Solo per adulti


carosello002.jpgStamattina su Radio24, il buon Gianluca Nicoletti, parlando nella sua Melog, ha stimolato in me una riflessione.

Lo stimolo è stato il ricordo del Carosello e di come noi bambini di allora avessimo l’abitudine di andare a letto subito dopo quella trasmissione, il che in pratica significava andare a dormire più o meno alle 20.30.

Ed era proprio così, praticamente per tutti quelli che hanno più o meno la mia età Carosello rappresentava l’ultimo evento della giornata, almeno fino al giorno in cui si veniva finalmente considerati abbastanza adulti da vedere lo spettacolo o il film in prima serata.

Io non sono un nostalgico e non ho rimpianti particolari per quei tempi e per quei modi di vivere, ma c’è una cosa che mi ha fatto riflettere.

I miei genitori, grazie a questa abitudine, ed ad altre ancora (per esempio c’erano un paio d’ore pomeridiane in cui si chiudevano “a dormire” in stanza e noi non dovevamo assolutamente disturbarli), avevano degli spazi di tempo tutti loro (dopo cena, il pomeriggio) nei quali potevano parlare tra loro senza la presenza dei figli.

Recentemente ho trascorso due mesi di malattia a casa. Durante questa convalescenza io e mia moglie avevamo preso l’abitudine nel pomeriggio di uscire a fare una lunga passeggiata, spesso senza mia figlia. Queste passeggiate ovviamente si trasformavano in lunghe chiacchierate.

Ora che sono rientrato nel tran-tran quotidiano del lavoro e degli altri impegni non c’è più tempo (e voglia) di fare queste passeggiate, queste chiacchierate.

Credo sia un problema comune a molte persone oggi. I nostri figli sono prepotentemente presenti, vanno a letto tardissimo fin da piccoli, sono onnipresenti nella nostra vita e non c’è di fatto spazio per poter parlare senza di loro. Di conseguenza non si parla, oppure si parla, e di tutto, di fronte a bambini anche molto piccoli.

Io non sono uno psicologo o un’educatore, ma non penso che i dialoghi degli adulti siano adatti alle orecchie dei più piccoli. Una banale discussione può apparire un grosso litigio, un piccolo problema economico può sembrare spaventoso e facilmente possiamo vedere piccoli bambini sconvolti dai nostri discorsi da grandi.

Semplicemente non hanno la nostra capacità di discriminare, di capire le situazioni, non hanno esperienza e sono più sensibili degli adulti.

Credo sarebbe importante crearci in famiglia un nostro spazio, “solo per adulti” , dedicato ai discorsi quotidiani, anche banali, che potrebbero anche inavvertitamente destabilizzare i nostri figli. Senza esagerare, senza farsi prendere dal fanatismo, senza essere troppo spaventati di parlare anche di fronte a loro, poiché anche questo fa parte della loro esperienza. Ma magari riservando i toni e le informazioni più “adulte” a questo spazio privato dove i più piccolini non sono ammessi.

Basta un po di organizzazione. Andare a letto alla 20.30 è forse troppo presto, ma un’altro orario va bene, diciamo alle 22 ? alle 23 ? Diamoci una regola e rispettiamola, e riserviamoci una mezz’ora in famiglia per parlare (e sapendo che avremo questo spazio sapremo meglio pazientare per discutere di qualche problema spinoso).

Una passeggiata intorno al palazzo, un gelato al bar, due sedie sul balcone, va tutto bene.

Al di la dell’impatto sui nostri figli, credo sia anche un buon esercizio per ogni coppia che si rispetti, una sana abitudine. Potrebbe andare bene anche una telefonata, ma la presenza fisica è mille volte migliore.

Beh l’ho detto, non mi resta che farlo ….

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