Impressioni di lettura: “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella


A volte è difficile spiegare perché qualcosa ci piace in maniera speciale. Nella lettura in modo particolare. Capita spesso di suggerire un libro ad altri, un testo che si ama in maniera smodata, per poi scoprire che nessuna delle emozioni e dei pensieri che questo ha suscitato in noi si sono ripetute nell’altra persona.

Tendo quindi ad essere molto prudente nel valutare entusiasticamente un libro. Cerco di misurare le parole per non suscitare aspettative esagerate, che magari potrebbero poi risultare deluse.

Ma cazzo questo racconto è fottutamente figo!

Mi piace tutto, la storia, lo stile con cui è raccontata, i personaggi, le ambientazioni. Lo confesso, sono anche un filino invidioso, vorrei tanto averlo scritto io. Ecco. L’ho detto e pensate quello che vi pare.

Di Federica avevo già letto un racconto, pubblicato insieme al mio nella raccolta Occhi di drago, e già in quello avevo scoperto uno stile che mi aveva conquistato. In questo trovo tutto quello che mi affascina. Sento certo la forte influenza della letteratura Doyleana, ma è un’influenza che ha prodotto frutti deliziosi e che non impedisce al racconto di essere totalmente originale. I personaggi in particolare mi hanno conquistato, ma anche l’ambientazione e l’idea, la trama e le sottigliezze che si possono trovare nella lettura.

Inutile fare altre chiacchiere, fatta salva l’avvertenza che ciò che appassiona me potrebbe non avere lo stesso effetto su di voi, questa serie di racconti di Federica Soprani e Vittoria Corella sono per me delle piccole gioie. Annoveratemi pure ufficialmente tra i fan!

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Impressioni di lettura: “Come grilli e stelle” di Manuel Sgarella


Un breve romanzo rosa, probabilmente da considerarsi un prequel per qualcosa che arriverà più avanti. Una storia quanto semplice tanto incredibile, quasi irreale. Eppure al di là della situazione particolare in cui Manuel pone i suoi personaggi, si tratta del racconto di qualcosa che molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle almeno una volta nella vita. Innamorarsi.

Innamorarsi è un mistero. Non c’è una formula magica e neppure una sequenza di istruzioni da seguire. Non possiamo neanche realisticamente riuscire a descrivere come accada. Eppure è proprio questo che Manuel fa in questa storia, ci racconta l’innamoramento. Un particolarissimo innamoramento.

L’impostazione stilistica del racconto, che salta continuamente tra i punti di vista dei due protagonisti, funziona molto bene. Il trucco del diario e l’idea delle lingue sono soluzioni azzeccate. Prendetevi il tempo necessario a leggere questa storia tutta di un fiato, perché altrimenti sarà dura staccarsi dalla lettura. Uno dei rari rosa non stucchevoli che ho letto nell’ultimo anno, che spazia anche un po’ al di là del tema principale.

L’unico rimpianto che rimane alla fine è quello di non sapere… la fine. Ma penso che Manuel provvederà presto a sollevarci da questa angoscia :-)

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Impressioni di lettura: Tess dei d’Ubervilles di Thomas Hardy


Quest’anno mi sono ripromesso di leggere qualche classico, ce ne sono tanti che mi mancano e vorrei colmare qualcuna di queste lacune.

Con questo spirito, e grazie allo spunto di uno dei gruppi di lettura di Goodreads, ho affrontato “Tess dei d’Ubervilles”. È stata una lettura lunga, in parte perché il testo è corposo, in parte perché ero un po’ preso dalle attività di scrittura e infine anche perché mi è risultato faticoso leggerlo.

Lo stile di scrittura, l’ambientazione, la trama stessa, tutto è antico. Da una parte è un’ottima occasione per esplorare quei tempi, quella società così diversa dalla nostra, per fare considerazioni su quanto i nostri discendenti potranno considerare ridicole le nostre attuali beghe, le considerazioni morali. Vedere appunto come l’etica e la morale condivisa cambino radicalmente nei secoli, a volte nei decenni, persino nell’arco di poche stagioni.

