Se Blizzard vi scrive…


Con alcuni milioni di giocatori sparsi per il mondo World of Warcraft è certamente uno dei giochi on line più diffusi nel mondo. Le sue caratteristiche sono tali da coinvolgere profondamente molte persone, fin troppo a volte, e questo, nel bene e nel male, ha creato un vero e proprio business intorno al gioco.

Soldi ed oggetti virtuali, così come servizi, vengono venduti in maniera più o meno legale.

Vere e proprie aziende reclutano giovani lavoratori che “farmano” all’interno del gioco raccogliendo soldi virtuali (“gold”) che vengono poi rivenduti a giocatori che non hanno il tempo o la voglia di racimolare quei soldi virtuali da soli e sono disposti a pagare soldi veri per averli.

Nello stesso modo si possono comprare servizi. Ci sono piccole società che mettono a disposizione persone che giocano al posto vostro (può sembrare assurdo ma è così) per ore ed ore, allo scopo di raggiungere certi obiettivi per il vostro personaggio nel gioco. Livelli di esperienza, honor ed altri obiettivi vengono concordati e pagati.

Anche se ufficialmente Blizzard proibisce la pratica, c’è anche un fiorente mercato dei personaggi. Anche in questo caso “lavoratori” vengono pagati per crescere personaggi fino al massimo livello per poi venderli a chi vuole evitare quella fatica. Si tratta di cifre piccole se comparate al tempo impiegato per ottenere l’obiettivo, ma significative nei paesi dove vengono reclutati questi lavoratori. Un personaggio di livello 70 (il massimo raggiungibile per il momento in WoW) può costare poche centinaia di dollari, ma richiede almeno 200 o più ore di “lavoro”.

Non c’è quindi da stupirsi se i giocatori di World od Warcraft vengono considerati da alcuni gruppi hacker come un buon target per ricavare soldi. Violare un acconto può portare parecchio denaro. Si possono trasformare gli oggetti dei suoi personaggi in materiale vendibile da cui ricavare “gold” da vendere nei modi suddetti. Si può anche vendere a qualche ignaro acquirente l’account violato ricavandone altro denaro. Insomma non ci si fanno miliardi, ma son sempre bei soldi, specialmente in certi paesi.

E’ così che si intensificano sempre più gli attacchi, specialmente quelli basati su phishing e social engineering, anche considerando che molto spesso il giocatore di WoW è piuttosto giovane, e che, proprio per la sua dedizione al gioco, risulta facile preda del panico quando gli vengono recapitati messaggi allarmanti (“ti stiamo per sospendere l’account”), con forte possibilità di reagire al phishing senza riflettere, sull’onda dell’emozione.

Perciò cari amici, se Blizzard vi scrive, non allarmatevi troppo, e prima di cliccare su quei link pensateci bene, aprite il vostro browser e digitate voi, con le vostre manine sante, l’indirizzo normale del sito di World of Warcraft.

Così magari evitate di piangere poi….

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