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FireShot Capture 84 - Le Storie di Mario Pacchiarotti I P_ - http___paginesporche.it_pagine-sporche_

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Ho consolidato tutti i miei blog e la pagina autore, ora scriverò sempre su:

paginesporche.it

vi aspetto dall’altra parte, non fatevi attendere.

Carla, Mario e la morte


Ci sono periodi in cui è difficile rimanere di umore felice. Allora bisogna cercare di mitigare la tristezza con un pizzico di speranza, o forse, meglio ancora, con una spruzzata di amore.
—–

Brano tratto da “Baby Boomers – Siamo la goccia che diventa mare”


Abitare in una città vicina al mare è una grande fortuna. Mario
e Carla su questo la pensavano allo stesso modo. Raggiungerlo senza macchina
era un’impresa un poco laboriosa, ma non certo impossibile: avevano usato i
mezzi pubblici fino alla stazione di Magliana e quindi con il treno erano arrivati
a poca distanza dal mare. Una lunga passeggiata aveva completato il piccolo
viaggio.

Mario aveva disteso un telo da mare sulla sabbia di una
duna, sul quale si erano accomodati. Rimasero abbracciati con lo sguardo
rivolto alla battigia, dove potevano perdersi osservando le onde che si
succedevano senza sosta in una teoria infinita. Non erano esigenti, spesso
stare sulla spiaggia e guardare il mare era tutto quello che volevano. Altre
volte, invece, iniziavano lunghi dialoghi sui temi più disparati. Parlare
significa conoscersi; conoscersi è un modo per comprendersi e avvicinarsi,
perfino quando questo mette in evidenza le differenze, le stranezze, i lati
duri del carattere. Per loro parlare era un modo per amplificare sentimenti e
passione. Parole e frasi riempivano come cemento i vuoti tra le pietre con cui
andavano costruendo e consolidando il loro rapporto.

Quello era proprio uno di quei giorni in cui il silenzio
lasciava spazio alle parole. Come spesso accadeva fu Mario a suonare la prima
nota, dando inizio al dialogo.

«Non riuscirei a vivere senza te.»

Carla, che gli si era accoccolata al fianco con il capo
appoggiato sul petto, sussultò appena, non tanto per il senso delle parole,
quanto per la tristezza nel tono del compagno, quasi come se il suo destino
fosse già segnato dall’ombra della morte. Non era una frase retorica quella che
lui aveva appena pronunciato, racchiudeva invece un timore reale e una
richiesta di conforto.

«Certo che riusciresti a vivere senza di me, anche se a
dirlo suona terribile, tutto si supera e la vita continua.» Credeva in quello
che diceva e non c’era cinismo nel suo ragionamento. Semmai quello spirito
pratico che la contraddistingueva da sempre.

«Non è vero! Se tu dovessi morire schiatterei di
crepacuore.»

Carla rimase colpita, lo abbracciò e rimase così mentre
rifletteva. Capiva che si trattava di un tema che alla loro età non poteva essere
accantonato senza affrontarlo. Sentiva che Mario non diceva quelle cose solo
per farle piacere, per sottolineare la sua importanza e il suo amore per lei,
come fanno certi uomini che vogliono blandire la loro amante. No, ne era certa,
lui pensava davvero che sarebbe stato meglio porre fine alla sua vita in
assenza di lei. Si rese conto con orrore che una piccola parte del suo ego ne
era compiaciuta, tuttavia la parte più razionale di lei considerava
inaccettabile quell’idea. Doveva respingerla. Pensò che affrontare Mario non
sarebbe stato semplice. Avrebbe potuto forse dimostrare sul piano razionale la
follia di quelle affermazioni, ma non ci sarebbe stata certezza di vincere sul
piano emotivo. Così decise di scambiare le parti e mostrargli l’altra faccia
della medaglia.

«Sai, se invece tu dovessi morire, amore mio, io cercherei
di vivere il più a lungo possibile.»

Lui si scostò per guardarla in viso, non si aspettava che il
discorso potesse prendere quella piega. «Non ti mancherei?»

«Non riesco neanche a descrivere quanto» replicò pronta lei.
«Tuttavia vivrei serbando il tuo ricordo, ogni giorno e ogni ora della mia
vita, fosse anche con dolore, tu saresti presente nella mia mente, in qualche
modo vivresti ancora dentro di me. Al contrario, se anche io dovessi morire tu
smetteresti di esistere persino nel ricordo, e niente rimarrebbe di te e di
noi.»

«Sarebbe solo un ricordo» commentò Mario, scuotendo la
testa.

«Cosa siamo noi se non preziose scatole di ricordi? I nostri
corpi cambiano, invecchiano, si degradano. Invece nella memoria rimaniamo
quelli di un tempo. Anzi, nei ricordi siamo migliori di quello che eravamo,
perché il tempo cancella i difetti delle persone che amiamo e ci restituisce di
loro un’immagine limpida, perfetta, sublimata dal nostro stesso amore.»