D’altra parte non sono riuscito ad appassionarmi neanche un po’ in questa lettura. Scarso il feeling con i personaggi, quasi nulla mi è arrivato del pathos che forse animava chi leggeva questo libro nell’epoca giusta. Li intuisco, lo comprendo, lo vedo, ma non riesce a penetrare. Troppa distanza tra me e gli uomini e donne di quel secolo. Forse.

La tragedia di Tess è qualcosa che non riesco ad apprezzare, questo destino che incombe, al quale non si può fuggire, è una visione che non accetto. Per me, uomo moderno, il dramma discende dalle assurde infrastrutture mentali che imprigionavano Tess e Angel, non dal “destino beffardo”. Il tempo mette a nudo questa verità superando le intenzioni dell’autore.

Lettura dunque che mi ha coinvolto più come finestra su un mondo che è scomparso che per altro. Non so se lo consiglierei, sicuramente non a un lettore alle prime armi.


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Cosa bolle in pentola (Giugno 2015)


Anche il mese di Giugno è passato senza grandi novità. Il mio tempo è stato pressoché totalmente dedicato al lavoro sul romanzo con risultati più o meno interessanti, ma potrete leggere a riguardo di seguito. Un’altra breve vacanza mi ha portato nel Metaponto, proprio al confine tra Puglia e Basilicata. Luoghi molto belli dove spero di poter tornare ancora.


Siamo la goccia che diventa mare

Dovrei dire che ci siamo ma ci sono ancora delle cose che non mi convincono del tutto. Mi prendo ancora una settimana o due per pensarci e forse riscrivere alcune scene, poi basta. Sono un po’ stanco e ho davvero molta voglia di scrivere altro. 
Appena deciderò di chiudere il manoscritto andrà alla Gainsworth, come da vincoli contrattuali avranno la possibilità di decidere se il libro li attira. Anche dovesse piacergli comunque, trattandosi di un genere che loro non trattano, è probabile non siano interessati. A quel punto penso di andare diretto sulla pubblicazione self, non penso di avere la pazienza per dare la caccia a un editore e non so se il libro ha un potenziale sufficiente a convincerne uno. Deciderò anche in base ai primi feedback che riceverò a quel punto.

Il ritorno di Abele

Non appena concluso il lavoro su “Siamo la goccia” mi butterò a pesce nelle fasi preliminari di questo progetto. Ormai nella mia testa ci sono tantissime cose che tuttavia devono trovare ordine in un piano vero e proprio. Rispetto alla prima esperienza questa volta dedicherò più tempo inizialmente per la definizione delle caratteristiche dei personaggi e del plot. la scrittura vera e propria verrà dopo.

Racconti Rifiutati (anche no)

Poca attività sul fronte dei racconti. Ma ne arriveranno. Qualche idea l’ho già appuntata sul mio “taccuino delle cose da fare quando non si hanno cose da fare”.

Letture

Ecco le letture di Giugno:
Scrivere narrativa 2 – Il punto di vista – Marco P. Massai
Omicidi all’ombra del Vaticano – I delitti delle catacombe – Flaminia Mancinelli (impressioni di lettura)
Serie “Trainville” – Alain Voudì &co (impressioni di lettura)

Ho proseguito la lettura della serie Trainville, ormai ho quasi completato quanto pubblicato finora. Letto e assimilato il secondo libro della serie Scrivere Narrativa, questo forse più interessante ancora del primo. Infine un libro corposo ma di agevole lettura, di cui vi ho già parlato, il bel thriller Omicidi all’ombra del Vaticano, consigliatissimo.

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Impressioni di lettura: “Delitti all’ombra del Vaticano – I delitti delle catacombe” di Flaminia P. Mancinelli


Questo commento lo faccio da lettore privilegiato: ho avuto il piacere di avere per le mani il nuovo romanzo di Flaminia ben prima che fosse disponibile al pubblico e questa è un’esperienza sempre piacevole. Una lettura molto diversa dall’ultima di questa autrice, stavolta mi sono trovato ad affrontare un thriller con tanto di cadaveri, investigatori, assassini e misteri.


