.

Alla luce di questo dunque, i libri digitali, costano troppo poco o troppo?

Per quanto mi riguarda tendo a considerare quelli del primo gruppo un po’ troppo cari, al punto da non comprarne se non per eccezione, e molto raramente. Sinceramente non ho voglia di spendere dieci euro per un e-book, qualsiasi sia. Su quelli del secondo gruppo sono comunque molto selettivo, scegliendo con cura cosa comprare e dando sempre un’occhio al prezzo. Spesso approfitto delle offerte di Amazon, che raramente superano i tre euro e molto spesso si attestano intorno a due.

Il terzo gruppo infine, quello degli indie, forse costa troppo poco.

Sono in particolare le campagne gratuite a farmelo dire, nonché l’abitudine di molti autori di utilizzare il prezzo di 99 centesimi come base anche per volumi di centinaia di pagine. Ci sono due effetti deleteri a mio avviso che vengono generati con questa pratica.

Il primo è l’enorme accumulo di libri che non verranno mai letti. Mi rendo conto che è gratificante per un autore vedere dei bei numeroni nelle statistiche dei download o delle vendite, e lo dico essendoci passato, tuttavia dobbiamo essere consapevoli che la grande parte di quei download e persino molti di quegli acquisti non si convertiranno mai in una lettura. E se non vi leggono, è tutto inutile.

Io stesso ho nella mia libreria virtuale centinaia di volumi scaricati gratuitamente o comprati per meno di un euro, e ne ho letta una minima parte. La percentuale dei libri acquistati a prezzi superiori che ho già letto è invece molto superiore, e tende ad aumentare sempre.

I motivi per cui questo accade mi sembrano talmente chiari da non richiedere spiegazioni.

Dico solo che per molte persone la risorsa più preziosa, parlando di lettura, è il tempo. Dunque il prezzo, pur essendo un elemento di valutazione per l’acquisto, è sempre in secondo piano rispetto all’esigenza di evitare l’acquisto e la lettura di qualcosa che non ci piace.

Il secondo effetto deleterio creato dal prezzo basso o nullo è legato alla percezione. I lettori ormai hanno imparato la lezione: un titolo è in top 10 con un prezzo irrisorio non viene considerato alla stessa stregua di uno che magari arranca qualche posizione più indietro ma con un prezzo pieno. Giusta o sbagliata che sia, la percezione dei lettori è tale da associare il prezzo basso alla scarsa qualità. Il passaggio di questa etichetta dal libro all’autore è purtroppo molto breve e più o meno inevitabile.

Questo naturalmente non significa che i libri indie non debbano essere venduti a 99 centesimi o dati via persino gratis. Ma questo deve essere fatto con intenzione, per supportare un’attività di marketing, una campagna temporanea, per far conoscere un brano, magari su un solo titolo dell’autore che funga da assaggio, da ambasciatore dello stesso presso i lettori.

Non credo di essere in errore pensandola così. Immagino un futuro prossimo in cui la fascia di prezzo più alta si abbasserà un po’, quella intermedia rimarrà più o meno dove sta, e quella inferiore, dove sono collocati principalmente indie e classici, vedrà molti autori ricollocare il proprio prezzo andando quasi a toccare la fascia mediana.

Tra un anno o due ci torniamo per vedere se ci sono andato vicino.

 

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