Logica cattolica


scuola.pngVi siete mai chiesti cosa succede quando un credente, un religioso, entra nel campo del razionalismo? Quando cioè si cimenta sul tanto odiato campo della logica?

L’ho scoperto ieri.

Quando questo accade si sviluppa un nuovo tipo di logica, la Logica Cattolica, un interessante ed originalissimo esempio di utilizzo ed interpretazione di discipline come la matematica e la statistica.

Ma procediamo con ordine.

Esiste un’associazione (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) dedicata alla difesa del diritto di insegnamento, ed in particolare, lo si intuisce dal nome, orientata al mondo cattolico.

Niente di male, anche se personalmente sono fortemente contrario ad ogni commistione tra religione e scuola, e quindi di fatto ostile ad ogni forma di scuola che si definisca con una connotazione religiosa, compresa quella cattolica. Ma è giusto che ogni idea venga difesa e quindi un’associazione di questo tipo ha tutto il diritto di esistere e di darsi da fare per contrastare quelli che la pensano come me. E viceversa.

Ovviamente l’A.Ge.S.C. non si accontenta di difendere il diritto di esistere delle scuole cattoliche, ma lavora incessantemente per far sì che a questo diritto si sovrappongano tutta una serie di agevolazioni, soprattutto economiche.

Parliamoci chiaro, è brava gente, ma ovviamente tirano l’acqua al loro mulino.

Qualche giorno fa hanno rilasciato una specie di lettera/dossier con il quale si dovrebbe convincere i parlamentari e l’opinione pubblica sull’opportunità di aumentare i finanziamenti alla scuola privata, con particolare riguardo per quella cattolica.

Il leit motiv del documento si può riassumere con questo concetto: le scuole cattoliche fanno risparmiare soldi allo stato, ogni alunno in più che viene da noi sono soldi in meno spesi per lo stato.

Il documento, come dicevo nella premessa, segna la discesa dei cattolici nel campo del calcolo finanziario ed economico, con effetti a mio parere molto divertenti.

Vediamo come arrivano i nostri amici dell’A.Ge.S.C. al risultato.

Si parte da questa tabella, che esprime i costi annui che il nostro sistema scolastico pubblico sostiene per ogni alunno in un anno:

Spesa pubblica per allievo scuola statale

scuola infanzia

scuola primaria

scuola secondaria primo grado

scuola secondaria secondo grado

in euro 6.116 7.366 7.688 8.108

Quindi si spalmano i contributi che in varie forme lo stato spende per sostenere la scuola privata dividendoli per il numero di alunni che la frequentano per ottenere una cifra che esprime il costo sostenuto per lo stato per ognuno di questi alunni:

Spesa per studente scuola paritaria

scuola infanzia

scuola primaria

scuola secondaria primo grado

scuola secondaria secondo grado

in euro 584 866 100 51

Ed infine si calcola al differenza di spesa tra i due sistemi e la si moltiplica per il numero di studenti della scuola paritaria arrivando alla bella cifra di 6245 milioni di euro.

A questo punto il documento afferma:

Attenendosi ai soli dati numerici esposti, si sottolinea che l’entità della cifra di 6.245 milioni di Euro (oltre 12.000 miliardi delle vecchie lire) che lo Stato dovrebbe “spendere” per consentire la frequenza delle scuole statali agli studenti delle scuole paritarie, rende economicamente “conveniente” per lo Stato incrementare il proprio impegno in Legge Finanziaria a favore delle famiglie frequentanti il sistema paritario, così che queste non abbiano ad iscrivere i propri figli nelle scuole statali.

Il “collasso” economico del sistema non statale, infatti, comporterebbe un aggravio di spesa per lo Stato equivalente ad una manovra finanziaria. E’ dunque economicamente strategico per lo Stato incrementare le risorse economiche affinché il sistema paritario possa sostenersi e le famiglie italiane possano sceglierlo.

Sembra tutto perfettamente consequenziale e del tutto logico, ma tutto il ragionamento rivela la poca dimestichezza dei cattolici con l’utilizzo della logica razionale.

Siamo infatti di fronte al tipico confronto fra mele e pere, poiché si pretende di sottrarre una spesa piena (il costo dell’istruzione nella scuola pubblica) con un contributo (quello dato dallo stato alla scuola paritaria), limitando inoltre il campo al solo aspetto del costo “evidente” per lo stato, dimenticando che esiste un costo anche per la comunità che quello stato esprime.

Se è vero che nel bilancio dello Stato Italia un alunno che frequenta le scuole paritarie pesa meno di quello che frequenta la scuola pubblica, è anche vero che nel bilancio della Comunità Italia il costo di quell’alunno è tutt’altro che nullo.

L’esercizio di calcolo predisposto dai genitori cattolici può essere replicato facilmente in molti altri casi che ne dimostrano chiaramente la poca razionalità.

L’associazione degli automobilisti potrebbe chiedere un contributo per mantenere la macchina fornendo un’accurata dimostrazione matematica di quanti bei soldi vengono risparmiati da Stato ed enti locali quando la gente si sposta in macchina invece di utilizzare i mezzi pubblici.

Il club dei clienti di case di cure private (CCSCP) potrebbe chiedere un contributo poiché recandosi in tali costose cliniche invece che negli ospedali, si crea un risparmio enorme per lo stato.

E posso andare avanti con esempi di ogni tipo.

Come ben sanno le famiglie costrette ad utilizzare scuole materne ed asili privati, il costo delle scuole private per la comunità è tutt’altro che irrisorio. Assai meglio sarebbe, per la gente, destinare quei soldi (cinquecento milioni di euro l’anno) alla realizzazione di nuove scuole pubbliche.

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