La casa di vetro


Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo su SecurityFocus riguardo lo stato della privacy negli Stati Uniti. C’è una forte e costante tendenza di questi fenomeni a migrare dagli USA all’Europa con tempi più o meno rapidi, quindi osservare attentamente quello che accade in quel paese ci può in parte far capire cosa potrebbe accadere da noi.

In campo tecnologico questo è sicuramente vero, in quello legislativo per fortuna la cosa è meno immediata, ma rappresenta pur sempre una forte probabilità di evoluzione.

Quello che l’articolo racconta, ciò che sta avvenendo negli USA, è che la legislazione prende sempre più posizione nella direzione di non garantire la privacy del cittadino per quanto riguarda la posta elettronica.

Nuove sentenze arrivano a stabilire vincoli sempre meno stretti per lo stato nell’intercettazione e nell’accesso ai dati privati (la posta elettronica) dei cittadini. In pratica assistiamo allo smantellamento di garanzie che erano piuttosto forti in uno stato come quello statunitense. In particolare si sta praticamente escludendo l’applicazione del quarto emendamento agli ambiti relativi alla posta elettronica.

I cavilli attraverso i quali si arriva a questo risultato non sono molto importanti, comprendono lo sfruttamento (contro di noi) dei contratti degli ISP ed altre finezze. Quello che conta è che dovremmo tutti smettere di considerare le nostre email sicure, specialmente se utilizziamo provider che hanno la loro base negli Stati Uniti.

La situazione nel nostro paese è molto migliore e più garantita, anche se pressioni di questo tipo si fanno sentire anche da noi. A fine 2007 scadranno i termini del fatidico decreto Pisanu ed in teoria, fatte salve eventuali proroghe, si dovrebbe tornare ai livelli di garanzia della privacy precedenti al 10 settembre 2001, ma anche dovesse rimanere tutto così, evidentemente non c’è paragone con la situazione USA.

Ci sarebbe da chiedersi se il governo statunitense ritiene di poter accedere alla caselle email di cittadini stranieri che utilizzano provider americani così come fanno con i loro cittadini. Io una mezza idea della risposta ce l’ho e non mi piace per niente.

La cosa migliore da fare sarebbe ricorrere a strumenti di crittografia open source (perché voglio essere sicuro che il codice non nasconda trappole e backdoor) e codificare tutta la posta che mandiamo, compresi gli auguri di Natale.

Purtroppo la percezione dell’importanza di questa cosa è piuttosto bassa nelle persone e difficilmente si arriverà ad un utilizzo “a tappeto” degli strumenti di codifica della posta, ma sarebbe davvero una buona risposta a chi considera la nostra privacy un inutile orpello e le nostre vite “cosa loro“.

Penso però che valga la pena fare un piccolo sforzo e per conto mio nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualche nota sulla crittografia della posta elettronica.

Perché anche se non si ha niente da nascondere non è bello vivere in una casa di vetro.

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