Impressioni di lettura: “Delitti all’ombra del Vaticano – I delitti delle catacombe” di Flaminia P. Mancinelli


Questo commento lo faccio da lettore privilegiato: ho avuto il piacere di avere per le mani il nuovo romanzo di Flaminia ben prima che fosse disponibile al pubblico e questa è un’esperienza sempre piacevole. Una lettura molto diversa dall’ultima di questa autrice, stavolta mi sono trovato ad affrontare un thriller con tanto di cadaveri, investigatori, assassini e misteri.


Quando ho ricevuto il testo confesso di aver sollevato un sopracciglio, la sua lunghezza mi ha un po’ spaventato perché io non sono un grande amante della quantità. Ho comunque iniziato a leggere sperando di non trovare sulla mia strada descrizioni minuziose e senza fine, pistolotti morali da decine di pagine e altre amenità del genere che io odio con passione. La mia fiducia non è stata tradita, questo è un libro che non pesa mai e quando sono arrivato in fondo mi sono chiesto dove fossero finite tutte quelle pagine, come avessi fatto a leggerle così rapidamente, mentre percepivo già in me la voglia di averne ancora.

Verso i personaggi della storia ho sentimenti diversi. Alcuni li ho amati immediatamente, senza ritegno, Marion Calvé di certo. Altri hanno dovuto guadagnare il loro spazio, come Sara. Su Serra avrei parecchio da dire, gli servirebbero almeno un altro paio di libri per crescere un po’, ma è sulla buona strada, direi. Ne potrei citare altri, ce ne sono di sfiziosi, ma non vorrei rovinarvi il gusto di fare la loro conoscenza nel modo giusto, quello definito dall’autrice.

Come in ogni buon romanzo la storia principale si interseca con le vite dei personaggi e queste, a loro volta, toccano temi umani che molti lettori avranno condiviso. Qualche spunto di riflessione non manca, ma sempre ben immerso nella storia, nei personaggi, nei temi della trama. Alla fine anche la scoperta dell’assassino, delle sue motivazioni, sottolinea e definisce meglio quella rete di messaggi che sono presenti in tutto il testo.

Non so se sia voluto o meno, ma secondo me il romanzo mette le donne al centro di tutto. Vittime, protagoniste attive, eroine, ma anche fonte e strumento di purificazione, presunte radici del male. L’investigatore è un uomo? Leggete il libro e poi ditemi cosa rimane di Serra senza Marion, senza Sara.

Basta, non voglio raccontare niente altro, a me il libro è piaciuto e ve lo consiglio, le vacanze si avvicinano, quale migliore periodo per un bel giallo?


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“Dente per dente” su WMI 43


È con grande piacere che vi comunico la disponibilità del numero 43 della rivista “Writer’s Magazine”. Su questa è presente il mio racconto “Dente per dente” classificatosi secondo al 35° Premio WMI.

La rivista è disponibile sia in formato cartaceo che digitale, entrambi a prezzo abbordabile. Contiene molti articoli sulla scrittura e altri racconti, tra cui il vincitore del suddetto premio e il terzo classificato. Se amate la scrittura è una rivista che vale la pena di leggere e abbonarsi è davvero una buona idea.

Quanto sia contento per questa cosa l’ho già detto, non mi resta archiviare l’evento e sperare non sia il solo di questo tipo.


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Impressioni di viaggio – Expo 2015


Dopo un mese in cui ne ho lette di tutti i colori ecco che finalmente posso parlare di Milano Expo 2015 avendolo visitato di persona. Le valutazioni che seguiranno sono del tutto personali e come tali vi prego di prenderle. Non è affatto detto che la vostra esperienza dell’evento sia la stessa, né che le sensazioni positive o meno che ho provato debbano per forza coincidere con quelle di altri visitatori.

