Diverse forme di ricchezza


Il più grande cambiamento in corso nel nostro mondo a cavallo tra il ventesimo ed il ventunesimo secolo non viene riconosciuto da molti, è macroscopicamente evidente ma sfugge ai più…

Questo succede perché il cambiamento non avviene in maniera traumatica, niente rivoluzioni, ma lente ed inesorabili evoluzioni. Non c’è un leader o un piano strategico che lo guida, semplicemente avviene, come naturale evoluzione delle regole che la nostra società si è data.

Il cambiamento riguarda le motivazioni dietro le quali si muovono le grandi decisioni, i grandi eventi, le strategie stesse delle grandi nazioni.

Un tempo questi fenomeni erano mossi prevalentemente da valutazioni etiche, religiose, sociali, morali, razziali, mentre la componente economica, pur presente, non era dominante, o quanto meno, quando lo era, necessitava di un forte mascheramento ideologico per esprimere le sue necessità.

Oggi l’economia governa in maniera sempre più totalitaria tutti gli aspetti importanti della nostra vita, le decisioni delle nazioni, fin nei più piccoli rivoli, subiscono un filtro economico di rilievo, e questo sempre più spesso senza necessità di grandi mascheramenti, alla luce del sole o coperti da impudici veli…

L’idea di base è che con una buona economia tutti si stia meglio, quindi perseguire il bene economico di una nazione equivale di fatto a perseguire il bene della sua popolazione.

Quanto vero sia questo può essere il centro di un lungo ed ampio dibattito, nel quale mi troverei probabilmente schierato nel novero di quelli che sono più favorevoli ad una recessione controllata, almeno nei paesi del primo mondo, piuttosto che in quello di chi sposa la crociata della crescita continua.

Ora voglio però dedicarmi a fugare i vostri dubbi sul fatto che l’economia sia oggi il motore decisionale di tutto, mentre l’etica, la morale, gli aspetti più umani della nostra storia, siano relegati ad “accessori“, da perseguire solo nel rispetto della priorità economica.

Non mi cimento in una lunga e dettagliata analisi, in un saggio, ma preferisco concretamente fare un piccolo esempio, come seme di riflessione su tanti altri fatti che avvengono ogni giorno, e che l’osservatore attento può individuare facilmente in ogni giornale.

Il fatto in questione riguarda un piccolo uomo e un grande stato.

Il piccolo uomo si chiama Tenzin Gyatso, più comunemente noto come Dalai Lama, mentre la grande nazione ovviamente è la Cina.

In questo momento non mi interessa raccontare la storia del Tibet, cosa sia accaduto, e non voglio neanche affrontare il lungo processo che spiegherebbe la mia posizione sulla questione.

Per lo scopo che mi pongo, dimostrare la predominanza dell’economia sull’etica, sull’ideologia, mi basta dare per scontato che gran parte del mondo occidentale, quantomeno il suo popolo, considera la dominazione della Cina sul Tibet come non legittima, un’invasione.

Il Dalai Lama inoltre è il rappresentante più alto di una grande religione, il buddismo, ed è considerato, al di la dell’aspetto religioso, come uno dei personaggi più carismatici dal punto di vista umano ed etico.

Per finire è universalmente riconosciuto che la Cina, sotto il profilo dei diritti umani, non brilla certo nel panorama mondiale come modello da seguire. D’altra parte quella cinese è sicuramente un’economia destinata a rappresentare un ruolo sempre più forte nello scenario mondiale.

Vi prego di non perdervi nel tentativo di confutare queste ultime affermazioni, ovviamente nel mondo ci sarà chi non è d’accordo con quanto ho appena detto, ma generalmente, universalmente, questi fatti sono considerati veri, ed in questo momento è la percezione che mi interessa, non la verità assoluta.

Abbiamo quindi di fronte due valori a confronto, da una parte un piccolo uomo che porta sulle spalle il destino del suo popolo e della sua religione, un grande valore morale ed etico, una ricchezza dello spirito.

Dall’altra invece una nazione con grandi problemi sociali, etici e morali, ma con una ricchezza economica di indubbia grandezza, un’economia con cui tutte le nazioni devono avere a che fare, ricca di opportunità.

La ricchezza spirituale ed etica del piccolo uomo è talmente potente, ha talmente presa sulla gente, che molte porte si aprono per accoglierlo. Ma la Cina, quella nazione a lui così avversa, paese che vede un nemico in ogni religione, tanto più quando religione e leadership di un popolo si incarnano in un’unica persona, la Cina dicevo, non può che combattere e contrastare quel carisma, in ogni sede.

Ecco quindi che ogni qualvolta il piccolo uomo attraversa un confine, quando il paese che visita si prepara ad accoglierlo con onore, la Cina interviene più o meno alla luce del sole per impedire che venga riconosciuto in quell’uomo il leader del suo popolo.

E spesso riesce a modificare i comportamenti di nazioni formalmente indipendenti, grazie all’enorme potere della sua economia. La ricchezza economica allora vince sulla ricchezza spirituale. Due diverse forme di ricchezza si scontrano e quella fisica vince.

È un chiaro segnale del cambiamento di cui vi parlavo. Sempre più spesso l’etica perde di fronte all’economia. Qualcuno obietterà che è sempre stato così, ed in effetti molto spesso nel passato grandi battaglie fatte in nome dell’etica, dell’ideologia o della religione nascondevano invece interessi economici importanti. Dalle crociate alla guerra di secessione americana gli esempi sono molteplici.

Ma il cambiamento è proprio qui. Un tempo era necessario mascherare l’interesse economico dietro una maschera etica o religiosa, ideologica o spirituale, poiché le popolazioni avrebbero accettato solo battaglie animate da grandi ideali. Ora invece sempre più passa l’idea che si possa combattere e magari accettare qualche barbarie in nome dei soldi, del proprio interesse, senza più tante maschere.

Più questo messaggio passa, più sarà facile scivolare in comportamenti, anche collettivi, che un tempo avremmo considerato inaccettabili. È un po come se il denaro, l’economia, fosse diventata una religione, un’etica, un’ideologia da difendere come qualsiasi altra.

È un processo globale, all’apparenza irreversibile, che ora appare solo al suo inizio, ma io ne vedo chiaramente i segni. Sono l’unico a percepirlo in questa maniera?

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