Impressioni di lettura: “Idi di Agosto” e “Idi di Febbraio” di Marzia Musneci


Questa volta vi parlo di due racconti che potremmo definire di genere giallo-storico: Idi di Agosto e Idi di Febbraio, entrambi di Marzia Musneci, collegati tra loro dagli stessi personaggi e in parte anche dalla trama, visto che pur leggibili separatamente sono di fatto due episodi conseguenziali.

Divertente l’ambientazione e i personaggi, buona la narrazione. Sicuramente migliore il secondo episodio, mentre il primo mi ha lasciato un po’ perplesso, mi sarebbe piaciuto se avesse avuto un respiro maggiore, forse una decina di pagine in più per dare spazio al passaggio tra l’indagine vera e propria e il finale. Non so bene, sono semplici sensazioni, forse è stato solo il dispiacere di aver finito la lettura così presto. 

Perfetto invece “Idi di Febbraio”, forse perché di dimensioni maggiori, con una bella struttura narrativa e un finale aperto che lascia spazio per altre puntate che sono confidente arriveranno presto. In definitiva una bella coppia di racconti, che consiglio di leggere uno dopo l’altro, di seguito, per poterne godere al meglio.

Per chi come me vive nei Castelli Romani c’è anche il bonus di curiosare insieme a Lucio Cenidio all’interno dell’Albanum.

Colgo questa occasione per fare una riflessione. La pubblicazione in ebook rende possibile dare spazio a questo genere di racconti di lunghezza media che non avrebbero la possibilità di uscire sul mercato singolarmente in cartaceo. Cosa buona per i lettori che per un piccolo prezzo possono attingere ai cataloghi digitali e buono anche per gli scrittori che hanno la possibilità di comparire in uno spazio altrimenti impossibile.

Anche questo è un effetto positivo dell’ebook che alcuni editori hanno saputo cogliere (come Delos Digital e Gainsworth, giusto per citare due esempi che conosco).


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Impressioni di lettura: “Cari mostri” di Stefano Benni


Credo che le antologie di racconti brevi, in modo particolare quelle di un solo autore, siano tra le sfide più ardue per l’editoria italiana. Da una parte c’è l’oggettiva difficoltà di raggiungere un volume tale da essere degno di pubblicazione senza abbassare la qualità media del prodotto. Dall’altra c’è il poco amore che il lettore italiano riserva per questo genere letterario.

Basta leggere le recensioni a questa raccolta per capire quanto sia difficile essere apprezzati scrivendo short stories italiane. Da lettore che ama invece questo tipo di racconti e da persona che prova anche a scriverne, ecco di seguito la mia opinione, sia sull’antologia che sul modo di giudicarla da parte del pubblico.

Una premessa doverosa, anche se può sembrare strano questo è il primo libro di Benni che leggo.

In questo caso abbiamo venticinque racconti più o meno brevi. Già qui vorrei fare una considerazione. Mettere insieme un numero così consistente di storie, come si fa spesso in queste antologie, significa avere la certezza matematica che nessun lettore le apprezzerà tutte. Questa è forse la più grande maledizione delle antologie. Come lettore non ho fatto eccezione. Alcuni di questi racconti mi sono piaciuti parecchio, alcuni per niente, molti mi hanno lasciato tiepido. Credo sia una cosa del tutto normale e penso sia raro il contrario, ovvero apprezzare la gran parte dei racconti di una raccolta con la stessa passione.

L’effetto sulle recensioni e sulle valutazioni sintetiche è destinato ad essere pesante. Nel mio caso che giudizio dare? Quante stelle? Se cinque di questi venticinque racconti fossero capolavori assoluti e il resto fosse da buttare dovrei dare il massimo oppure fare una specie di media? Credo che il comportamento della gran parte delle persone sarebbe quello di mediare, quindi decisamente difficile ottenere buone recensioni con antologie di questo tipo.

