Pakistan


Non c’è nessuna novità in Pakistan.

Se pensate che stia accadendo qualcosa di nuovo sbagliate. Il governo di Musharraf non si è trasformato in regime in questi ultimi giorni. Lo è sempre stato. La repressione sta solo assumendo un volto più visibile, ma è sempre stata presente.

Solo che era un regime che ci faceva comodo. Che ci fa comodo. Come a suo tempo avevano fatto comodo i talebani, creati in Pakistan per contrastare l’invasione russa.

Musharraf sa bene che i suoi alleati occidentali non lo abbandoneranno senza una valida alternativa, perché nessuno nel mondo occidentale vuole davvero un Pakistan islamista, una potenza atomica sotto la bandiera di Maometto fa paura più di qualsiasi dittatura.

Certo, un po di scena verrà fatta, ci saranno lamentele e probabilmente piccole punizioni, ma è un gioco diplomatico, una partita a scacchi. Niente di più.

Facciamo guerre in nome della democrazia, ma in realtà quello che ci interessa è garantire il nostro stile di vita, la nostra ricchezza, il nostro benessere, e se qualcuno deve soffrire per questo in qualche paese lontano, sarà un sacrificio accettabile. Ci stracceremo le vesti, tuoneremo un po, ma poi tutto continuerà a scorrere come sempre, almeno qui da noi.

Non c’è molta differenza tra Pakistan e Birmania, o forse ci sono enormi differenze, ma sostanzialmente i metodi sono simili, la matrice la stessa. Cambia solo il burattinaio, cinese da una parte, occidentale dall’altra.

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