I tesoretti delle banche


Una costante che caratterizza l’attuale crisi del credito, innescata si dice dalla situazione dei mutui statunitensi, è la presenza di massicce svalutazioni da parte delle banche.

Non si tratta di casi isolati, e non si tratta di bruscolini. Qui si parla di miliardi di euro, svariati miliardi di euro per moltissimi istituti bancari del mondo.

Le banche quindi si affrettano a registrare a bilancio perdite straordinarie per miliardi e miliardi di euro. Come colpevole viene sempre additata la crisi dei mutui subprime, con qualche caso (SocGen, Credit Suisse) in cui si aggiungono perdite straordinarie dovute a perdita di controllo sulla propria struttura di trading.

C’è però una cosa da capire. Mentre le perdite registrate a bilancio per manovre di trading errate sono perdite concrete e già “realizzate”, quelle generate dalla crisi dei mutui subprime sono spesso, almeno in parte, perdite legate ad “accantonamenti”.

La differenza è sostanziale. Un accantonamento viene fatto per bilanciare una perdita futura ritenuta probabile, secondo un principio di prudenza contabile che è volto a proteggere l’azionista da bilanci mistificatori.

Vi faccio un esempio.

La banca presta 10 milioni di euro ad una start up che si cimenta nella creazione di un nuovo motore a benzina che consumerà la metà di quelli odierni. Dopo sei mesi una primaria casa automobilistica annuncia la produzione a breve di un motore con caratteristiche simili. Probabilmente quindi la vostra startup non riuscirà ad essere competitiva e finirà per fare flop, i vostri soldi difficilmente rientreranno in cassa, ma formalmente sono ancora un credito esigibile. Per prudenza e buon senso la banca crea un accantonamento per gran parte o tutta la cifra prestata in previsione della perdita. Quando l’eventuale procedura di recupero del credito avrà avuto esito verranno fatti i conti a saldo, generando un ulteriore perdita (piccola) o una sopravvenienza, nell’eventualità che si incassi più di quanto si pensava.

Ecco, per i mutui subprime sta accadendo lo stesso, le banche mettono “da parte” i soldi che “perderanno” in futuro. Questo è il motivo per cui tutti sono in attesa dei conti delle banche, perché in realtà queste ultime hanno una certa flessibilità nel decidere se e quanto accantonare, e di conseguenza quanto impattare sul bilancio corrente.

Alcune potrebbero decidere di accantonare tutto subito, magari anche esagerando, altre invece potrebbero fare accantonamenti minori, riservandosi di farne degli ulteriori in futuro.

La natura di questi accantonamenti ci porta ad una interessante considerazione. Alla base delle “possibili perdite” ci sono strumenti finanziari legati alla gestione di crediti a loro volta legati, alla fine della complessa catena di strumenti, a degli immobili.

Qualsiasi mutuo infatti viene erogato avendo come “pegno” un immobile, sul quale in mancanza di pagamenti il creditore può rivalersi per ottenere quanto gli spetta.

Nel caso dei mutui subprime i crediti dei mutui sono stati impacchettati in strumenti finanziari che a loro volta sono stati impacchettati in altri strumenti etc etc.

Ciò non toglie che alla base di tutto ci sono immobili reali. Chiaramente la situazione del mercato americano è tale che la possibilità di recupero del valore intero del mutuo può essere messa a rischio, e in ogni caso i tempi tecnici per la monetizzazione di un credito recuperato tramite pignoramento e successiva vendita dell’immobile possono essere molto lunghi.

Ma, è cosa certa, che almeno una parte dei soldi sarà recuperata, e la mia esperienza mi insegna che spesso si riesce a recuperare buona parte dei soldi, se non tutti. La sofferenza maggiore in questi casi è data dalla illiquidità di questi soldi, ed è questo un motivo che spinge le banche ad esprimere queste perdite, fare accantonamenti e probabilmente ricorrere a nuovi flussi di capitale fresco.

Ma nel tempo, e potrebbe essere tra un anno, due, dieci, in maniera strettamente correlata all’andamento della crisi economica americana, potrebbe accadere che molta parte delle cifre oggi iscritte in bilancio come accantonamenti e quindi come perdite, rientrino invece nelle casse delle banche, creando in quel momento, miracolo dei miracoli, forti plusvalenze.

Ora c’è un bel giochino da fare. Indovinare quali banche si troveranno nel prossimo futuro in questa situazione e quali invece saranno magari nella situazione inversa, dovranno cioè andare a registrare perdite non avendo accantonato a sufficienza.

Quelle banche che avranno gli accantonamenti più forti, e che sapranno recuperare più velocemente i crediti a rischio, magari in maniera da superare di molto quanto accantonato, potranno rivelarsi gli investimenti migliori dei prossimi anni. Altre invece potrebbero arrivare persino a rischiare la chiusura, o quanto meno l’assorbimento da parte di compratori d’occasione. Magari da parte di banche del primo gruppo che si troveranno ad avere “gratis” i capitali necessari per fare la spesa.

Quali saranno le banche buone? E’ possibile capirlo per noi miseri mortali? Vale la pena rischiare un po dei nostri adorati risparmi in questa bagarre o conviene starne fuori?

Belle domande a cui vorrei tanto poter dare una risposta. In ogni caso una situazione davvero interessante su cui meditare e da seguire, anche fosse solo per vedere come va a finire.

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