Viva il treno
La prima cosa che voglio dire non riguarda Expo, ma il mezzo con cui ci sono arrivato. Per noi dell’hinterland romano ci sono poche cose più odiate del treno. Dovete capirci, fare i pendolari in questa zona vuol dire avere a disposizione linee mono binario, treni che spesso non sfigurerebbero in un museo e problemi a non finire. No, davvero, un pendolare dei castelli romani non può amare il treno.
Nonostante questo l’esperienza con l’alta velocità è stata molto positiva (Italo in questo caso, ma qualche settimana prima anche quella con Trenitalia era stata simile). Lo confesso, mi è tornata la voglia di viaggiare: Firenze e Bologna sono a un tiro di schioppo e Milano o Torino sono mete tranquillamente raggiungibili. Viva il treno insomma, almeno quando tutto funziona come deve, e a patto di non tentare di usare il wifi.

Viva AirBNB
Anche la seconda cosa non riguarda direttamente Expo. Quando ho pianificato questo breve viaggio ho scoperto che il costo maggiore sarebbe stato quello necessario per il pernottamento: gli alberghi di Milano sono cari sempre, ma in questo periodo l’evento ha fatto sì che siano anche piuttosto pieni. Trovare posto a prezzo ragionevole è quindi assai arduo. Abbiamo quindi sfruttato lo stesso servizio usato in Spagna, AirBNB. Anche in questo caso possiamo parlare di prezzi più alti del solito, ma comunque molto più abbordabili. Ci è stato possibile inoltre trovare una casa nei pressi della stazione metro San Leonardo, a dieci minuti da Expo. Quindi viva AirBNB, anche in Italia.

Un bellissimo contenitore
La prima impressione che voglio riportare su questa manifestazione riguarda la struttura organizzativa e logistica. Se non si fosse capito dal titolo l’impressione è estremamente positiva. Ho passato due giorni piacevoli e non ho visto niente che non andasse. Non una delle persone con cui ho avuto a che fare ha dato segno di fastidio o è stata meno che gentile. Pulizia impeccabile, e non deve essere una cosa banale con tutta la gente che gira. Bagni, fontane e altri servizi in numero sufficiente sia il venerdì che il sabato (con affluenza forse doppia del giorno precedente). Nel giorno feriale era anche facile trovare un posto seduti e le file, quando presenti, sopportabili e veloci. La location è ideale, raggiungibile sia con il treno che con la metro. I padiglioni, tutti diversi e spesso basati sul legno, belli da vedere e da visitare. Insomma il giocattolo Expo funziona bene e mi sono trovato a pensare: vedi anche noi italiani riusciamo a organizzare qualcosa come si deve.
Allo stesso modo mi sono trovato a riflettere su tutta la merda che è stata gettata su questo evento prima dell’apertura, e che viene tutt’ora sparsa. Un esercizio di masochismo che non comprendo. Di tutte le cose lette prima della visita posso dire che nessuna è vera. Non è vero che l’acqua sia un problema, ci sono fontane in quantità. Non è vero che i padiglioni non sono finiti, ce ne sono anche troppi, in due giorni non sono riuscito a visitarli tutti. Non è vero che non sia possibile mangiare con pochi soldi. Ovviamente se si vuole se ne possono spendere molti, ma questa cari miei è una scelta.
Due cose potevano essere fatte per migliorare l’esperienza per i visitatori: un deposito bagagli e dare la possibilità di uscire e rientrare dal sito con lo stesso biglietto nell’arco della giornata.

