Impressioni di lettura: “Agnes” di Antonella Sacco


Non ho mai incontrato Antonella, tuttavia ci conosciamo per mezzo della rete. Abbiamo parlato di tante cose in questi tre anni e più, quasi sempre di scrittura, ma anche, inevitabilmente, di quello che scriviamo e leggiamo. E non è davvero la stessa cosa. Un conto è l’atto, il mestiere di scrivere, l’altro sono le cose che diciamo, o cerchiamo di dire.

Mi piace Ant, come persona e come autrice. Ma qui è di quest’ultima che parlerò. I suoi libri, le sue storie, spaziano abbastanza tra i genere, e come sapete questo mi piace.
In questo caso, anche attribuire un genere può essere fuorviante. Qui abbiamo una ricerca, una sorta di investigazione. C’è un mistero da svelare, ma non ci sono morti, o reati, né polizia.

E seguendo Agnes che insegue il suo mistero ci cominciamo presto a chiedere se la storia parli di questa ricerca o di un’altra ben diversa e più intima missione.
Non credo di dire una bestemmia se chiamo questo scritto “romanzo di formazione”, perché anche se è vero che di Agnes vivremo solo poche settimane, in questo lasso di tempo avviene una vera e propria rivoluzione. Ci sono temi che mi sono cari. Il superamento del dolore, la rinascita alla vita.

Non ci sono azioni travolgenti o colpi di scena esplosivi, ma c’è un impianto di racconto ben congegnato che senza scossoni ci conduce da una parte alla scoperta del mistero più materiale, quello sul misterioso pittore e la sua sconcertante biografa, e dall’altra dipinge sentimenti, paure e crescita della Agnes moderna, quella che senza capire bene perché, prende il treno e parte,

Una scrittrice indie godibile e profonda, un bel racconto che ci può far riflettere anche sulle nostre scelte di vita. Raccomandato.

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Impressioni di lettura: “La parte divertente” di Sam Lypsite


Nonostante io apprezzi in maniera particolare i racconti, nel comprare questo libro non mi ero reso conto che fosse appunto un’antologia. È stata quindi una gradita sorpresa.

Come mi accade fin troppo spesso quando affronto un autore americano, anche questa volta sono stato in difficoltà nell’accettare le situazioni e le trame.
Faccio fatica a considerarle credibili e in questo caso, mentre per alcuni racconti sono riuscito a percepire con chiarezza la satira che l’autore ha voluto annidarvi, per altri la chiave di lettura mi è sfuggita del tutto. Il titolo è un pochino fuorviante, non l’ho trovata una lettura in grado di far sorridere molto.

Posso quindi dire di aver apprezzato alcuni brani, mentre per altri mi rimane il dubbio di non aver capito l’intendimento dell’autore. Non posso dire che non sia stata una lettura valida e divertente. Come sempre in una raccolta di racconti se almeno un terzo ci piace vuol dire che l’autore è già piuttosto bravo. Non è facile infatti azzeccare un certo numero di storie, svolgimenti, finali. Certo gente come Matheson ci riesce, ma non sono tutti in grado. Soprattutto c’è il lettore che ha i suoi gusti e non può certo essere una fotocopia dell’autore come preferenze e idee.

Dunque un libro che non mi sono pentito di aver comprato e letto, ma che mi lascia la sensazione di essermi perso qualcosa per strada mentre lo leggevo. Può darsi che meriti una rilettura, se un giorno o l’altro mi venisse di nuovo voglia.

C’è un po’ di follia, qualche crudezza, stralci di vita che non riesco bene a focalizzare dove sia reale e dove sia forzatura satirica. Probabilmente se vi è piaciuto “Il cardellino” della Tartt vi piacerà anche questo, se non altro perché entrambi secondo me richiedono una certa conoscenza degli scenari statunitensi e la loro comprensione/accettazione.

