Il prezzo della fiducia


Quando si parla di soldi, di istituzioni finanziarie, di banche, la mercanzia dal prezzo più alto si chiama fiducia.

Il sistema con cui funziona una banca è fondato completamente su questa materia, se i soldi sono i mattoni la fiducia dei clienti è la malta, il cemento, l’acciaio della struttura portante.

Senza la fiducia i meccanismi finanziari non possono funzionare. Le banche per lavorare devono dare per scontato che questa fiducia ci sia, altrimenti non potrebbero far rendere i soldi che voi gli affidate.

Uno dei problemi quando si lavora sulla fiducia è che non la si può comprare da nessuna parte. Non c’è un negozio che vende fiducia, ne possiamo comprare qualcosa che la aumenti artificialmente in maniera diretta. Possiamo certamente spendere dei soldi per aumentarla, ma in ogni caso gli effetti sono lenti a vedersi.

La fiducia è come una polvere che si stratifica lentamente, ci vuole molto tempo perchè si accumuli e basta un attimo per spazzarla via. Se vi è capitata l’esperienza di essere vittime di un tradimento sapete benissimo di cosa parlo. Fino a un minuto prima avremmo potuto affidarci totalmente a quella persona, poi in un attimo la fiducia finisce, e per farla tornare ci vogliono anni, ammesso che si riesca. A volte non serve nemmeno che il tradimento ci sia realmente stato, basta molto meno, basta anche un fondato sospetto.

Quando la fiducia dei clienti nei confronti della propria banca cessa succedono cose come questa.

Come voi, anche io non ho nessuna idea di quanto sia fosse realmente grave la situazione della Northern Rock. Sono propenso a pensare che non fosse così drammatica, probabilmente i soldi dei clienti non corrono correvano rischi reali prima che si scatenasse il panico.

Ma nel momento che, a torto o a ragione, la fiducia dei clienti è venuta meno, l’intero meccanismo della banca ha cessato di funzionare. Non c’è istituzione finanziaria che possa sopravvivere senza danni irreparabili alle richieste contemporanee di chiusura dei conti di così grande parte della clientela. Anche chi non è corso allo sportello nei primi momenti di panico perchè sensato ed equilibrato, finirà per farlo proprio perchè dotato di buon senso. E’ il panico stesso che potrebbe uccidere quella banca.

Ora molti manager di banche ed altre istituzioni finanziarie sono di fronte ad un grosso problema. La perdita di fiducia ha un’altra brutta caratteristica: è contagiosa. Qualsiasi annuncio dovrà essere pesato con estrema attenzione, ogni parola, ogni virgola. E forse qualcuno potrebbe pensare che “certe cose” è anche meglio non dirle proprio, giusto per evitare il rischio di scatenare una reazione irrazionale. E potrebbe essere l’inizio di un circolo vizioso con le banche che rendono i propri guai sempre meno evidenti e pubblici, ed i risparmiatori che diventano sempre più sospettosi, specialmente se altri casi del genere dovessero uscire fuori e si scoprisse che i manager sono stati un pochino troppo silenziosi.

Se non credete che la situazione sia realmente così seria considerate bene quello che è successo oggi ieri. Il ministro delle finanze inglese ha tentato di calmare la gente spiegando che i loro soldi sono al sicuro perchè la banca centrale garantiva la possibilità di liquidare tutti i conti. Un’intervento che doveva rassicurare la gente e calmare gli animi, frenando il panico.

Ha ottenuto l’effetto esattamente opposto. La gente si è ulteriormente spaventata: se la banca centrale interviene e garantisce vuol dire che il problema è reale ed è molto più grave di quello che si dice, e via a ritirare i soldi. Gli effetti sul titolo in borsa li potete immaginare.

Le cadute di fiducia come dicevo sono contagiose, e il crollo di una banca fa nascere dubbi anche nei clienti di banche che magari non hanno niente da temere. Così va il mondo. Un mondo finanziario che in questo momento è molto sensibile e pieno di rischi ed opportunità. Se solo riuscissimo a capire come stanno davvero le cose…

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