Non so se andrò a cercare altri libri di Benni. Lo stile mi piace, in alcune storie e nella ricerca dell’assurdo, nello scombussolare un po’ il lettore, somiglia alle modalità che anche io ricerco spesso nello scrivere. Il libro non mi è dispiaciuto anche non è tra quelli che in questo periodo ho apprezzato di più.

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Impressioni di viaggio – Spagna 2015 – Granada


Con un bel po’ di ritardo riprendo il racconto del nostro viaggio in Spagna dello scorso maggio. Siamo arrivati alla prima tappa andalusa, la splendida città di Granada.


Questa è stata anche la prima occasione in cui abbiamo usufruito di una casa affittata tramite il sito AirBnB, specializzato proprio in questo particolare modo di viaggiare. Come potete immaginare l’idea di andare nella casa di un privato invece di alloggiare in albergo all’inizio può procurare qualche dubbio. L’esperienza che abbiamo avuto con la famiglia che ci ha accolto a Granada, per la precisione all’interno del quartiere Albaycin, ha cancellato qualsiasi preoccupazione. Gradevoli e disponibili loro, meravigliosa la casa collocata in uno degli angoli più suggestivi della città.

Una città a misura d’uomo, anche se non del tutto priva dei difetti di ogni città, come ad esempio il traffico. Per i suoi monumenti, per la sua architettura, per le strade e i negozi, varrebbe già da sola una visita. Ma ovviamente se sei a Granada non puoi fare a meno di visitare l’Alhambra. No, sul serio, non puoi. Per questo è bene che quando programmate il vostro viaggio vi premuriate di prenotare i biglietti per la visita al più presto possibile, evitando di rimanere senza o di essere costretti ad acquistarli associati a costosi pacchetti turistici. La visita al complesso di monumenti, palazzi e giardini dell’Alhambra vi porterà via un intero pomeriggio (o mattinata). Tenete conto nel programmare che le temperature in questa città può raggiungere temperature davvero molto alte, persino in tarda primavera, figuriamoci in estate.

Altri percorsi obbligati se siete a Granada includono un ampio e pigro giro per i vicoletti di Albaycin, magari in orario di mercato, con soste nei belvedere da cui potrete ammirare la vista sul resto della città o sull’Alhambra. Buon quartiere anche per una cena se volete, magari con lo stesso panorama davanti agli occhi.
Bellissima e imperdibile anche la cattedrale in stile rinascimentale.
Qualche giro a piedi o a bordo dei pulman/trenini turistici aiuta a conoscere la città, i suoi abitanti, le sue tradizioni culinarie e i tanti luoghi caratteristici.

Una città dove spendere almeno un paio di giorni pieni, uno dedicato principalmente all’Alhambra e magari alla Cattedrale, un secondo per mischiarsi agli abitanti e pigramente ammirare il resto della città.

Qualche foto, senza pretese e senza trattamenti di sorta, la trovate qui.

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Impressioni di lettura: “Paradisi perduti” di Ursula K. Le Guin


Anche questa volta devo fare un’onesta premessa prima di passare a parlarvi del libro letto. Le cose stanno così: io amo Ursula Le Guin e probabilmente vi parlerei bene dei suoi scritti anche se pubblicasse la lista della lavanderia. Ecco l’ho detto, regolatevi voi :-)


Questo breve romanzo conferma il genio di questa autrice.
Una delle domande che prima o poi capita di porci durante la vita riguarda il nostro destino, il fine della vita stessa. Dove andiamo, chi siamo, perché esistiamo? Qualche volta la domanda rimane sospesa e ci accontentiamo di vivere senza uno scopo dichiarato, altre volte, magari spinti dalla religione, dall’amore o da altri potenti sentimenti, ci figuriamo che la nostra esistenza abbia una ragione, un fine ultimo magari sconosciuto. Che la vita non sia un semplice istante senza senso è una necessità per molti di noi, così spesso finiamo per credere che un senso ci sia, pur senza afferrarlo.


