La crisi dei mutui subprime spiegata a nonna Gina


Dopo aver sparato qualche post nel buio su questo tema mi sono chiesto: quanti avranno capito di che si tratta?

E soprattutto mi sono chiesto se IO avevo capito.

Così ecco una riepilogo brevissimo e semplicissimo di quello che io ho capito.

Parliamo degli Stati Uniti, ma lo stesso discorso vale molto parzialmente anche per altri mercati.

Negli scorsi anni i tassi di interesse sempre più bassi e la relativa facilità con cui veniva concesso credito hanno fatto si che molte persone acquistassero case stipulando mutui. In molti casi questi mutui riguardavano percentuali molto alte del valore dell’immobile (anche il 90%) e venivano assegnati a persone con dubbia capacità di pagamento (per questo definiti subprime).

In molti casi questi mutui seguivano una formula per cui i primi uno-due o tre anni di mutuo erano a tasso fisso (basso) mentre per gli anni successivi il tasso sarebbe stato legato al mercato (al momento più alto di quello iniziale).

I tassi nel frattempo si sono alzati, ma per lo più i titolari dei mutui hanno continuato a pagare rate legate al vecchio tasso fisso. Sta però iniziando il periodo in cui sempre più mutui passeranno dal tasso fisso a quello variabile.

Come sapete nei primi anni di mutuo le rate sono formate in larga parte da interessi e in minima parte da capitale.  Questo significa in pratica che con il passaggio dal tasso fisso a quello variabile la rata di queste persone si alzerà considerevolmente. L’idea è che molti di questi mutui finiscano per diventare insolventi proprio a causa del rialzo delle rate e della conseguente difficoltà nel pagare da parte di persone sulla cui affidabilità finanziaria erano erano già presenti perplessità.

Un particolare da notare è che in mezzo al mazzo dei contrattori di mutui si trovano tutta una serie di figure speculative che compravano (utilizzando credito) immobili con l’intento di rivenderli a breve termine a prezzi maggiori.

Il mercato immobiliare nel frattempo, anche a causa dei tassi, ha smesso di correre ed i prezzi degli immobili si sono fermati , ed in qualche caso si stanno abbassando. Chi aveva comprato gli immobili e non ha più soldi per pagare le rate non potrà quindi ricorrere alla vendita come ancora di salvataggio, meno che mai gli speculatori.

Eventuali vendite saranno quindi a prezzi sotto mercato, sull’onda della necessità di liquidare e limitare le perdite, cosa che deprimerà probabilmente ulteriormente il mercato immobiliare.

Questa è la prima cosa che spaventa i mercati. Una vera crisi del mercato immobiliare americano che scateni un effetto a catena su altri mercati e sull’economia americana in generale.

E’ una minaccia reale? Certamente si. Sarà possibile contrastarla. Di sicuro verrà fatto tutto il possibile (e anche l’improbabile) pur di ammorbidirne gli effetti.

La seconda minaccia, che coinvolge anche i mercati europei, è quella causata dagli effetti finanziari di una crisi dei mutui subprime.

Le banche che hanno prestato i soldi infatti, per pararsi il culetto, hanno impacchettato questi crediti in strumenti finanziari, targandoli spesso e volentieri come poco rischiosi, e se li sono venduti, o direttamente, o inserendoli in fondi ed altri strumenti finanziari.

Questo è il fronte dove le cose sono poco chiare e difficilmente c’è oggi qualcuno in grado di avere una situazione veramente precisa. Di sicuro c’è qualcuno più esposto di altri. Il panico viene proprio dalla mancanza di certezze.

L’effetto potrebbe essere limitato, oppure, qualora si concentrasse su qualche istituzione, potrebbe essere devastante per quell’istituzione (leggi banca, fondo etc).

Probabilmente in questo momento chi ha in mano le bombe sta cercando di liberarsene, o quanto meno di diluirne l’effetto. Per fortuna probabilmente si tratta più di una lenta alluvione che di uno tsunami. Magari ci bagnamo un po tutti ma nessuno affoga, ma non c’è certezza….

Ora il problema delle banche centrali è il seguente:

  1. Per evitare che le banche affoghino devo iniettare liquidità nel sistema (erogare fondi, come hanno fatto in questi giorni, e/o abbassare i tassi di interesse). Una diminuzione dei tassi avrebbe un effetto positivo su chi deve pagare le famose rate dei mutui e sulle banche che hanno in mano i crediti rischiosi.
  2. D’altra parte l’inflazione comincia a mordere e l’eccessiva liquidità (e i tassi bassi) sono la causa principale che ha generato il problema stesso. Sarebbe quindi necessario, opportuno e intelligente alzare i tazzi, stringere i cordoni della liquidità, per costringere i mercati a diventare più ragionevoli, e le banche a gestire meglio i loro crediti.

Cosa fare? La cosa più sensata, e anche più in linea con le leggi di mercato, sarebbe scegliere la seconda via, e al diavolo chi ha giocato male le sue carte. Ma non ci si può permettere una grossa crisi, quindi  è più probabile una soluzione mista che veda a breve interventi per mitigare il problema (nel frattempo istituzioni e banche centrali avranno modo di inquadrare meglio il problema), per poi passare in seconda battuta (ma neanche troppo lentamente) alla stretta sui tassi e sulla liquidità.

Un colpo al cerchio ed uno alla botte, sperando che il vino venga buono …

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. luigibio
    Ago 16, 2007 @ 00:09:19

    di insolvenze con le banche io ne ho viste diverse per lavoro e le banche poi l’immobile se lo prendono loro, la cosa grave è proprio il fatto che le banche vendano il loro rischio, quindi l’insolvenza ed il fatto che i soldi non si prendano subito finiscono ai rispamiatori e l’immobile alla banca..
    saluti luigibio

    Rispondi

  2. Mario
    Ago 16, 2007 @ 01:36:24

    @luigibio

    Si, inoltre considera che in un mercato con i prezzi degli immobili in calo come quello americano in questo momento, se hai dato credito per il 90% del prezzo dell’immobile è escluso che tu riesca a recuperare tutti i soldi.
    Liquidare un immobile non è semplice ed in genere si ottiene molto meno del prezzo di mercato (che nel frattempo si è abbassato).
    Staremo a vedere. Mi sembra che già uno o due istituti finanziari usa abbiano chiesto la protezione dai creditori secondo la legge americana sul fallimento (in pratica l’azienda non deve pagare i creditori e intanto cerca di uscire dalla bancarotta, oppure, a seconda dell’articolo, a liquidare).

    PS. Il tuo blog è ora sul mio RSSOwl, mi è piaciuto…

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