Ancora sulle performance delle pendrive


Ci sono moltissimi tipi di pendrive sul mercato, con differenti livelli di prezzo e di performance, ma proprio quando parliamo di performance è molto difficile stabilire davvero quali siano quelle con le caratteristiche migliori.

Se infatti il parametro del prezzo appare facilmente rilevabile, semplicemente dividendo il prezzo della pendrive per il numero di gigabyte disponibili, rimane invece piuttosto aleatorio individuare uno strumento di misura delle performance, specialmente prima dell’acquisto.

Alcune case pubblicano dati relativi alla velocità massime di lettura, altre aggiungono anche quelle di scrittura, ma in moltissimi casi non ci sono informazioni, o queste informazioni sono parziali e spesso inesatte. A volte inoltre la velocità viene genericamente espressa come moltiplicatore (130x, 200x etc).

Anche quando, nei casi più fortunati, ci troviamo di fronte ad una specifica precisa delle velocità di lettura e scrittura in MB/s della pendrive sotto esame, resta il fatto che queste sono in realtà delle velocità di picco che non descrivono l’esatto comportamento della pendrive in tutte le circostanze.

Per capire quanto possano essere diversi i comportamenti di questi piccoli strumenti rispetto alle performance dichiarate e reali e come questo impatta sull’uso quotidiano prendiamo in esame alcune pendrive che ho avuto per le mani negli ultimi due anni.

Per tutti i test che seguiranno ho utilizzato il programma ATTO Disk Benchmark, disponibile gratuitamente e, secondo me, abbastanza affidabile come misure. Questo piccolo tool permette di verificare la velocità di lettura e scrittura di una pendrive utilizzata con diverse grandezze di blocchi di dati. Il concetto che si vuole evidenziare è come le performance siano ben diverse se si copia un grosso file da alcune decine di megabyte, rispetto a quando si copiano centinaia di files da pochi bytes.

Prendiamo il risultato di questo test su una pendrive senza marca (512K) comprata in un supermarket per pochi euro.

Sulla confezione ovviamente non c’era alcuna indicazione relativa alla velocità, ma se ci fosse stata probabilmente avrebbe riportato 12 o 13MB, oppure 13MB / 4MB. Queste infatti sono le velocità di picco che la pendrive fa rilevare.

Alcune cose saltano subito agli occhi, e sono caratteristiche di molte pendrive. La prima è che le velocità di lettura e scrittura sono molto diverse, in maniera drammatica. Questo è tipico delle pendrive USB, basate su flash RAM, specialmente se di fascia bassa. La seconda cosa che spicca è l’enorme differenza di performance che c’è tra la lettura/scrittura di file grandi (diciamo da blocchi di 32K in su) e quella dei file molto piccoli (blocchi sotto a 16K). In questo caso ad esempio la velocità di scrittura di un file da 0.5k (512 bytes) è di soli 158K al secondo.

La terza cosa che avviene nelle misure di questa pennetta è il forte gradino che appare tra le performance in scrittura a 16K e quelle a 32K. Si passa da 767KB a 2511KB, un salto considerevole.

In sostanza la pendrive in questione ha performance accettabili per la memorizzazione di file, trasferimento dati, ed utilizzo non intensivo, come storage. Un buon valore per il prezzo pagato in ogni caso.

Le cose però possono andare molto peggio. Vediamo ad esempio un’altra pendrive, una PQI da 4GB, con caratteristiche nominalmente molto superiori, ma dal comportamento su strada piuttosto strano.

Nominalmente questa pendrive è nettamente superiore alla precedente potendo far conto su una velocità di lettura di 16MB/s e in scrittura su quasi 7Mb/s. C’è però un problema, per i piccoli blocchi la velocità in scrittura è drammaticamente bassa. Così bassa che diventa difficile da utilizzare in certe condizioni, che comportano un gran numero di scritture di piccoli file sulla pendrive.

Se la compariamo con una terza pendrive, una vecchia Verbatim, ci troviamo di fronte ad un’interessante situazione:

In questo caso i tempi di scrittura non hanno quello scarto tra i 32K ed i 64K tipico delle pendrive precedenti, ma salgono in maniera costante e progressiva. Non solo, ma le velocità per i piccoli file sono molto più alte dei due casi precedenti. L’effetto per l’utilizzatore è una piacevole sensazione di grande velocità complessiva della pendrive, che la rende ottimale proprio in tutti quei casi dove le altre due, specialmente la PQI, diventano poco utilizzabili. Il caso vuole che anche i valori nominali (10MB in scrittura e 20 in lettura) siano superiori, ma non sarebbe cambiato nulla se fossero stati comunque simili o inferiori a quelli della PQI. Di fatto per la maggior parte degli usi avanzati di una pendrive, diventa essenziale sapere come questa si comporta su tutta la gamma delle dimensioni, dando preferenza nell’acquisto a quelle che assicurano performance più uniformi e stabili.

Un esempio di vita reale che rende bene l’idea: se copio 500 piccoli file dal disco rigido del computer alla pendrive, nel primo caso (no-name) ci impiego 28 secondi, con la Verbatim ci metto solo 12 secondi e con la PQI sono necessari 8 minuti e 52 secondi….

Ecco perché diventa necessario per noi utenti lo scambio di informazioni sulle performance reali delle pendrive (ma anche di altri prodotti).

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