Anche se amo il découpage…


L’autrice di questo articolo ha ragione, e come tutti quelli che hanno ragione di questi tempi, è destinata a passare inosservata.

Mi figlia quest’anno ha l’esame di maturità. Questo significa che il sottoscritto, e la di lui consorte, vengono da anni di rapporti con la scuola italiana.

Non siamo il tipo di genitore distratto, se non assente, che oggi è così diffuso. No, noi siamo sempre stati massicciamente presenti, partecipanti, scassapallanti….

Siamo passati nell’esperienza delle elementari, poi alle medie, infine al liceo.

L’attenzione con cui abbiamo fatto ogni scelta, fin dall’inizio, è stata enorme, ed altrettanta quella con cui abbiamo seguito ogni evoluzione del percorso di nostra figlia nella scuola.

Non siamo persone dalla cultura eccezionale, abbiamo le nostre lacune, ed a volte è stato necessario studiare, di nuovo, per poter seguire i progressi della nostra ragazza.

Le conclusioni che possiamo trarre dopo tutti questi anni sono un’incredibile miscuglio di sconforto e ammirazione.

Ammirazione per quei docenti, presidi, collaboratori che hanno ancora la forza e la competenza di portare avanti il loro lavoro nonostante tutto. Non sono molti, ma nemmeno così pochi…

Sconforto per il comportamento di molti altri docenti, dirigenti, collaboratori scolastici, che per ragioni diverse disattendono a qualsiasi idea, principio, ispirazione che la scuola dovrebbe rappresentare. In mezzo a questa schiera stanno coloro che si sono arresi, magari un po per volta, ed hanno smesso di lottare, e di dare.

Sconforto per la mediocrità della gran parte dei ragazzi, l’assenza ed il disinteresse di tanti genitori, la decadenza indecente delle strutture e delle norme…

Non mi preoccupa tanto che si faccia il corso di “découpage“, mi allarma e mi crea ansia che il corso in questione non sia un di più, qualcosa che si fa oltre all’insegnamento istituzionale, a completamento dello stesso, ma sia invece un corso che si fa al posto, in sostituzione di.

Se ripenso a quando ero ragazzo, alla scuola che ho frequentato, ai docenti che mi hanno educato, mi accorgo che le differenze rispetto ad oggi non sono poi così grandi.

Ma i ricordi che conservo con piacere sono proprio quelli che derivano da alcuni dei docenti che ho avuto, i quali in un modo o nell’altro hanno segnato il mio essere quello che sono.

Non erano perfetti, tutt’altro, ma ci mettevano passione.

Ed anche i ragazzi non erano poi così diversi da quelli di oggi, sarebbe ipocrita pensare che ieri i giovani fossero migliori di quelli di oggi. Sarebbe solo una rielaborazione estetica dei nostri ricordi….

Quelli che sono davvero cambiati sono invece i comportamenti degli adulti.

Mai mio padre avrebbe preso le mie parti contro i docenti per giustificare una mia assenza, una risposta maleducata, una mia mancanza di rispetto…

Oggi vedo questo accadere continuamente. Frasi del tenore di “come si permette di far spegnere il cellulare a mia figlia“, “si giustifica mio figlio per l’assenza in quanto aveva altro da fare“, “la professoressa di matematica è incompetente infatti mia figlia va male solo in quella materia“, e tante altre, sono all’ordine del giorno.

In realtà abbiamo la scuola che meritiamo ed a subirne le conseguenze sono i nostri figli.

Una scuola dove non c’è più spazio per l’educazione civica, ma guai a parlare di eliminare religione. Una scuola che è specchio della nostra arroganza (” ‘sti turisti hanno da parlà italiano quanno vengono qui“) e della nostra ignoranza.

Può darsi che la classe insegnante abbia delle colpe, e la politica ha certamente le sue, ma i più grandi colpevoli siamo noi genitori, assenti, distratti, impegnati in altro.

Come se la cosa più importante da fare per un genitore non fosse educare i propri figli.

Come se quest’educazione si potesse totalmente delegare.

Come se la scuola, la cultura, la capacità di procedere razionalmente in maniera indipendente, non fosse la cosa più importante che un ragazzo deve acquisire…

Tra poco la classe di mia figlia affronterà l’esame. Molti lo supereranno solo perché gli insegnanti non vedono l’ora di salutarli per sempre.

Ed i loro genitori saranno soddisfatti, salvo poi lamentarsi perché il figlio dell’extracomunitario di turno, quello che si è fatto il culo sui libri, “fregherà” il lavoro più qualificato al loro povero bambino…

Ed alla fine del tunnel non si vede luce…

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