Tremonti, i mutui, le banche e l’albero dei soldi


Qualche giorno fa ero in macchina, come al solito con la radio accesa, e ti sento un trionfalistico ed entusiasta Tremonti annunciare il grande accordo con le banche sui mutui.

Non credevo alle mie orecchie: o non avevo capito il senso dell’accordo, oppure si trattava di un’enorme inculata per chiunque lo avesse sottoscritto. Eppure veniva presentato come fonte di risparmio e grande occasione per i titolari di mutuo, e sfacelo per le banche, addirittura “costrette” dalla minaccia di qualche intervento fiscale del governo a cedere sul fronte dei mutui.

Ho lasciato passare qualche giorno, per capire se ci fosse qualcosa che mi sfuggiva, ma la sostanza dell’accordo sbandierato da Tremonti è tutta qui: trasformare un mutuo a tasso variabile in un mutuo variabile a rata fissa. In pratica la vostra rata “virtuale” rimarrebbe del tutto legata all’andamento variabile dei tassi, crescendo o calando in funzione degli stessi, ma quella “materiale“, pagata alle varie scadenze, diverrebbe fissa. La differenza tra le due non vi verrebbe regalata dalle banche, ma sarebbe accantonata come NUOVO DEBITO, da pagare a partire dalla scadenza naturale del mutuo originario. Ovviamente questi importi, già non irrilevanti, subirebbero un’ulteriore ricarico di interessi, anche questi legati ad un tasso variabile.

Prendiamo in esame due scenari limite, uno in cui i tassi continuassero più o meno a crescere per tutta la durata del muto, rimanendo comunque al di sopra di quelli del 2006. In questo caso, il peggiore per chi paga un mutuo, aderendo all’opzione avremmo di fatto un prolungamento del mutuo, ed in casi estremi, ma possibili, addirittura potrebbe verificarsi la possibilità di un AUMENTO del debito. Immaginate di avere un mutuo di 100.000 euro per venti anni, pagare venti anni e trovarsi poi altri 50.000 euro da pagare.

Se invece i tassi diminuissero si tornerebbe a pagare, da quel momento, la rata variabile. Rimarrebbe certo anche in questo caso un po di debito accantonato per la fine del mutuo, tanto quanto è stato “risparmiato” non pagando la rata variabile per tutte quelle scadenze in cui i tassi fossero stati più alti di quelli del 2006, più ovviamente gli interessi maturati.

L’unico caso in cui una cosa del genere può avere un senso è quello in cui una famiglia non sia in grado assolutamente di sostenere il pagamento delle rate. Questo è l’unico caso in cui ci troveremmo di fronte ad un beneficio, consistente nell’evitare di andare in default non pagando le rate. Se siete con l’acqua alla gola, ma veramente, e non riuscite a pagare il mutuo allora questa possibilità potrebbe avere dei lati positivi, ma posso elencarvi una lunghissima serie di possibili interventi su questi casi che avrebbero un effetto enormemente migliore di questo. A partire dal rendere operative le norme dell’ultima finanziaria, anche se sgradite alle banche.
La verità è che i soldi non crescono sugli alberi, e le banche non sono istituti di beneficenza.

Caro Tremonti, così non va bene, hai toppato, soprattutto sottovalutando l’intelligenza di chi ti ascolta.

Ritenta, si può fare di meglio. Si deve.

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