Impressioni di lettura “Il grande sonno” e “In un giorno di pioggia” di Raymond Chandler


Alla scoperta di Chandler, potrebbe chiamarsi questa mia avventura, appena iniziata e già molto interessante. Il primo assaggio con due libri che in realtà sono lo stesso.
“In un giorno di pioggia” infatti è una versione precedente e meno fortunata del successivo “Il grande sonno”, libro invece di grande successo. Li ho però letti in ordine inverso, prima la versione definitiva e quindi quella che potremmo chiamare originale, anche se sarebbe a mio avviso una definizione davvero poco corretta.

Due esperienze di lettura molto particolari. Nella prima scopro Chandler e riscopro Marlowe, per me finora conosciuto solo come personaggio cinematografico. Nel secondo mi trovo a confrontare le due versioni, cercando le ragioni dei cambiamenti, alla caccia di ciò che ha trasformato un romanzo non gradito agli editori in quello che poi è divenuto uno straordinario successo.


E vi confesso che pur potendo fare delle ipotesi, il segreto non si è del tutto svelato ai miei occhi. La versione più recente è più estesa, la storia più complessa, ci sono più colpi di scena, più “uomini che entrano dalla porta con la pistola in mano“, soprattutto ci sono dei personaggi che cambiano totalmente o evolvono rispetto alla prima stesura.


Lo stile della versione più vecchia è già quello tipico di Chandler ma, soprattutto nei personaggi, qualcosa cambia. Quanto basta per scombussolare del tutto l’alchimia del romanzo e fare un piccolo miracolo.

Una cosa che ho trovato curiosa. Mentre leggevo “Il grande sonno” c’è stato un momento in cui la storia mi sembrava chiusa e archiviata e mi sono chiesto come poteva andare avanti il romanzo ancora per tutte quelle pagine che ancora rimanevano da leggere. Poi arrivano un po’ di imprevisti, gente che entra minacciosa nella traiettoria di Marlowe e tutto ricomincia a macinare. Sono alcune delle parti che non erano presenti nella prima versione, e in qualche modo leggendo devo aver percepito forse il momento del distacco, o dell’innesto. Non so però se sia proprio così o magari per un puro caso mi sia trovato proprio in quel punto a fare questa riflessione.

Meditando sullo stile molto particolare dell’autore, anche supportato da altre letture che sto portando avanti in questo periodo, mi sono convinto che oggi Chandler non scriverebbe nello stesso modo. Il suo tipo di ambientazione, i suoi personaggi, devono vivere in quel contesto e chi legge ne gode ancora perché vi si immerge a sua volta. Ma se scrivesse ai nostri giorni penso che cercherebbe di interpretare i ritmi, il respiro e le manie dei nostri tempi, come a suo tempo aveva fatto con i suoi. Per questo penso sia difficile imitare i grandi, quasi sempre sono stati uomini dei loro tempi e per raggiungerli bisogna guardare all’oggi, o forse al futuro, non certo al passato.

Vi lascio qui, ne riparleremo alla prossima tappa.

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