Ursula è come sempre abile nel creare un mondo che gli permetta di dimostrare quello che vuole. In questo caso ci troviamo su un’astronave generazionale. Non si tratta certo di un’idea nuova, eppure quando veniamo messi accanto ai personaggi di questo libro ci rendiamo subito conto che Ursula vuole farci riflettere su qualcosa di speciale, qualcosa che aveva bisogno di questa ambientazione per poter essere analizzato.
Siamo su una nave generazionale, una nave che viaggia verso una destinazione lontana, una destinazione che solo l’ultima delle tante generazioni di viaggiatori potrà toccare con mano. E allora, quale è lo scopo per le generazioni che viaggiano senza alcuna speranza di poter vedere quella meta? Che senso hanno le loro vite? E ancora, ammesso che il senso sia quello di consentire all’astratta umanità di raggiungere quella destinazione, perché quelli che viaggiano se ne dovrebbero occupare?


Ma non basta, perché si va oltre con le domande esistenziali. E forse, come vedrete leggendo, per alcuni la meta non ha alcun senso, mentre è il viaggio il vero scopo, la vera ragione, l’unica cosa desiderabile. Molte domande vi gireranno nella testa se leggerete il libro con l’animo curioso e indagatore che si richiede a un lettore di Ursula Le Guin. Poche le risposte, ma è giusto così. Potrete affrontare il conflitto tra scienza e religione, tra spinta all’esplorazione e desiderio di protezione, tra sicurezza senza cambiamenti e lotta per la sopravvivenza. Gli umani, come sempre, sceglieranno ognuno per proprio conto.


Come vi ho detto, sono un fan vero e proprio e la mia opinione forse non conta molto, però vi dico lo stesso che è un gran bel libro e che vale la pena comprarlo e leggerlo. 

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Cosa bolle in pentola (Luglio 2015)


Un mese di Luglio significativo, se non altro perché chiude un ciclo e ne apre un altro. Sono tornato a leggere un po’ di più e credo che questa estate sarà una piccola pausa (o quasi) nel percorso di scrittura. Sempre che non consideriate leggere una parte di questo, come faccio io. La vita privata va bene, scorre abbastanza serena nonostante gli affanni quotidiani (e le preoccupazioni per l’oltre). Insomma, tutto va bene, il sole splende forte e l’anima ride.


Siamo la goccia che diventa mare

Finito. Una parola che è più una decisione che un fatto. Potrei ancora lavorarci per una vita. Potrei anche riprenderlo in mano e cambiare ancora qualcosa. Potrei riscrivere il finale (ancora) o tornare a quello precedente. Potrei ma non voglio. Ora aspetto gli ultimi feedback degli amici e quello importante dell’editore. Poi vedremo, sempre mente aperta e cuore coraggioso.

Il ritorno di Abele (titolo provvisorio)

Ci sono dentro. Ogni giorno di più. Non ho iniziato ancora a scrivere, ma è sempre così, prima sogno, poi scrivo. I personaggi intanto si consolidano e cominciano a farsi sentire. La storia comincia a mettere rami. Ci vorrà tempo, lo so, ma ora sono più preparato. E poi, questa è fantascienza (credo) ed è un amore che ritorna.

Racconti Rifiutati (anche no)

Sto scrivendo un racconto per il Premio Writer’s Magazine 36 (una buona abitudine), un’idea che mi piace ma che devo elaborare bene. Forse parteciperò a uno strano concorso che limita lo sforzo a sole 99 parole. Mi pare una bella sfida, simpatica e stimolante, ci proverò. Poi ci sarebbe il Premio Robot, che ormai non è così lontano. Ma qui servirà qualcosa che mi convinca, qualcosa che mi piaccia. Non sarà banale, vedremo se avrò qualcosa da mandare.