Quando ho ricevuto il testo confesso di aver sollevato un sopracciglio, la sua lunghezza mi ha un po’ spaventato perché io non sono un grande amante della quantità. Ho comunque iniziato a leggere sperando di non trovare sulla mia strada descrizioni minuziose e senza fine, pistolotti morali da decine di pagine e altre amenità del genere che io odio con passione. La mia fiducia non è stata tradita, questo è un libro che non pesa mai e quando sono arrivato in fondo mi sono chiesto dove fossero finite tutte quelle pagine, come avessi fatto a leggerle così rapidamente, mentre percepivo già in me la voglia di averne ancora.

Verso i personaggi della storia ho sentimenti diversi. Alcuni li ho amati immediatamente, senza ritegno, Marion Calvé di certo. Altri hanno dovuto guadagnare il loro spazio, come Sara. Su Serra avrei parecchio da dire, gli servirebbero almeno un altro paio di libri per crescere un po’, ma è sulla buona strada, direi. Ne potrei citare altri, ce ne sono di sfiziosi, ma non vorrei rovinarvi il gusto di fare la loro conoscenza nel modo giusto, quello definito dall’autrice.

Come in ogni buon romanzo la storia principale si interseca con le vite dei personaggi e queste, a loro volta, toccano temi umani che molti lettori avranno condiviso. Qualche spunto di riflessione non manca, ma sempre ben immerso nella storia, nei personaggi, nei temi della trama. Alla fine anche la scoperta dell’assassino, delle sue motivazioni, sottolinea e definisce meglio quella rete di messaggi che sono presenti in tutto il testo.

Non so se sia voluto o meno, ma secondo me il romanzo mette le donne al centro di tutto. Vittime, protagoniste attive, eroine, ma anche fonte e strumento di purificazione, presunte radici del male. L’investigatore è un uomo? Leggete il libro e poi ditemi cosa rimane di Serra senza Marion, senza Sara.

Basta, non voglio raccontare niente altro, a me il libro è piaciuto e ve lo consiglio, le vacanze si avvicinano, quale migliore periodo per un bel giallo?


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“Dente per dente” su WMI 43


È con grande piacere che vi comunico la disponibilità del numero 43 della rivista “Writer’s Magazine”. Su questa è presente il mio racconto “Dente per dente” classificatosi secondo al 35° Premio WMI.

La rivista è disponibile sia in formato cartaceo che digitale, entrambi a prezzo abbordabile. Contiene molti articoli sulla scrittura e altri racconti, tra cui il vincitore del suddetto premio e il terzo classificato. Se amate la scrittura è una rivista che vale la pena di leggere e abbonarsi è davvero una buona idea.

Quanto sia contento per questa cosa l’ho già detto, non mi resta archiviare l’evento e sperare non sia il solo di questo tipo.


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Impressioni di viaggio – Expo 2015


Dopo un mese in cui ne ho lette di tutti i colori ecco che finalmente posso parlare di Milano Expo 2015 avendolo visitato di persona. Le valutazioni che seguiranno sono del tutto personali e come tali vi prego di prenderle. Non è affatto detto che la vostra esperienza dell’evento sia la stessa, né che le sensazioni positive o meno che ho provato debbano per forza coincidere con quelle di altri visitatori.

Viva il treno
La prima cosa che voglio dire non riguarda Expo, ma il mezzo con cui ci sono arrivato. Per noi dell’hinterland romano ci sono poche cose più odiate del treno. Dovete capirci, fare i pendolari in questa zona vuol dire avere a disposizione linee mono binario, treni che spesso non sfigurerebbero in un museo e problemi a non finire. No, davvero, un pendolare dei castelli romani non può amare il treno.
Nonostante questo l’esperienza con l’alta velocità è stata molto positiva (Italo in questo caso, ma qualche settimana prima anche quella con Trenitalia era stata simile). Lo confesso, mi è tornata la voglia di viaggiare: Firenze e Bologna sono a un tiro di schioppo e Milano o Torino sono mete tranquillamente raggiungibili. Viva il treno insomma, almeno quando tutto funziona come deve, e a patto di non tentare di usare il wifi.