Con contenuti limitati
Parlando invece dei contenuti la musica cambia. Nella natura di queste manifestazioni risiede anche la loro debolezza. Ogni padiglione è infatti totalmente gestito dal Paese che rappresenta (e ci mancherebbe altro). Questo da una parte è una cosa bella, perché la varietà delle esperienze è estrema. Dall’altra porta a visitare anche padiglioni piuttosto scarni, senza molto da raccontare. Si va dai piccoli paesi dei cluster che magari hanno solo una specie di negozietto con qualche infografica appesa, fino ai grandi paesi con padiglioni che da soli meriterebbero una visita, magari a biglietto ridotto serale.
Nella maggior parte dei casi il tema dell’Expo è interpretato male: ci si limita a raccontare cosa produce il paese, come lo cucina e via dicendo. In altri casi si arriva a parlare poco e male del cibo. In altri il tema è più centrato. Qualche padiglione ospita piccoli spettacoli a tempi prefissati. Noi abbiamo gradito molto quello del Vietnam, della Thainlandia, quello della Romania. Altri padiglioni vi tratterranno all’interno lungamente, seguendo uno schema prefissato e non aggirabile, come il Giappone.
In generale io mi sono divertito, ho imparato qualche cosa e sono felice di essere andato.
Di certo però i contenuti non sono fortemente orientati al tema della manifestazione.

Mangiare, mangiare, mangiare
Andate ad Expo per mangiare? Ci riuscirete, ma preparatevi a spendere. Come ho detto prima è possibile nutrirsi all’interno della manifestazione senza spendere molto (per esempio il supermercato del futuro di Coop è del tutto funzionante e potete farci spesa). Ma se volete assaggiare cibi da tutto il mondo dovrete mettere mano al portafoglio. Ogni padiglione ha associato un ristorante o pub o piccolo bar. In ognuno potete assaggiare, pagando, qualcosa di tipico di quel paese. I prezzi variano moltissimo, si può spendere un euro (dolcetto Lituano) oppure sette (fish and chips) ma anche molto di più. Io mi sono divertito ad assaggiare qui e là e penso che valga la pena, se le finanze ve lo consentono.
Bene o male è un’occasione unica di sbocconcellare la cucina del mondo senza muoversi dall’Italia. Se invece non avete le risorse per indulgere in questi peccati di gola ricordate che è possibile portare all’interno panini o altro cibo, bere alle fontanelle e comprare cibo al supermercato Coop. Alcuni padiglioni inoltre hanno prezzi abbordabili, se non proprio economici.

Alla Vita
All’interno della struttura Expo c’è la possibilità di assistere, pagando, a uno spettacolo del Cirque du Soleil, “Alla vita”. Da tempo desideravo andare a vedere uno spettacolo di questi artisti e ho colto l’occasione per farlo. Il tutto si svolge in un teatro all’aria aperta e forse questo è l’unico difetto organizzativo che posso rilevare in tutta la mia esperienza. Per fortuna la pioggia ci ha risparmiato fino quasi alla fine dello spettacolo, ma so di persone che hanno dovuto rinunciare a causa delle avverse condizioni meteo.
Lo spettacolo in sé è breve ma bello e rispecchia appieno lo stile del Cirque de Soleil. Se siete di Milano o hinterland e pensate valga la pena andarlo a vedere, ricordate che è possibile acquistare il biglietto Expo serale a soli cinque euro, che vi consente di entrare alle 19, in tempo per una visita veloce, qualche assaggio, per poi dedicarvi allo spettacolo (da pagare a parte).

Ma quanto mi costi
Si è tanto parlato del costo di questa manifestazione e del mancato rientro economico. Sento conti fatti calcolando brutalmente il ritorno della vendita dei biglietti. Più ci penso e più questo discorso mi sembra ingiustificato. Facciamo finta che sia un completo fallimento, diciamo che da oggi in avanti non si venderà più un biglietto. Diciamo che verranno solo dieci milioni di visitatori invece di venti o quasi che si stimano. Non voglio fare conti, solo un gioco. Sono stato a Milano tre notti, ho visitato Expo per due giornate. Solo di biglietti della metro abbiamo speso quindici euro a persona, diciamo che un visitatore medio ne spenda solo sei, sono sessanta milioni solo di biglietti. Nell’ipotesi più ottimistica sono 120 milioni. Solo di biglietti metro. Basteranno per coprire gli straordinari del personale? Mi sa di sì eh… Fate mente locale e ragionate su che genere di ritorni porta sul territorio milanese (e italiano) questa cosa.
Sono attesi uno o due milioni di cinesi, biglietti già venduti. Pensate che verranno per vedere Expo e poi ripartiranno? O magari approfitteranno per visitare qualche altro luogo turistico italiano ed europeo? 