Lui rimase pensieroso a guardare lontano, oltre l’orizzonte,
lo sguardo vago.

Carla se lo strinse a sé. «Se io dovessi morire, mio piccolo
pizzaiolo, vivi e portami nel cuore. Rendimi ogni giorno più bella e felice nei
tuoi ricordi. Vivi anche per me, non lasciarmi morire, rendimi eterna dentro di
te.»

Mario allungò una mano e colse uno dei gigli selvatici che
crescevano abbondanti sulle dune. Ne annusò il profumo, appena percettibile, lo
usò come un collante per fissare quel ricordo, perché sua madre gli aveva
insegnato che gli odori affondano dritti nell’anima e vi si incidono in maniera
indelebile insieme ai ricordi che li accompagnano. Poi le infilò il fiore tra i
capelli e lei lo ripagò con un sorriso felice. Ecco – pensò Mario – la magia
è compiuta, da questo momento il profumo dei gigli mi ricorderà questo istante,
la gioia del suo sorriso, la richiesta che mi ha fatto
.

«Promettimi che farai lo stesso per me» le disse «se fossi
io a morire per primo.»

Lei annuì e poggiò la mano sul cuore con una posa teatrale.
«Lo giuro!»

Mario sorrise di quel gesto scanzonato, si alzò e le tese la
mano invitandola a seguirlo. «Andiamo, basta con questi discorsi tristi. Dobbiamo
riempire queste vecchie scatole con nuovi meravigliosi ricordi, e laggiù c’è quel
localino che vende delle deliziose ciambelle fritte.»

«Lo so già come sono!»

«Rinfrescare i ricordi belli non può fare male. Andiamo!»

Si avviarono mano nella mano. Ancora per un po’ la morte
avrebbe dovuto aspettare, non potendo certo competere con una ciambella appena
fritta e ben zuccherata.

* * *

Impressioni di lettura “Il grande sonno” e “In un giorno di pioggia” di Raymond Chandler


Alla scoperta di Chandler, potrebbe chiamarsi questa mia avventura, appena iniziata e già molto interessante. Il primo assaggio con due libri che in realtà sono lo stesso.
“In un giorno di pioggia” infatti è una versione precedente e meno fortunata del successivo “Il grande sonno”, libro invece di grande successo. Li ho però letti in ordine inverso, prima la versione definitiva e quindi quella che potremmo chiamare originale, anche se sarebbe a mio avviso una definizione davvero poco corretta.

Due esperienze di lettura molto particolari. Nella prima scopro Chandler e riscopro Marlowe, per me finora conosciuto solo come personaggio cinematografico. Nel secondo mi trovo a confrontare le due versioni, cercando le ragioni dei cambiamenti, alla caccia di ciò che ha trasformato un romanzo non gradito agli editori in quello che poi è divenuto uno straordinario successo.


E vi confesso che pur potendo fare delle ipotesi, il segreto non si è del tutto svelato ai miei occhi. La versione più recente è più estesa, la storia più complessa, ci sono più colpi di scena, più “uomini che entrano dalla porta con la pistola in mano“, soprattutto ci sono dei personaggi che cambiano totalmente o evolvono rispetto alla prima stesura.


Lo stile della versione più vecchia è già quello tipico di Chandler ma, soprattutto nei personaggi, qualcosa cambia. Quanto basta per scombussolare del tutto l’alchimia del romanzo e fare un piccolo miracolo.

Una cosa che ho trovato curiosa. Mentre leggevo “Il grande sonno” c’è stato un momento in cui la storia mi sembrava chiusa e archiviata e mi sono chiesto come poteva andare avanti il romanzo ancora per tutte quelle pagine che ancora rimanevano da leggere. Poi arrivano un po’ di imprevisti, gente che entra minacciosa nella traiettoria di Marlowe e tutto ricomincia a macinare. Sono alcune delle parti che non erano presenti nella prima versione, e in qualche modo leggendo devo aver percepito forse il momento del distacco, o dell’innesto. Non so però se sia proprio così o magari per un puro caso mi sia trovato proprio in quel punto a fare questa riflessione.

Meditando sullo stile molto particolare dell’autore, anche supportato da altre letture che sto portando avanti in questo periodo, mi sono convinto che oggi Chandler non scriverebbe nello stesso modo. Il suo tipo di ambientazione, i suoi personaggi, devono vivere in quel contesto e chi legge ne gode ancora perché vi si immerge a sua volta. Ma se scrivesse ai nostri giorni penso che cercherebbe di interpretare i ritmi, il respiro e le manie dei nostri tempi, come a suo tempo aveva fatto con i suoi. Per questo penso sia difficile imitare i grandi, quasi sempre sono stati uomini dei loro tempi e per raggiungerli bisogna guardare all’oggi, o forse al futuro, non certo al passato.

Vi lascio qui, ne riparleremo alla prossima tappa.