Viva AirBNB
Anche la seconda cosa non riguarda direttamente Expo. Quando ho pianificato questo breve viaggio ho scoperto che il costo maggiore sarebbe stato quello necessario per il pernottamento: gli alberghi di Milano sono cari sempre, ma in questo periodo l’evento ha fatto sì che siano anche piuttosto pieni. Trovare posto a prezzo ragionevole è quindi assai arduo. Abbiamo quindi sfruttato lo stesso servizio usato in Spagna, AirBNB. Anche in questo caso possiamo parlare di prezzi più alti del solito, ma comunque molto più abbordabili. Ci è stato possibile inoltre trovare una casa nei pressi della stazione metro San Leonardo, a dieci minuti da Expo. Quindi viva AirBNB, anche in Italia.

Un bellissimo contenitore
La prima impressione che voglio riportare su questa manifestazione riguarda la struttura organizzativa e logistica. Se non si fosse capito dal titolo l’impressione è estremamente positiva. Ho passato due giorni piacevoli e non ho visto niente che non andasse. Non una delle persone con cui ho avuto a che fare ha dato segno di fastidio o è stata meno che gentile. Pulizia impeccabile, e non deve essere una cosa banale con tutta la gente che gira. Bagni, fontane e altri servizi in numero sufficiente sia il venerdì che il sabato (con affluenza forse doppia del giorno precedente). Nel giorno feriale era anche facile trovare un posto seduti e le file, quando presenti, sopportabili e veloci. La location è ideale, raggiungibile sia con il treno che con la metro. I padiglioni, tutti diversi e spesso basati sul legno, belli da vedere e da visitare. Insomma il giocattolo Expo funziona bene e mi sono trovato a pensare: vedi anche noi italiani riusciamo a organizzare qualcosa come si deve.
Allo stesso modo mi sono trovato a riflettere su tutta la merda che è stata gettata su questo evento prima dell’apertura, e che viene tutt’ora sparsa. Un esercizio di masochismo che non comprendo. Di tutte le cose lette prima della visita posso dire che nessuna è vera. Non è vero che l’acqua sia un problema, ci sono fontane in quantità. Non è vero che i padiglioni non sono finiti, ce ne sono anche troppi, in due giorni non sono riuscito a visitarli tutti. Non è vero che non sia possibile mangiare con pochi soldi. Ovviamente se si vuole se ne possono spendere molti, ma questa cari miei è una scelta.
Due cose potevano essere fatte per migliorare l’esperienza per i visitatori: un deposito bagagli e dare la possibilità di uscire e rientrare dal sito con lo stesso biglietto nell’arco della giornata.

Con contenuti limitati
Parlando invece dei contenuti la musica cambia. Nella natura di queste manifestazioni risiede anche la loro debolezza. Ogni padiglione è infatti totalmente gestito dal Paese che rappresenta (e ci mancherebbe altro). Questo da una parte è una cosa bella, perché la varietà delle esperienze è estrema. Dall’altra porta a visitare anche padiglioni piuttosto scarni, senza molto da raccontare. Si va dai piccoli paesi dei cluster che magari hanno solo una specie di negozietto con qualche infografica appesa, fino ai grandi paesi con padiglioni che da soli meriterebbero una visita, magari a biglietto ridotto serale.
Nella maggior parte dei casi il tema dell’Expo è interpretato male: ci si limita a raccontare cosa produce il paese, come lo cucina e via dicendo. In altri casi si arriva a parlare poco e male del cibo. In altri il tema è più centrato. Qualche padiglione ospita piccoli spettacoli a tempi prefissati. Noi abbiamo gradito molto quello del Vietnam, della Thainlandia, quello della Romania. Altri padiglioni vi tratterranno all’interno lungamente, seguendo uno schema prefissato e non aggirabile, come il Giappone.
In generale io mi sono divertito, ho imparato qualche cosa e sono felice di essere andato.
Di certo però i contenuti non sono fortemente orientati al tema della manifestazione.