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Impressioni di lettura: “I migliori racconti” di Richard Matheson


Questo è un volume perfetto per capire quanto sia grande Matheson. Già per il fatto che definire il genere dei suoi racconti sia difficile me lo rende simpatico. È horror? fantascienza? o altro? Non ha alcuna importanza. Quello che conta è che ognuno ti arriva dentro senza pietà.

Idee geniali e stile asciutto, implacabile, questo è Matheson.
Non è certo un caso se molte delle sue opere sono state prese come base per sceneggiare film, non è certo un caso se King lo considera uno dei suoi maestri ispiratori.

In questa antologia trovate: La preda, La casa impazzita, L’uomo enciclopedico, La legione dei cospiratori, Nato d’uomo e di donna, Il nuovo vicino di casa, La danza dei morti, I figli di Noè e Duel. Il primo e gli ultimi due sono diventati film, se non dimentico qualche altro.

Tutti comunque sono racconti che vale la pena di leggere. Non è un autore che vi trastullerà con battute divertenti e ironia sparsa, lui ama colpire, destabilizzare, e ci riesce molto bene. Un ottimo punto di riferimento per chi scrive, se ne volete uno che non c’è speranza di raggiungere.

Il prezzo è irrisorio e con un po’ di fortuna riuscite ancora a comprarlo.
Se vi sbrigate.

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Quattro chiacchiere su Sad Dog Project


Grazie a Leonardo Vannucci che ci ha voluto con sé, ecco un lungo ma spero interessante video dove io e tre amici autori parliamo del nostro progetto editoriale Sad Dog Project.

Purtroppo, o per fortuna, il mio chrome ha un’antipatia per youtube e così il mio video quasi mai viene attivato durante la diretta, potrete però godere della mia vocina.


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Impressioni di lettura: “Papà Gambalunga” di Jean Webster


Anche in questo caso si tratta di una lettura da me fatta nell’ambito delle attività di facilitatore alla lettura.

In un certo senso queste letture vanno nel mio caso a colmare qualche lacuna giovanile, non tanto perché si tratti di classici necessari, quanto perché sono comunque libri che facevano parte delle letture giovanili della mia generazione (e non solo).

Siamo qui di fronte a un romanzo epistolare. Una storia cioè raccontata tutta attraverso le lettere che una ragazza scrive al proprio benefattore. Già, perché parliamo della più classica delle situazioni strappalacrime. L’orfanella che è cresciuta in istituto, a cui un generoso borghese provvede delle risorse economiche (e non solo) per poter affrontare il percorso di studi universitari.

Vale la pena perdere il tempo di spiegare che il libro viene scritto ai primi del novecento, ed è tenendo conto di questo che dovremo fare la misura a quanto ci viene raccontato. Probabilmente per il tempo in cui venne scritto il libro conteneva parecchie idee se non proprio rivoluzionarie, quanto meno piuttosto liberali. Nonostante questo agli occhi di un lettore moderno certe costrizioni (nonché l’accettazione delle stesse) risultano datate e fuori luogo, specialmente se le si correla all’età dell’orfanella in questione.

Con la capacità di fare questa tara agli avvenimenti il libro rimane godibilissimo. Certo non verremo a lungo ingannati e sarà a tutti i lettori presto chiaro dove andrà a portarci la storia, ciò nonostante la lettura non ci annoierà. 

Un libro che a mio avviso può essere letto in due diverse maniere. La prima, più semplice e diretta, ci permette di godere di una storia leggera ma ben scritta, venata di buoni propositi, rivendicazioni femminili un po’ datate (ma purtroppo non abbastanza) e tinte rosa. La seconda più interessante e profonda, andando a esaminare come doveva essere la vita delle donne di quel tempo, quali i loro sogni, le ambizioni e come queste stessero cambiando.

Un libro che secondo me ha ancora un suo posto nella libreria di una scuola o in una biblioteca, così come in quella di una casa con ragazzi adolescenti. Un facile approccio se si vuole leggere un romanzo epistolare.

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