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FireShot Capture 84 - Le Storie di Mario Pacchiarotti I P_ - http___paginesporche.it_pagine-sporche_

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Ho consolidato tutti i miei blog e la pagina autore, ora scriverò sempre su:

paginesporche.it

vi aspetto dall’altra parte, non fatevi attendere.

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Pagine Sporche: Recensione: “L’enigma delle anime perdute” di Manuela Paric’


Ecco un altro libro che tenevo in evidenza da leggere da un bel po’ di tempo. 

Spalmato sul mio lettino a bordo piscina ho trovato la pace e il tempo per godermelo.

Il primo pensiero leggendolo? Che libro strano. 

C’è un modo di raccontare che non riesco a definire, mi viene da dire “obliquo”, come se tutto fosse visto da un punto di vista leggermente fuori campo, ma mi rendo conto di non riuscire a descrivere la mia impressione. Sta di fatto che questo modo di narrare, insieme secco ed essenziale, ma anche continuamente intriso dei sentimenti del narrato, si avvicina molto al mio sentire.

Ecco, forse mi piace proprio perché sembra quasi che il narratore invece di essere una voce asettica e lontana, sia invece un’estensione dei sentimenti dei personaggi narrati.

E sono proprio i personaggi ad essere la parte migliore. A partire da Mocha, un uomo che non posso non amare e che, non sono certo del motivo, nonostante lo stile di scrittura sia molto diverso, mi ha subito fatto venire in mente Maigret di Simenon. Forse perché entrambi sono, in maniera diversa ma simile, uomini di forti passioni, fisici, spinti dalla necessità interiore, caparbi nel loro intento. C’è un momento in particolare quando Mocha cammina sotto la pioggia che mi ha ricordato un’analogo momento in cui Maigret affronta la pioggia con simile indifferenza proprio nel primo libro della serie.

Pensando ai personaggi del libro me li sono immaginati dipinti con tratti forti a china e colori cupi in pennellate nervose. È il mio modo di inquadrare i libri, mi immagino la “mia” copertina.

Un finale che fa un po’ male, a noi così come a Mocha, e che ci lascia con la consapevolezza che il mostro molto spesso è nascosto tra noi e, a volte, dentro di noi.

Un piccolo messaggio per Manuela: scrivi ancora, a qualcuno i tuoi racconti piaceranno, ad altri no, ma credo proprio che valga la pena continuare.

Pagine Sporche: Recensione: “Deserto Rosso” di Rita Carla Francesca Monticelli


Mi ero da tempo ripromesso di leggere i libri di Carla, e l’occasione è venuta durante la mia settimana di ferie al mare. In realtà avevo acquistato solo il primo volume del ciclo Deserto Rosso, pensando di leggere quello, farmi un’idea, e poi passare ad altro: ci sono tanti autori italiani che voglio provare.

Come si dice? Fare i conti senza l’oste.

Divorato in breve il primo volume mi sono trovato a litigare con una connessione internet ridicola per acquistare gli altri tre: troppa la voglia di leggere tutta la serie.

Eh sì, perché Carla è stata brava davvero a miscelare perfettamente i diversi corsi del tempo, creando quella tensione che tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine e, purtroppo, oltre. Si vede il mestiere, qui non siamo di fronte al puro istinto di uno scrittore magari geniale ma naif. No, qui si capisce che dietro c’è preparazione e il duro lavoro. Non mi stupirei di vedere un giorno questo testo trasposto sul video.

Non ci sono elementi geniali nella storia, non sorprese eclatanti, non idee mai viste, ma c’è una profondità nei personaggi, un equilibrio nel dipanarsi degli eventi, una bella miscela di temi cari a chi di fantascienza si nutre. Sapete una cosa? Si sente la mano femminile, e lo dico come un complimento, tenendo conto che il mio autore preferito in assoluto nel genere SF è la grandissima Ursula Le Guin.

Un libro da leggere, e sono sicuro che lo farete di corsa, avidamente, così come ho fatto io.

Di Carla ho preso anche Il Mentore, ma tenterò di non leggerlo ora, per potermi dedicare, come pianificato, ad altri autori che voglio “assaggiare”.

Nel frattempo, consideratemi pure un (altro) suo fan… 

Pagine Sporche: Recensione: “Energie della galassia” di Luca Rossi


È già da parecchio tempo che avevo preso questo libro su Amazon e volevo leggerlo, ma per un motivo o per l’altro ancora non ero riuscito. Luca è un autore indie che sta raccogliendo un buon successo in Italia e all’estero, per di più impegnato in uno dei generi che preferisco, la fantascienza, e questo è un volume di racconti, e io adoro i racconti.

Ho quindi approfittato del periodo di ferie per leggerlo. Iniziato la mattina e finito in giornata, che dite, mi sarà piaciuto? Il racconto che preferisco è senza dubbio Le forme dell’amore, ma anche Rewind, Carcere a vita, nonché La famiglia perfetta toccano le mie corde. 

Leggermente più dietro il resto, ma sempre gradevole e vicino al mio modo di vedere il racconto: senza l’ansia di sorprendere a ogni costo, ma comunque con la voglia di mettere il lettore di fronte a qualche riflessione.

Non posso dire altro senza rischiare di rovinarvi il gusto della lettura, ma su questo autore ci tornerò visto che ho fatto il pieno dei suoi lavori. Nel frattempo gli faccio i miei auguri, e mentre ve lo consiglio, spero continui a sfornare i suoi racconti con abbondanza.

Un paese avanzato


Eccomi qui, finalmente in vacanza, una bella stanza in un villaggio, appartenente a una nota azienda, che si affaccia su un mare bellissimo.

Arrivarci non è stata esattamente una passaggiata, e già questo doveva dirmi qualcosa, ma ora sono qui.

La stanza non è pronta (quando mai lo è?) così mi siedo su un divano della hall, tiro fuori il cellulare e…

Rimango un secondo basito, non c’è traccia di reti wifi. Ripasso mentalmente la mia checklist:
Sei nella hall? Si.
Sei in un grande villaggio? Si.
Di una grande azienda? Si.

Tutto torna, il wifi ci deve essere. Tuttavia non si vede traccia.

Mi riservo di indagare e rassegnato attivo la connessione dati. Pochi secondi per scoprire che tutto quello che il mio gestore mi mette a disposizione è una miserrima Edge.

Aggiungo una riga alla mia checklist:

Sei in un paese avanzato? No.

Questo è quanto, e penso proprio che sia ormai troppo tardi per rimediare, almeno per me.

Voi più giovani, se potete, fuggite!

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