Attendendo il Salone 2016


Sembra proprio che quest’anno riesca per la prima volta a fare una visita al Salone del Libro di Torino. Non ho aspettative particolari, immagino però che, rispetto alle altre fiere, ci sia un panorama più ampio.

Ho fatto una lista degli stand che vorrei visitare, magari velocemente, ci rivedremo dopo per vedere quali sono riuscito a toccare e cosa ne è venuto fuori.

Naturalmente non posso mancare allo stand della Gainsworth Publishing. Prima di tutto perché, anche se solo con un racconto, sono pur sempre un autore di questa CE. In secondo luogo perché saranno presentati due libri importanti, per me: “La principessa sbagliata” di Ester Trasforini e “Di metallo e stelle – L’apprendista di Leonardo” di Luca Tarenzi. Di entrambi avrò modo di parlarvi diffusamente dopo averli toccati con mano.

Una capatina è d’obbligo anche presso quelle CE che per qualche motivo ho conosciuto o che mi sono particolarmente gradite (e loro magari neanche lo sanno), in ordine sparso:

AGENZIA LETTERARIA FRANCESCA COSTANTINO
GORILLA SAPIENS EDIZIONI
HISTORICA – GIUBILEI REGNANI
LA PONGA EDIZIONI
NERO PRESS EDIZIONI
PLESIO EDITORE

Ancora qualche giro per salutare scrittori che ho il piacere di conoscere solo online, magari è l’occasione che ci si incontra:

SCRITTORI EMERGENTI UNITI SEU (vari)
PASSIONE LETTURA (Luca Rossi)
NEWTON COMPTON EDITORI (semmai vi si aggirasse Daniela Volonté)

E infine quelle che per qualche motivo mi interessano come lettore o scrittore o che potrebbero interessarmi nel futuro non troppo prossimo:

NOTTETEMPO
GOLEM EDIZIONI
EDIZIONI E/O
EDIZIONI CORSARE
CASA EDITRICE CORBACCIO
EDIZIONI CENTO AUTORI
ATMOSPHERE LIBRI
AMAZON PUBLISHING
CASA EDITRICE NORD
ROBIN EDIZIONI – BIBLIOTECA DEL VASCELLO
UBIK IL FRANCHISING DELLE LIBRERIE
VERBAVOLANT EDIZIONI
MAGAZZINI SALANI
FANUCCI EDITORE
EDIZIONI EL – EINAUDI RAGAZZI – EMME EDIZIONI
DEL VECCHIO EDITORE
ALTER EGO EDIZIONI
NERI POZZA EDITORE
LIBRERIE COOP
ITALY FOR KIDS
UAAR
Un sacco di giri insomma, almeno in teoria. Ci si sente nei prossimi giorni.

Impressioni di lettura: Amandoti: L’amore in bilico di Flaminia Mancinelli


Leggere e parlare dei libri di Flaminia è per me sempre molto difficile. Anche se non ci siamo mai incontrati, nel tempo si è instaurato tra noi un rapporto di amicizia. Così, dietro ogni frase e ogni parola io vedo lei. Non perché la identifichi nei protagonisti dei suoi romanzi. Qualche pezzettino dell’autore si trova sempre, ma non è tanto questo. Il problema è che Flaminia scrive con tutta la forza del suo cuore, con tutta la debolezza del suo cuore, con tutto il tormento.


Perdonatemi quindi se non scenderò troppo nel dettaglio, mi parrebbe quasi di mostrare l’anima di un’altra persona, che percepisco attraverso quello che scrive.


Anche questa volta è una storia d’amore. Naturalmente non è una storia senza problemi, al contrario, è un problema che costruisce una storia e la cosa è talmente imprevista, talmente sorprendente, da rendere impossibile credere nella possibilità che quella gioia sia duratura. È la paura di essere amati, la paura di perdere quello che non si è mai avuto, di illudersi di averlo avuto.


Sentivo la voce di una bambina mentre leggevo, il ricordo di una voce che alla domanda vuoi questo, ti piace quello, rispondeva immancabilmente: “Posso anche non averlo, posso anche non farlo.” La stessa paura di perdere che si trasformava nella decisione di non mettersi in gioco. Il voler soffrire subito, di una sofferenza pianificata, attesa, inevitabile, piuttosto che rischiare di essere felici e dover poi, forse, soccombere all’enorme disastro di perdere quella gioia, quell’attimo di felicità. Meglio non amare, che aver amato e perso.


Ma questa storia, la storia di un’amante e di un amore, scivola dalla parte giusta della lama, ci lascia sperare per il nostro personaggio e mi lascia sperare per la mia cara amica.


E la mia personale riflessione su questo libro e sull’amore è un augurio a tutti quelli che cercano il vento più impetuoso e non riescono a godere delle dolcezze di un porto. Che l’ozio della terraferma vi sia amico, perché se forse la rinuncia alle tempeste può sembrare a prima vista una gran perdita, va messo sull’altro piatto la possibilità di scalare le montagne, impresa che richiede piedi fermi e corde solide. Vi auguro entrambe e un prezioso compagno di avventura.

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