Letture

Ecco le letture di Luglio:
Tess dei d’Ubervilles – Thomas Hardy (Impressioni di lettura)
Scrivere narrativa 3 – I dialoghi – Marco P. Massai

Scrivere narrativa 4 – I personaggi – Marco P. Massai
Come grilli e stelle – Manuel Sgarella (impressioni di lettura)
La società degli spiriti – Federica Soprani e Vittoria Corella (impressioni di lettura)
Corella: L’ombra dei Borgia – Federica Soprani (impressioni di lettura)
Il magico potere del riordino – Marie Kondo (impressioni di lettura)

Continuo la lettura della serie Scrivere Narrativa, per quanto non siano manuali magici che ti rendono scrittore d’incanto, sono letture molto interessanti che fanno riflettere sul proprio modo di scrivere. Poi un classico, un rosa di Manuel Sgarella e due bei libri di cui vi ho già parlato. Infine la piccola delusione giapponese. Ho ripreso a macinare benino, ma durante l’estate dovrò dedicarmi anche a un’altra attività, sempre legata alla lettura. Ve ne parlerò quando avrò conferma sulla sua fattibilità.

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Impressioni di lettura: “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo


Parlarvi di questo libro è complicato. Se dovessi agire d’istinto potrei liquidarlo definendolo: “Come fare del proprio disagio un mestiere”. Una sintesi non molto lontana dalla verità, temo. Ma poiché vorrei che queste pagine, queste impressioni di lettura, siano utili a chi legge per capire se un libro fa al caso suo, o almeno per avere un barlume di intuizione su questo, allora mi prendo il tempo e lo spazio per spiegare per quale motivo considero questo come uno dei libri più inutili e meno piacevoli che io abbia letto in vita mia.

Sullo sfondo c’è un problema culturale. Io non sono giapponese e il mio carattere non è adatto ad apprezzare quella società, le sue norme e i suoi schemi sociali. Prendetelo come un dato di fatto. In questo rientra il fastidio che provo nel leggere consigli come quello di “parlare” con i propri oggetti e la casa (“buongiorno casa, sono tornato”, “grazie scarpe per il buon lavoro di ieri”, “grazie maglione per avermi scaldato”). Sono refrattario a questa roba, mi fa venire voglia di tirare il libro contro un muro. Naturalmente ci saranno persone che invece apprezzeranno. Queste però sono le MIE impressioni di lettura, e questo è quello che provo.

In secondo piano c’è lo stile di scrittura di questo libro. Per esprimere alcuni semplici concetti l’autrice costruisce una sequela defatigante di capitoletti che ripetono in forme e maniere diverse le stesse cose, più e più volte. In dieci pagine avrebbe potuto dire tutto, venti dai, voglio esagerare. Questo mi ha reso persino più difficile la lettura, già di sé fastidiosa per il contenuto che esprime.

Infine il problema vero e proprio. Questo libro non è diretto a me. L’autrice lo dice più volte nel testo: se state leggendo è perché volete fare ordine. In realtà la mia reazione alla lettura è una voglia irrefrenabile di scrivere un testo dal titolo “Il disordine felice“.

Per apprezzare questo libro invece, dovete avere uno stato mentale particolare, essere cioè persone che soffrono perché non riescono a vivere in una casa che non sia perfettamente ordinata. Se rientrate in questa categoria, se vi viene l’angoscia vedendo roba ammucchiata, se allineate le matite sulla scrivania, raddrizzate i quadri, piegate a misura i vestiti. Se insomma avete un problema mentale che vi impedisce di essere sereni in un ambiente normale, allora il libro è stato scritto apposta per voi. 


Adesso direte che sto esagerando, ma guardate che non sto parlando a vanvera, se pensate di essere ordinati quasi al limite del maniacale, beh, ripensateci, perché per Marie Kondo quasi certamente la vostra casa è ancora un gran casino da sistemare, dalla quale estirpare qualche decina di sacchi di roba da buttare.

