La rabbia e l’amore


Succede che la vita accumuli su di noi le sue scorie.

Come vecchie tartarughe di mare ce ne andiamo sostenendo il peso delle incrostazioni sul nostro guscio non più liscio. Nuotare diventa più faticoso e difficile, ma continuiamo a vivere, che altro non c’è da fare.

Ma quando la sfiga si accanisce, la tempesta si fa nera e il vento non ci aiuta, quando tutto appare interagire solo contro di noi, allora, la nostra rabbia si fa concreta e colpisce qualsiasi cosa ci capiti a tiro.

Persino, e soprattutto, le persone che amiamo, le uniche che possono sopportare il nostro malumore, la nostra rabbia sorda e greve.

Così nei momenti peggiori finiamo per dare il peggio, e la rabbia ci alimenta e ci rende ancor più rabbiosi, incapaci di godere di quello che di bello e straordinario la vita ancora ci offre.

Io non voglio morire così, digrignando i denti.

Voglio spegnermi nella tempesta col sorriso sulle labbra, mentre ammiro fulmini e lampi, senza rabbia.

Se così non fosse, se un giorno lontano la rabbia mi divorasse cambiando quello che sono,  vi prego, non consentitemi di farvi del male…

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