Concludendo
Tirando le somme sono molto contento di aver fatto questa visita. Mi sono divertito, ho assaggiato qualche cibo che non conoscevo, appreso qualche informazione su nazioni di cui non mi ero mai interessato, assistito a qualche spettacolino e goduto della splendida organizzazione e della fantastica cornice dell’Expo. In particolare il venerdì la visita è stata godibile e consiglio a chi volesse fare l’esperienza di evitare i giorni festivi e il week-end. Aggiungo per concludere solo una cosa. Mi ha fatto davvero piacere vedere tante persone di nazionalità diversa sotto lo stesso “cielo”. Passeranno sei mesi mischiandosi e parlando. L’ho visto accadere. Per come la penso io già questo basterebbe per giustificare Expo, Olimpiadi, Mondiali e qualsiasi altra manifestazione che costringa genti diverse a vivere per un po’ di tempo insieme.

Si vis pacem, para pastam!



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Impressioni di viaggio – Spagna 2015 – da Alicante a Granada


Il secondo giorno del nostro viaggio in Spagna è stato dedicato allo spostamento da Alicante a Granada. Due le tappe fondamentali, Elx (Elche) e La Manga del Mar Menor. Il resto ci ha visti attraversare un territorio gradevole, fiancheggiare un bel mare e guidare tranquillamente sulle comode e poco trafficate strade spagnole. Ma andiamo con ordine.


Elx, ovvero il palmeto
Passare a pochi chilometri da un sito Patrimonio dell’Umanità e non fermarsi a dare un’occhiata? Giammai! E come prevedibile ne valeva la pena. Il palmeto di Elx è enorme, pieno di angoli incantevoli e di piante di dimensioni incredibili per i nostri climi. Potrebbe forse essere tenuto un tantino meglio di così, ma se si pensa che è al tempo stesso un parco pubblico intensamente vissuto dalla popolazione si capisce bene che un minimo di usura sia inevitabile. Un posto comunque assolutamente da visitare se ci si trova a soggiornare o transitare da quelle parti.
La cosa più interessante del palmento è la sua storia che trae origine dalla presenza araba nel luogo, ma qualcuno fa risalire la sua nascita addirittura ai cartaginesi. Comunque sia si tratta di un buon esempio di cosa possa fare l’uomo quando è animato da intenzioni creative e non distruttive. Nel palmeto, se vi armate di pazienza, potete scovare molte piccole curiosità, piante particolari, alberi rinomati perché legati a personaggi storici e altro ancora. Per noi è stata una visita divertente e rinfrescante.
Appena fuori dal palmento c’era un mercatino, tra gli altri banchetti anche il tipico venditore di libri usati. Come resistere?

Dopo aver lasciato il palmeto ci siamo diretti decisamente verso sud, mantenendoci vicini al mare, bellissimo in questa zona. La nostra meta era un’area che mi interessava sia per la sua bellezza naturale che per la sua edilizia devastante. 

La Manga del Mar Menor
Dal punto di vista naturalistico si tratta di una zona davvero speciale. In pratica è una lunga striscia di terra che separa il mare vero e proprio da una laguna molto vasta, denominata Mar Menor. Immaginare che cosa doveva essere questo posto prima che divenisse oggetto di una speculazione edilizia galoppante è ancora possibile e fa piangere il cuore. Nonostante tutto rimane un bel posto da visitare e un importante nodo turistico per gli spagnoli della zona. Palazzi di dimensioni assurde si succedono a villette, centri residenziali, centri commerciali in un mix che lascia interdetti. Abbiamo fatto un giro e ci siamo fermati per pranzo in uno dei tanti posti disponibili.
Da una parte capisco che un posto del genere era troppo allettante per lasciarlo allo stato naturale (anche se sarebbe stato una meraviglia), dall’altro mi chiedo se non si poteva dare spazio alle esigenze turistiche senza arrivare agli eccessi che potete vedere anche voi facendo un semplice giro su Google Maps in Street View.