Qui non parliamo infatti di ordine. Qui parliamo di un metodo volto a ridurre al minimo possibile gli oggetti che si possiedono, per poi trovare ad ognuno un posto fisso e preciso in cui andrà collocato. Per tutti gli oggetti della vostra casa. Ognuno. Nessuno escluso.
Pensate di tornare a casa e buttare la borsa nell’armadio? Sbagliato. Dovete svuotarla di ogni cosa (temo che la Kondo non abbia mai visto il contenuto di una borsa di donna italiana) e riporre ogni singolo oggetto in essa contenuto al suo bravo posto predefinito. Ogni volta che tornate a casa.

E via così.

Non c’è dubbio che il suo metodo (buttare tutto quello che non ti fa battere il cuore) ha una certa efficacia nello svuotare una casa, e forse è anche vero che la gran parte di quelle cose non ci servono davvero. Ma buttare i libri che non abbiamo letto perché “tanto non li leggeremo mai“? Buttare le cartoline e le foto?
Alla fine l’idea che mi sono fatto di questa donna è quella di grande, enorme solitudine, una persona con chiari problemi fin dall’infanzia (ci racconta di come fin da piccola passasse il tempo a riordinare), una donna che a un certo punto del suo libro scrive una cosa come questa:

Non mi viene in mente nessuna gioia più grande dell’essere circondati dalle cose che amiamo.

Ditemi, a voi viene in mente una gioia più grande? A me sì, ringraziando il cielo. Per dire, basta cambiare in quella frase la parola cose con persone. E scusate se è poco.

Detto questo, cosa c’è di buono? Qualche consiglio sull’organizzazione dei cassetti, forse. Un approccio al buttare le cose che se preso in dosi omeopatiche potrebbe anche aiutare.

Ah sì. Se siete come lei, se vi manca il fiato quando vedete cose fuori posto e non riuscite ad esimervi dal riordinare anche quando siete a casa di altri, se sentite un bisogno compulsivo di mettere a posto, se già chiacchierate con le vostre scarpe e le sciarpe, beh allora questo è il vostro libro, compratelo, vi aiuterà.

Se non siete così, risparmiate i soldi dell’acquisto e il tempo della lettura.

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Impressioni di lettura: “Corella, l’ombra dei Borgia” di Federica Soprani


Come vi avevo preannunciato “La società degli spiriti” non era l’unico libro di Federica Soprani acquistato, di conseguenza ecco arrivare anche le letture e le conseguenti impressioni.

Questa volta parliamo di un testo più lungo e di genere diverso, quello storico. Confesso di non aver avuto idea di chi fosse Michele Corella prima della lettura di questo romanzo, e ammetto inoltre di non essere un particolare amante di questo genere. Tuttavia se mi capita li leggo, come in questo caso. Sono onnivoro, sappiatelo.

Non chiedetemi però quanto sia buono il testo sotto il profilo storico; è un aspetto di cui mi disinteresso completamente, dedicandomi piuttosto a godere del racconto senza farmi troppe domande. Dai vaghi ricordi scolastici che sono rimasti sparsi tra le mie cellule grigie non mi sembra di aver colto errori grossolani o inesattezze. Certo, la Storia si intreccia con la storia, scusate il gioco di parole, e qualche concessione al romanzare deve essere fatta, ma come dicevo nel mio caso è stato facile immergersi nel flusso narrativo senza sentire alcun bisogno di googlare per verificare fatti e date.

Una storia ben narrata, con personaggi vividi, forti, che conquistano. Si può parteggiare o meno per Borgia e Corella, ma non si può rimanere immuni dal loro fascino. In questo si conferma quello che avevo già visto nel racconto di Federica letto appena prima di questo romanzo: una grande abilità nel dare vita e colore ai personaggi. Corella in particolare, come giusto, spicca con forza in tutti i suoi lati e sfaccettature.

Lettura molto divertente quindi, con il bonus di avermi dato una rinfrescatina su un periodo storico di certo tra i più interessanti della Storia. Una conferma della bravura di questa autrice. Ci tornerò ancora, ma prima farò un salto altrove.


Alla prossima.

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