Mangiare, mangiare, mangiare
Andate ad Expo per mangiare? Ci riuscirete, ma preparatevi a spendere. Come ho detto prima è possibile nutrirsi all’interno della manifestazione senza spendere molto (per esempio il supermercato del futuro di Coop è del tutto funzionante e potete farci spesa). Ma se volete assaggiare cibi da tutto il mondo dovrete mettere mano al portafoglio. Ogni padiglione ha associato un ristorante o pub o piccolo bar. In ognuno potete assaggiare, pagando, qualcosa di tipico di quel paese. I prezzi variano moltissimo, si può spendere un euro (dolcetto Lituano) oppure sette (fish and chips) ma anche molto di più. Io mi sono divertito ad assaggiare qui e là e penso che valga la pena, se le finanze ve lo consentono.
Bene o male è un’occasione unica di sbocconcellare la cucina del mondo senza muoversi dall’Italia. Se invece non avete le risorse per indulgere in questi peccati di gola ricordate che è possibile portare all’interno panini o altro cibo, bere alle fontanelle e comprare cibo al supermercato Coop. Alcuni padiglioni inoltre hanno prezzi abbordabili, se non proprio economici.

Alla Vita
All’interno della struttura Expo c’è la possibilità di assistere, pagando, a uno spettacolo del Cirque du Soleil, “Alla vita”. Da tempo desideravo andare a vedere uno spettacolo di questi artisti e ho colto l’occasione per farlo. Il tutto si svolge in un teatro all’aria aperta e forse questo è l’unico difetto organizzativo che posso rilevare in tutta la mia esperienza. Per fortuna la pioggia ci ha risparmiato fino quasi alla fine dello spettacolo, ma so di persone che hanno dovuto rinunciare a causa delle avverse condizioni meteo.
Lo spettacolo in sé è breve ma bello e rispecchia appieno lo stile del Cirque de Soleil. Se siete di Milano o hinterland e pensate valga la pena andarlo a vedere, ricordate che è possibile acquistare il biglietto Expo serale a soli cinque euro, che vi consente di entrare alle 19, in tempo per una visita veloce, qualche assaggio, per poi dedicarvi allo spettacolo (da pagare a parte).

Ma quanto mi costi
Si è tanto parlato del costo di questa manifestazione e del mancato rientro economico. Sento conti fatti calcolando brutalmente il ritorno della vendita dei biglietti. Più ci penso e più questo discorso mi sembra ingiustificato. Facciamo finta che sia un completo fallimento, diciamo che da oggi in avanti non si venderà più un biglietto. Diciamo che verranno solo dieci milioni di visitatori invece di venti o quasi che si stimano. Non voglio fare conti, solo un gioco. Sono stato a Milano tre notti, ho visitato Expo per due giornate. Solo di biglietti della metro abbiamo speso quindici euro a persona, diciamo che un visitatore medio ne spenda solo sei, sono sessanta milioni solo di biglietti. Nell’ipotesi più ottimistica sono 120 milioni. Solo di biglietti metro. Basteranno per coprire gli straordinari del personale? Mi sa di sì eh… Fate mente locale e ragionate su che genere di ritorni porta sul territorio milanese (e italiano) questa cosa.
Sono attesi uno o due milioni di cinesi, biglietti già venduti. Pensate che verranno per vedere Expo e poi ripartiranno? O magari approfitteranno per visitare qualche altro luogo turistico italiano ed europeo? 

Concludendo
Tirando le somme sono molto contento di aver fatto questa visita. Mi sono divertito, ho assaggiato qualche cibo che non conoscevo, appreso qualche informazione su nazioni di cui non mi ero mai interessato, assistito a qualche spettacolino e goduto della splendida organizzazione e della fantastica cornice dell’Expo. In particolare il venerdì la visita è stata godibile e consiglio a chi volesse fare l’esperienza di evitare i giorni festivi e il week-end. Aggiungo per concludere solo una cosa. Mi ha fatto davvero piacere vedere tante persone di nazionalità diversa sotto lo stesso “cielo”. Passeranno sei mesi mischiandosi e parlando. L’ho visto accadere. Per come la penso io già questo basterebbe per giustificare Expo, Olimpiadi, Mondiali e qualsiasi altra manifestazione che costringa genti diverse a vivere per un po’ di tempo insieme.

Si vis pacem, para pastam!



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