Consumanto con calma il pranzo ci siamo lasciati alle spalle La Manga per dirigerci direttamente a Granada, dove ci attendeva l’appartamento che avevamo prenotato. Prima di raggiungere la casa abbiamo fatto un saltino in un supermarket per fare un po’ di spesa, visto che avremmo dovuto cucinare la cena. Notare i prezzi della frutta, e notare anche i nomi dei formaggi… (album)


Di Granada vi parlerò alla prossima puntata.






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Cosa bolle in pentola (Maggio 2015)


In Maggio, come già sapete, un paio di settimane le ho passate in viaggio, attività ricreativa e di crescita culturale e personale. Il tempo per la scrittura quindi è stato molto limitato, così come quello per la lettura. Naturalmente mi guardo bene dal lamentarmi per questo. Ho comunque qualche libro da consigliarvi (vedi in fondo).


Siamo la goccia (che diventa mare)

Conclusa la seconda stesura ho iniziato il primo giro di revisione. Mi sto prendendo il tempo di rivedere i pov (point of view), verificare la cronologia, le congruenze, aggiustare ancora qualcosa sui personaggi, in particolare attraverso i dialoghi. Una revisione ancora piuttosto pesante quindi, prima di arrivare alla limatura.
È ormai più di un anno che lavoro su questo progetto e il tempo ha portato man mano maggiore consapevolezza di ciò che faccio. Credo che la versione attuale sia migliorata rispetto alla prima stesura ma penso che potrebbe ancora migliorare molto. Ora sono in bilico tra la voglia di chiudere questo romanzo comunque sia, per dedicarmi ad altro, e quella di continuare a migliorare il lavoro fatto finora. L’importante è che tra le due pulsioni non vinca quella di buttarlo alle ortiche.


Racconti Rifiutati (anche no)

I due racconti di cui vi parlavo il mese scorso non sono riusciti a superare i tanti altri partecipanti ai concorsi cui li avevo inviati (La Quara e Subiaco Città del Libro). Peccato perché non erano malaccio. Come sempre li riprenderò in mano per aggiustarli con calma per poi inserirli nel mio scaffale, in attesa di avere una massa critica da poter pubblicare autonomamente. Per la cronaca i titoli erano “Anche per me” e “In questa piazza”.
Nel frattempo ho inviato un racconto al 36esimo Premio WMI, non si sa mai.
Prossimamente visiterò Expo e chissà che l’occasione non mi ispiri qualche altra storia.


Letture

Ecco le letture di Maggio:

Con l’ultimo respiro – Lorenzo Sartori (impressioni di lettura)
Il quaderno di Didine – Dominique Valton (impressioni di lettura)
Serie “Trainville” – Alain Voudì &co (impressioni di lettura)

Anche questo mese nessuna delle mie letture è stata deludente, ma tra tutte vi consiglio caldamente il racconto di Dominique Valton che mi ha colpito al cuore. Belli anche gli altri, leggete gli articoli che ho scritto per capire se potrebbero fare per voi.

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Impressioni di lettura: Trainville (serie), di Alain Voudì


Articolo unico per raccontarvi le mie impressioni su questa serie di racconti che formano in realtà un’unica storia ambientata nel mondo steampunk di Trainville.

L’epoca è quella tipica dei racconti di questo genere, con un focus sugli Stati Uniti e parecchi elementi che differenziano questo mondo immaginario rispetto a quello reale. Tanto per cominciare la tecnologia sfrutta con successo la “sabbia radioattiva” che si trova in abbondanza in determinati giacimenti americani. Altra caratteristica è la presenza di un grande anello ferroviario, immenso e circolare, sul quale circolano città semoventi assemblate mettendo insieme vagoni di grosse dimensioni. Non sto a raccontare troppi particolari, ci sono molte buone idee e penso che l’autore si sia divertito parecchio a studiare tutte le situazioni e i filoni secondari della storia.

