Impressioni di lettura: “Paradisi perduti” di Ursula K. Le Guin


Anche questa volta devo fare un’onesta premessa prima di passare a parlarvi del libro letto. Le cose stanno così: io amo Ursula Le Guin e probabilmente vi parlerei bene dei suoi scritti anche se pubblicasse la lista della lavanderia. Ecco l’ho detto, regolatevi voi 🙂


Questo breve romanzo conferma il genio di questa autrice.
Una delle domande che prima o poi capita di porci durante la vita riguarda il nostro destino, il fine della vita stessa. Dove andiamo, chi siamo, perché esistiamo? Qualche volta la domanda rimane sospesa e ci accontentiamo di vivere senza uno scopo dichiarato, altre volte, magari spinti dalla religione, dall’amore o da altri potenti sentimenti, ci figuriamo che la nostra esistenza abbia una ragione, un fine ultimo magari sconosciuto. Che la vita non sia un semplice istante senza senso è una necessità per molti di noi, così spesso finiamo per credere che un senso ci sia, pur senza afferrarlo.


Ursula è come sempre abile nel creare un mondo che gli permetta di dimostrare quello che vuole. In questo caso ci troviamo su un’astronave generazionale. Non si tratta certo di un’idea nuova, eppure quando veniamo messi accanto ai personaggi di questo libro ci rendiamo subito conto che Ursula vuole farci riflettere su qualcosa di speciale, qualcosa che aveva bisogno di questa ambientazione per poter essere analizzato.
Siamo su una nave generazionale, una nave che viaggia verso una destinazione lontana, una destinazione che solo l’ultima delle tante generazioni di viaggiatori potrà toccare con mano. E allora, quale è lo scopo per le generazioni che viaggiano senza alcuna speranza di poter vedere quella meta? Che senso hanno le loro vite? E ancora, ammesso che il senso sia quello di consentire all’astratta umanità di raggiungere quella destinazione, perché quelli che viaggiano se ne dovrebbero occupare?


Ma non basta, perché si va oltre con le domande esistenziali. E forse, come vedrete leggendo, per alcuni la meta non ha alcun senso, mentre è il viaggio il vero scopo, la vera ragione, l’unica cosa desiderabile. Molte domande vi gireranno nella testa se leggerete il libro con l’animo curioso e indagatore che si richiede a un lettore di Ursula Le Guin. Poche le risposte, ma è giusto così. Potrete affrontare il conflitto tra scienza e religione, tra spinta all’esplorazione e desiderio di protezione, tra sicurezza senza cambiamenti e lotta per la sopravvivenza. Gli umani, come sempre, sceglieranno ognuno per proprio conto.


Come vi ho detto, sono un fan vero e proprio e la mia opinione forse non conta molto, però vi dico lo stesso che è un gran bel libro e che vale la pena comprarlo e leggerlo. 

via Blogger http://ift.tt/1NCN7mM

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