La protagonista principale è una ragazza senza memoria del suo passato, trovata in fin di vita tra le sabbie radioattive del più pericoloso dei giacimenti da un indiano Navajo. I vari ebook della serie seguiranno la sua storia e quella di altri personaggi che di volta in volta le ruoteranno intorno.

I racconti variano da 60 a 100 pagine ognuno e la lettura è piacevole e scorrevole. La narrazione ha qualche elemento di crudezza di tanto in tanto, ma niente di fastidioso o inappropriato rispetto alla trama. Ho spinto la lettura fino al sesto episodio e penso andrò avanti con gli altri (eh be’ voglio vedere come finisce, ammesso che finisca). Anche se non mi dispiace l’idea degli episodi rilasciati nel tempo apprezzo la decisione della casa editrice di raccogliere il primo gruppo di ebook in un cartaceo e suggerisco anzi di fare lo stesso anche in e-book in modo che ci sia la possibilità di risparmiare qualcosa comprando in blocco gruppi di episodi.

Ho affrontato la lettura spinto da un contest della Delos e penso che potrei provare questa estate a mandare un racconto ambientato in questo mondo. Non sono un vero e proprio appassionato dello steampunk, ma è un genere che comunque mi diverte e qualcosa mi sta già ronzando per la testa.

In definitiva una serie interessante, di facile lettura, che si può approcciare assaggiando il primo volume e proseguendo poi se si apprezza il genere.


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Impressioni di viaggio – Spagna 2015 – Alicante


Come ho già spiegato nel post precedente la prima tappa del viaggio ci ha portato a dormire una notte nella città di Alicante. In questo caso possiamo raccontare davvero poco, perché siamo arrivati nel pomeriggio e ripartiti la mattina dopo sul presto.
Nonostante questo posso dire che si tratta di una cittadina di mare molto viva, turistica, allegra (anche troppo se vi piace dormire la notte eheheh).

Abbiamo potuto solo fare un giro per la parte della città più centrale e vicina al mare, visitato il castello (vale la pena anche solo per il panorama), girato per i mercati che intasano intere zone. Il nostro primo impatto con la Spagna in questo viaggio è stato quindi allegro, casinaro e felice.

Al mattino divertente vedere come tutto il casino e lo sporco della notte venga spazzato via a suon di idranti. Sta di fatto che ci si ritrova di nuovo in una città pulita e ordinata. Mi hanno colpito molto alcuni palazzi, il lungomare, la zona più antica dove ci sono i mercatini, le chiese, la commistione tra antico e moderno (vedi il grattacielo).

Facile parcheggiare se si accetta di pagare il prezzo dei parcheggi sotterranei, cosa che consiglio di fare specialmente se si è di passaggio. Sono troppo comodi e si guadagna molto tempo altrimenti da dedicare alla ricerca del parcheggio e allo spostamento. Come ci succederà anche più avanti durante il viaggio, abbiamo invece trovato abbastanza brutte alcune parti dove forse l’edilizia poteva essere più intelligente, salvaguardando meglio la costa e il paesaggio. Dalle foto panoramiche potete farvi un’idea e vedere se la pensate come noi.

Abbiamo passato la notte al Mendez Nunez, l’unica notte in albergo di tutto il viaggio. Non posso dire male di questo albergo, di buono ha il prezzo abbordabile e l’ottima posizione, ma non è un posto dove mi fermerei molte notti. Giudizio insomma positivo, ma senza troppa convinzione.

Volendo riassumere la mia impressione di Alicante in poche parole: allegria, festa, mare.

PS (cliccando la foto dovreste arrivare all’album su Facebook, che dovrebbe essere pubblico)

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